90 + recupero

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Prima di tutto la salute. Perchè lo stop è la scelta migliore, anche delle porte chiuse

La salute prima di tutto, ma l'ordinanza delle porte chiuse mette alle corde soprattutto i dilettanti. Ecco perchè è giusto fermarsi pensando, per adesso, solo all'emergenza

Esattamente 24 ore fa, mentre tutta la Toscana cercava di capire se oltre alla serie D si sarebbero fermati anche gli altri campionati, mi è capitato di messaggiare con alcuni dirigenti. Un presidente e un dirigente-tifoso di un'altra squadra (Prima e Seconda categoria). Argomento della chat il decreto emanato dal Governo con il quale lo sport agonistico, tranne che nella 'zona rossa', poteva proseguire ma a porte chiuse, con controlli sugli atleti e nel rispetto dell'ormai famosa distanza di sicurezza (da uno a 1,82 metri). Al di là del chiedere come è possibile rispettare questa distanza in sport come il calcio e il basket, mi è arrivata questa considerazione.

"Meglio fermarsi per la salute e poi perchè non si rendono conto del danno che ci fanno nel giocare a porte chiuse. Domenica abbiamo lo scontro diretto in casaAllo stadio sarebbero venute normalmente almeno 200 personeSe ci fanno giocare senza pubblico non sanno mica cosa vuol dire per noi. In categorie come queste anche l'incasso di una partita fa la differenza".

A parlare, conoscendo la persona, non è un mecenate. Non è uno di quegli imprenditori a cui un assegno con tre o quattro zeri non fa alcuna differenza, ma anche loro avrebbero giustamente da ridire. I dilettanti e le giovanili (di ogni sport, maschile o femminile) hanno al timone in primis volontari. Spesso si tratta di pensionati o comunque di persone con un pizzico di tempo libero in più da dedicare alla società del quartiere o del paese. Certo ci sono anche imprenditori, con il primo pensiero ogni mattina di mandare avanti l'azienda di famiglia e poi l'hobby dello sport. Dirigenti che a fine stagione se mancano soldi per chiudere in pari il bilancio si frugano in tasca, nascondendo alla moglie di aver pagato 100-200-500 euro per aver fatto divertire qualcuno su un campo da gioco.

Provate solo ad immaginare cosa avrebbe voluto dire arrivare al 26 aprile senza incassi e con un medico da pagare (giustamente) per monitorare gli atleti. Alzi la mano chi tra Eccellenza, Promozione, Prima, Seconda e Terza categoria ha nell'organigramma della propria società un medico. Nella migliore delle ipotesi c'è un laureando in professioni sanitarie, un massaggiatore prestato con qualche nozione in più e così via...

Fermarsi era l'unica e migliore soluzione, per tutti. Anche perchè che senso avrebbe avuto chiudere le scuole per evitare i contagi e proseguire con le discipline sportive? Quale società dilettantistica ha spogliatoi così ampi da garantire il rispetto della distanza di sicurezza?

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In un Paese alle prese con un'emergenza così estesa, con gli ospedali da preservare, con l'economia che soffre e rallenta, lo sport può giustamente andare, non in secondo, ma in terzo piano. Il 16 marzo se ne riparlerà, ma viene da chiedersi quanto e cosa potrà cambiare per quella data, visto che il decreto resta in vigore fino al 3 aprile.

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Appassionato di sport in generale anche se il calcio e l'amaranto restano il primo amore.

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