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Pierino Montagna e il "sogno" di un giovane. La nipote Daniela: "Mai stato un partigiano, lo fermarono prima"

Avrebbe voluto arruolarsi come partigiano ma la madre glielo impedì. La storia di Pietro Montagna, Pierino come lo chiamavano i suoi cari, è quella di un giovane come tanti altri. Un ragazzo stroncato nel fiore degli anni da un gruppo di...




Avrebbe voluto arruolarsi come partigiano ma la madre glielo impedì.
La storia di Pietro Montagna, Pierino come lo chiamavano i suoi cari, è quella di un giovane come tanti altri. Un ragazzo stroncato nel fiore degli anni da un gruppo di fascisti.

Era il 19 marzo 1944. E quel giovane con lo sguardo già duro e fiero esalò il suo ultimo respiro a Giovi, un piccolo angolo di mondo tra l'Arno e il Chiassa.
Qui le sue spoglie hanno riposato per 73 anni, accudito da Lilia Mennini che su quella tomba non ha mai fatto mancare un mazzo di fiori freschi accompagnandoli da una preghiera. Per la gente del paese era il milite ignoto. Il ragazzo ucciso alla stazione dai fascisti. Nessuno era riuscito a dargli un nome. Nessuno fino ad oggi.

Lo scorso 25 aprile la comunità di Giovi ha reso omaggio a Pietro Montagna con una lapide posta sul muro della stazione ferroviaria. Lì dove oltre 70 anni fa venne ucciso. Le sue spoglie, come noto, sono state recentemente identificate e presto verranno riconsegnate alla famiglia di origine.



Daniela, unica nipote del compianto Pierino, avrà il compito di dare degna sepoltura a quel giovane che, dopo lunga attesa, potrà tornare a casa propria e riposare nell'Oltrepò' pavese.


"Mi chiamo Daniela Montagna e sono l'unica nipote e l'ultima componente del nucleo familiare di Pietro Montagna detto Pierino ed ho il dovere morale urgente di precisare quanto segue. Alla cerimonia ero presente io e la signora Lilia Mennini, che per oltre settant'anni si è presa cura della tomba di Pierino e che perciò io ho voluto al mio fianco.



Il test dna è stato difficoltoso ma ha richiesto sei mesi e non un anno. Avremmo avuto l'esito in questi giorni.
Al momento dell'uccisione mio zio non era in divisa ma indossava i suoi abiti borghesi, come risulta dalle testimonianze raccolte a Giovi e dalla descrizione della sua salma, stilata dal medico subito dopo il decesso e contenuta negli atti del processo a carico dei suoi uccisori.

Pietro Montagna prima di arruolarsi come volontario per ubbidire alla madre, aveva tentato di unirsi alle prime bande partigiane dell'Oltrepò Pavese, la sua terra. La madre, vedova, sola e spaventata dalle pressioni del Secherheit Abteilung, lo aveva cercato e riportato a casa. I suoi amici coetanei non si arruolarono e, nel '45, entrarono a far parte delle Brigate Partigiane locali partecipando alla Liberazione. Su richiesta di Carnesciali ho scritto le memorie di mio zio Pierino e le ho intitolate: "Il sogno partigiano". Per correttezza e onestà nel mio lavoro ho dichiarato, e lo dichiaro tuttora, che Pierino non è mai stato un partigiano perché è stato fermato prima.
Chi lo ama e lo rispetta lo riconosce come tale. Risulta difficile pensare che Pierino, che era in compagnia di un noto partigiano, volesse solo disertare. Devo queste precisazioni a Pietro Montagna, a Roberto Carnesciali, che gli ha ridato nome e dignità e alla comunità di Giovi, che lo ha onorato per un tempo storico e che ha voluto salutarlo, prima del suo imminente ritorno nella sua terra dedicandogli la celebrazione del 25 aprile".


Daniela Montagna

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