E' ora di ripensare al presidenzialismo. Le riflessioni di Stefano Pasquini

Gli stati europei, le crisi politiche, il presidenzialismo. L'avvocato Stefano Pasquini ci fornisce numerosi spunti di riflessione in questa lettera che ha inviato alla nostra redazione: Tutte le maggiori nazioni europee stanno attraversando...

Gli stati europei, le crisi politiche, il presidenzialismo. L'avvocato Stefano Pasquini ci fornisce numerosi spunti di riflessione in questa lettera che ha inviato alla nostra redazione:

Tutte le maggiori nazioni europee stanno attraversando una grave crisi politica. Tutte tranne la Francia: è un caso?

In Germania governa la grande coalizione da ben due legislature. Questo perché le elezioni non producono un vincitore (nessuno conquista la maggioranza in parlamento) e quindi i due maggiori partiti sono costretti a governare assieme. Dunque il sistema elettorale tedesco non funziona più.

Proprio per questo in Italia si è pensato di adottarlo: geniale vero? (l’ipotesi è poi abortita).

In Spagna governano i democristiani ma con l’appoggio dei socialisti. In Inghilterra la May non ha la maggioranza in parlamento.

In Italia ormai non si ricorda da quando non governa un esecutivo eletto dai cittadini.

Bisogna chiedersi allora qual è il vero motivo di questa crisi delle democrazie europee. Quale la ragione profonda per cui i sistemi elettorali non sono più capaci di produrre maggioranze in parlamento.

La risposta a mio avviso è la seguente: le società europee sono ormai molto complesse, piene di gruppi sociali eterogenei che producono una miriade di partiti e movimenti.

Fino agli anni settanta non era così. La società era più semplice: c’era la classe operaia, gli imprenditori e la classe media che era attratta parte a sinistra e parte a destra.

Quindi i partiti maggiori erano due (Francia, Inghilterra, Spagna) oppure tre (Germania). L’Italia poi era un caso a parte per via della questione comunista.

La semplicità del sistema politico era lo specchio della semplicità della società civile.

Adesso invece è tutto complicato: i ceti deboli sono frastagliati, affiorano le identità territoriali, ogni ceto sociale ha la sua organizzazione, emergono nazionalismi e populismi.

Di fronte a questa complessità i vecchi sistemi elettorali mostrano la corda. C’è assoluto bisogno di leggi elettorali che producano governi stabili.

In teoria quale sistema più democratico del proporzionale? Ad ognuno in base al proprio voto. Perfetto.

Se applicato alla caotica moderna società europea però il proporzionale produce ingovernabilità.

Allora ai proporzionalisti, che accusano tutti gli altri di essere antidemocratici, rivolgo questa domanda: se le nazioni sono ingovernabili, chi comanda veramente?

È chiaro: comandano i grandi gruppi economici e finanziari.

Come si fa a non capire che oggi le istituzioni democratiche sono già deboli di per sé di fronte alle grandi multinazionali dell’economia e della finanza?

Sarà meglio essere governati da un presidente eletto o dai fondi internazionali di investimento?

Oggi il mondo è dominato dalle società finanziarie, che, spostando con un clic enormi quantità di denaro, in un attimo sono capaci di far fallire stati, di deprimere interi popoli, di determinare ascesa e crisi di gruppi industriali.

In mezzo a questi vasi di ferro le istituzioni democratiche possono sopravvivere solo se diventano efficienti, semplici e veloci.

Inoltre in società complesse come quelle di oggi, i cittadini non devono eleggere solo i parlamenti ma anche i governi.

I partiti classici infatti non esistono più e quindi l’elezione dei governanti deve essere diretta.

Se i cittadini eleggono solo i parlamenti poi la scelta dei governi diventa appannaggio di gruppi di potere non ben identificabili e fuori dal controllo democratico.

In questo senso quale miglior sistema del presidenzialismo?

È un modello semplice, immediato, che consente la scelta di una persona investita di una chiara responsabilità.

È il sistema attualmente in vigore nei comuni: l’elezione diretta dei sindaci, che ha prodotto amministrazioni stabili ed efficienti.

Nei comuni è un modello democratico mentre a livello nazionale è antidemocratico?

In Italia l’introduzione del presidenzialismo (modello francese abbinato a collegi a doppio turno) sarebbe una vera e propria rivoluzione, perché obbligherebbe un cambiamento radicale di classe dirigente. Viene eletto il candidato presidente più bravo, ma anche nei collegi si vince solo se si presentano candidati preparati. Per questo i partiti non vogliono questo sistema: preferiscono continuare ad eleggere candidati in listini intoccabili, appannaggio degli amici, fedeli e mediocri.

Non lo vogliono soprattutto i burocratici dei palazzi romani, quelli che dominando Camera, Senato, Presidenza della Repubblica, Corte Costituzionale e Governo, danno sempre vita al solito balletto di veti incrociati che sta distruggendo il nostro paese.

Clamorosi poi sono stati gli ultimi interventi della Corte Costituzionale, che vuole tenere il paese inchiodato ad un proporzionalismo anacronistico e retrivo. La Corte Costituzionale è diventata ormai l’usbergo della conservazione.

A oltre settant’anni dalla caduta del Fascismo, si può dire che ormai la Corte Costituzionale ha esaurito il proprio ruolo e va abolita?

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Ma torniamo al Presidenzialismo.

Si potrebbe utilizzare l’anno che manca alla fine della legislatura per introdurlo? Invece di continuare ad attardarsi nella sterile ricerca di una legge elettorale miracolosa? In modo da far uscire il nostro paese dalla palude nella quale è precipitato?

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