L'ultima testimonianza pubblica di Liliana Segre. Applausi e commozione a Rondine

Diretta dell'evento dalla Cittadella della Pace: oltre alla senatrice a vita, presente il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e tutte le massime autorità dello Stato

 

E' intitolata "Grazie Liliana!" l'ultima testimonianza pubblica di Liliana Segre alle scuole italiane e ai giovani del mondo. Oggi da Rondine, Cittadella della Pace, poco fuori Arezzo, la senatrice racconta per l'ultima volta in pubblico la propria toccante esperienza della deportazione nei campi di concentramento vissuta da ragazzina. Tra le istituzioni presenti, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e il presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico oltre ad un’ampia rappresentanza del Consiglio dei Ministri. Tra gli altri interventi previsti quelli di Gaetano Manfredi, ministro dell’Università e della Ricerca; Stefania Giannini, vicedirettrice dell'Unesco con delega all'educazione; Noemi Di Segni, presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane; Luigi Di Maio, ministro degli Affari Esteri e della cooperazione; Luciana Lamorgese, ministra dell’Interno; il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Lucia Azzolina, ministro dell’Istruzione.

ArezzoNotizie ha seguito in diretta l'appuntamento con un live, video e aggiornamenti costanti. Ultimo aggiornamento alle 12,15. Le immagini soprastanti sono di Rondine Cittadella della Pace.

La cronaca

12,05 - Gli ultimi pensieri per Liliana Segre: una lettera da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E poi il saluto dei ragazzi di Rondine.

12,01 - Chiusura con l'intervento della Ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina che annuncia il concorso rivolto a tutti gli studenti italiani dal titolo: "Voltati, Janine vive!". "A nome di tutto il mondo scolastico, grazie Liliana!", ha detto.

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11,58 - Applausi scroscianti da parte di tutta la sala. Tutti in piedi per LIliana Segre.

11,55 - "Uno dei carcerieri lasciò la pistola, la divisa. Eravamo alla fine. Pensai di prendergli quella pistola e sparargli, perché ero carica di odio e rancore. Ma non lo feci, capii che non potevo uccidere una persona. Ero diversa da loro".

11,47 - "Le prime persone che incontrammo erano dei ragazzi francesi, che erano stati prigionieri di guerra. Ci dissero: chi siete? E noi: ragazze ebree. Non ci credevano, perché eravamo irriconoscibili. Ebbero pietà di noi. Ci dissero: resistete, i nazisti stanno perdendo la guerra. Una notizia da perdere la testa. Era primavera, c'era l'erba nei prati. Succhiai la clorofilla. ERo senza energia".

11,43 - "Chi è disperato fa di tutto per salvarsi. Chi ha fame pensa solo a quello. Noi eravamo come bestie quando mangiavamo. Io amavo molto i cavalli, ma trovammo un cavallo morto e ci attaccammo alla carne dell'animale con le unghie e con i denti. Eravamo orribili, ma volevamo vivere. Durante questa marcia incontrammo solo letamai e cavalli morti. Dov'erano gli uomini? Non li incontrammo".

11,41 - "I russi si stavano avvicinando, era il gennaio del '45. E iniziò la 'marcia della morte'. Dovevamo camminare, una gamba davanti all'altra, con i piedi piagati. Chi si accasciava veniva finito con un colpo in testa".

11,39 - "Ho convissuto con carcerieri che si credevano superiori, che pensavano di appartenere a una razza migliore. Non ho perdonato, non ho dimenticato. Non sono riuscita a farlo".

11,35 - "Conobbi Janine, una ragazza francese, con cui condividevo il lavoro. In un macchinario si tranciò due falangi della mano, che riuscì a suturare in un qualche modo. Ma la menomazione le costò la vita, fu mandata al gas perché inabile al lavoro. Io fui orribile nei suoi confronti, non feci nulla, estraniata. In quel momento ero solo una prigioniera che si era salvata".

11,33 - "Ci portavano nelle docce, ci denudavano e ci osservavano le Kapò. Un giudice stabiliva con un gesto se potevamo essere adatta ancora al lavoro oppure no".

11,29 - "La notte? Dormivamo. Per la stanchezza e per non sentire i lamenti di quelli che venivano mandati al gas. Io non volevo vedere, non volevo sapere chi andava al forno crematorio. Ero diventata egoista. Senza emozioni, senza più seno, senza mestruazioni, spesso senza mutande. Quando si toglie l'umanità dalle persone, bisogna estraniarsi per sopravvivere. Nessuno si suicidava, tutti sceglievamo la vita in quel luogo di morte". 

11,27 - "Mi ricordo il primo giorno di lavoro da operaia-schiava. C'erano uomini che facevano lavori molto più duri di noi donne. Iniziai a chiedere che fine aveva fatto mio padre. Poi smisi, avevo capito che non l'avrei mai più visto".

11,22 - "Per una mente normale non era concepibile un posto così. Iniziò la schiavitù. Io non ho mai raccontato tutti i dettagli dei campi della morte. Però alcune cose vanno dette. Eravamo sole, non eravamo più persone, eravamo disumane: eravamo quello che i nostri aguzzini volevano. Avevamo solo il nostro corpo, che dimagriva sempre di più. Non avevo amici, sceglievo la solitudine. Non era il mio carattere: ma dopo aver perso mio padre, avevo paura di perdere un'amica. Ma con il passare del tempo si sviluppò una 'vicinanza' con le altre persone, che vedevi condividere la tua vita, la tua stessa coperta, che dimagrivano insieme a te".

11,21 - "Ci spogliarono, tra le risatine dei soldati. Conobbi le altre, di Genova, di MIlano. Eravamo italiane, ma cosa ci facevamo là?".

11,19 - "'D'ora in poi voi sarete un numero'. Io ero 75190 lo dovevo imparare a memoria in tedesco, subito. Era questione di vita o di morte, se non si rispondeva al richiamo del proprio numero in tedesco. Dovetti dire addio al mio nome".

11,17 - "Attraversai il famoso cancello. Cos'è questo posto? Tutte queste donne rasate? Non avevo ancora letto Dante, perché facevo la seconda media. Ma eravamo delle dannate".

11,14 - "Nessuno poteva credere che era 'quel' momento: un tribunale con un credo di odio decideva chi scegliere. Tu sì, tu no"

Ore 11,09 - "Fummo caricati con violenza sui vagoni nel famigerato Binario 21, dai nazisti ma soprattutto da zelanti fascisti che collaboravano. Il vagone era terribile, senza luce, senza accqua. C'era un secchio e c'era la paglia. Il viaggio durava una settimana. C'erano dei pianti continui. Poi ci fu il silenzio. Un silenzio solenne, la presa di coscienza di quello che si stava per succedere. Arrivai ad Auschwitz il 6 febbraio '44, obbligata a scendere a bastonate".

Ore 11,07 - Un giorno in carcere un ufficiale tedesco entrò con un elenco di 600 persone, tra cui io: dovevamo partire per 'ignota destinazione'. In carcere lasciai uomini che ci dicevano: 'Non avete fatto niente'. Poi incontrai per due anni solo mostri".

Ore 11,03 - "Entrai da sola nel carcere di Varese a 13 anni. Con un grande 'perché' senza risposta. Poi entrai nel carcere di Como e in quello di San Vittore".

Ore 10,59 - "Io so cosa significa essere richiedente asilo ed essere respinta per aver trovato un uomo che obbediva agli ordini. Successe in Svizzera, cercavamo di sottrarci alla deportazione: quest'uomo non credette alla nostra storia e alla nostra disperazione. Ci riportò indietro in Italia. Fummo arrestati dai Finanzieri italiani in camicia nera. Camminanno da prigioneri in quella montagna su cui eravamo saliti pieni di speranza".

Ore 10,57 - "Come ebrei eravamo tranquilli in Italia, nonostante le leggi severi e umilanti fasciste. Ma dopo l'8 settembre si inizò a parlare di deportazione".

Ore 10,55 - "Iniziò un'escalation di paura. C'era la guerra, lasciai la casa. C'erano le bombe, i razionamenti. Ma era un destiono conune a tutti gli italiani".

Ore 10,54 - "Ricordo bene il giorno in cui cambiò tutto: quando i miei genitori mi dissero che non potevo andare più a scuola. Perché? Chiesi. E mi dissero che gli ebrei non erano più ammessi. Era la legge"

Ore 10,53 - "Può sembrare strano ai giovani - dice sorridendo - ma anche io sono stata giovane. Un giorno nella mia vita di bambina e poi di ragazza scoprii all'improvviso di essere diventata 'l'altra'".

Ore 10,51 - Parola a Liliana Segre

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Ore 10,43 - Il saluto di Franco Vaccari, presidente di Rondine.

Ore 10,39 - Breve intervento in video collegamento del presidente del Parlamento Europeo David Sassoli: "Ora tocca ai giovani".

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Ore 10,36 - Parla il premier Giuseppe Conte: "Questa testimonianza non finirà qui!"

Ore 10,33 - Parola al presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico. "Grazie Liliana!", ha detto al termine di un intervento breve e commosso.

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Ore 10,30 - Prende la parola la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati: "Grazie per la testimonianza dell'orrore". Nel finale un appello ai giovani affinché siano in grado di interpretare al meglio il ruolo di portatori di testimonianza.

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Ore 10,26 Il saluto di alcuni ragazzi di Rondine alla senatrice: saranno loro a raccogliere l'eredità di Liliana Segre.

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Ore 10,16 - La testimonianza di Liliana Segre è introdotta dal giornalista Ferruccio De Bortoli, che già in passato ha partecipato come moderatore ad eventi di questo tipo. "E' l'ultima volta e sono emozionato anche io", ha detto.

Ore 10,15 - Ingresso di Liliana nel padiglione delle conferenze, da dove parlerà la senatrice: tutti in piedi ad applaudire.

Ore 10,03 - Inaugurazione dell'Arena di Janine. Franco Vaccari, fondatore di Rondine, assieme a Liliana Segre, al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, al presidente della Camera Roberto Fico, al cardinale Gualtiero Bassetti e al ministro degli Esteri Di Maio tagliano il nastro del nuovo spazio di Rondine.

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Ore 9,54 - L'arrivo delle autorità: nella foto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e la Ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina

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