Incendio alla Raetech di Foiano. Il punto sulle emissioni ed il raggio di ricaduta secondo l'analisi dell'Arpat

A quattro giorni dall'incendio alla Raetech di Foiano della Chiana l'Arpat fa il punto della situazione e spiega le analisi condotte per quantificare le ricadute sull'aria ed il terreno e ne diffonde la mappa. Sul fronte dell'incendio che si è...

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A quattro giorni dall'incendio alla Raetech di Foiano della Chiana l'Arpat fa il punto della situazione e spiega le analisi condotte per quantificare le ricadute sull'aria ed il terreno e ne diffonde la mappa.

Sul fronte dell'incendio che si è sviluppato il 19 luglio un uno dei due capannoni di 1700 m2, dove non erano contenuti rifiuti pericolosi, sono intervenuti fin da subito, oltre che i vigili del fuoco anche i tecnici dell'Arpat di Arezzo che hanno verificato che in quel sito specifico si svolgevano le principali attività di gestione e recupero, quali deposito preliminare, triturazione, selezione densitometrica e magnetica, separazione delle parti plastiche e gommose e dei metalli ferrosi e non visto che in generale la Raetech si occupa di recupero e smaltimento di rifiuti speciali pericolosi e non, prevalentemente rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.

I tecnici sul posto hanno individuato nel motore del nastro trasportatore il punto da dove è partita la prima scintilla a causa di un corto circuito. Da qui le fiamme si sono propagate provocando il crollo parziale della copertura che non conteneva amianto. Le fiamme sono state spente intorno alle ore 14,30 del 19 luglio ed i Vigili del Fuoco hanno dichiarato inagibile l'immobile chiedendo l'effettuazione di approfondite verifiche strutturali e strumentali per ripristinare le originarie condizioni di sicurezza.

Il Settore Modellistica previsionale di ARPAT ha redatto uno studio diffusionale per individuare le aree maggiormente interessate dalle potenziali ricadute dalle sostanze rilasciate in atmosfera dai fumi dell'incendio, anche al fine di valutare l’opportunità di campionare i vegetali a foglia larga. La seguente figura schematizza la zona di possibile ricaduta:

La relazione tecnica stilata dall'Arpat, mette insieme tutti i fattori:

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Considerata la modesta durata dell'evento, la quota del punto di emissione e le condizioni meteorologiche, l'area individuata è stata ritenuta rappresentativa delle zone più interessate dalla deposizione delle potenziali sostanze rilasciate nel corso dell’evento. Utile pertanto ad orientare eventuali prelievi in situ di matrici vegetali (tipicamente: ortaggi o piante a foglia larga idonee alla valutazione delle possibili ricadute) onde verificarne l’eventuale livello di contaminazione potenziale attribuibile all’incendio (tipicamente: diossine e furani, PCB DL, Idrocarburi Policlici Aromatici (IPA)). Al di fuori di tali zone, sulla base delle conoscenze ed esperienze pregresse, ARPAT ritiene di escludere la possibilità che le deposizioni dei fumi dell'incendio possano aver prodotto un deposito di microinquinanti organici sui vegetali a foglia larga, tali da far superare il livello precauzionale previsto dalla normativa europea per alcuni prodotti alimentari. A scopo cautelativo il Sindaco ha adottato l'ordinanza (n. 116 del 20/7/2016) che vieta la raccolta e consumo di frutta, verdura, ortaggi ed altri prodotti agricoli di qualsiasi genere, coltivati nel raggio di 700 m dal luogo in cui si è verificato l’incendio. Per lo stesso motivo, all’interno delle zone di ricaduta individuate dalla mappatura, l'Azienda USL Toscana Sud Est (ex USL 8) ha prelevato campioni di vegetali a foglia larga sui quali sono in corso le analisi del laboratorio di ARPAT i cui risultati saranno resi disponibili nei tempi tecnici necessari per le valutazioni da parte della Azienda sanitaria.

E' stata esclusa la presenza di amianto sia fra i rifiuti che nella struttura.

Le acque utilizzate per lo spegnimento dell'incendio sono state raccolte e inviate a smaltimento tramite ditta autorizzata.

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