Mercoledì, 28 Luglio 2021
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Come funziona la donazione di ovuli

Le tecniche di riproduzione assistita sono in continua evoluzione. I progressi nei trattamenti hanno consentito a molte persone non in condizioni di procreare di avere dei figli. I problemi di fertilità nelle donne, nella maggior parte dei casi...

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Le tecniche di riproduzione assistita sono in continua evoluzione. I progressi nei trattamenti hanno consentito a molte persone non in condizioni di procreare di avere dei figli. I problemi di fertilità nelle donne, nella maggior parte dei casi, sono dovuti all'età. Dai 35 anni in poi, gli ovuli perdono di qualità e diventa più difficile restare gravide.

A seguito dello stile di vita attuale, della situazione lavorativa e di quella sociale, il momento per formare una famiglia è stato posticipato. Le persone si riproducono sempre più tardi, il che complica la situazione. In questi casi, è frequente la necessità di ricorrere a qualche tipologia di fecondazione assistita. Il gruppo IVI offre ottimi risultati, solo al primo tentativo ha un tasso di successo di gravidanza superiore al 50% nelle tecniche con ovuli propri e di oltre il 70% nei casi di donazione di ovuli. Se la donna ha smesso di generare ovuli validi, la scelta migliore a cui ricorrere per rimanere incinta è quello di ricevere gli ovuli da una donatrice.

La donazione di ovuli non è facile come quella di sperma, si tratta di una procedura abbastanza semplice, ma richiede maggior attenzione e maggior impegno. La donatrice dovrà sottoporsi a un'ecografia, a una serie di esami medici, ginecologici, analitici e psicologici, per verificare che tutto funzioni correttamente. È necessario che abbia un'età compresa tra i 18 e i 35 anni, in quanto maggiore è l'età, maggiore è la difficoltà di trovare ovociti sani.

Se la donatrice supera le prove, gli ovuli verranno preparati per l'estrazione attraverso una tecnica di stimolazione ovarica, tra i 10 e 12 giorni prima del prelievo. L'operazione dura appena 20 minuti, avviene per via vaginale e in sedazione. Dopo un recupero di 2 o 3, la paziente potrà tornare a casa con le indicazioni di dimissione fornite dal medico, e l'ovulo resterà disponibile per essere successivamente fecondato e impiantato. Gli effetti collaterali per la donatrice sono di solito minimi, ma il procedimento nel suo complesso può risultare fastidioso, e per questo riceve una contropartita economica secondo quanto disposto dalla normativa vigente.

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