"A San Zeno non si brucia la spazzatura. Chi parla dell'impianto, si documenti"

Lettera aperta del presidente di Aisa Impianti, Giacomo Cherici: "Le troppe inesattezze attorno a temi di ecologia industriale fanno male in primis all’economia circolare e all’ambiente"

Lettera aperta del presidente di Aisa Impianti, Giacomo Cherici.

Le troppe inesattezze attorno a temi di ecologia industriale fanno male in primis all’economia circolare e all’ambiente per questo desidero richiamare l’attenzione sulla necessità di non diffondere notizie prive di fondamenti specialmente quando si rappresentano le comunità locali. Occorre quindi ribadire alcuni passaggi importanti.

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Il contesto

Aisa Impianti ha un progetto di sviluppo che si ispira alle “best available tecnologies” nord europee, per garantire l’autosufficienza di trattamento rifiuti del territorio aretino. 

Ciò significa proteggere la nostra comunità dall’emergenza rifiuti. Tutti noi vediamo cosa succede a Roma, dove l’assenza di impianti ha garantito solo rifiuti per le strade e tariffe stellari. Una comunità in forte sofferenza, al contrario delle nostre dove abbiamo le tariffe tra le migliori della Toscana.

Andiamo però al nocciolo delle questioni perché stiamo affrontando “una svolta ambientale e moderna” che non peserà sulle tariffe appena citate. 

Progetto vecchio? Nuovo? Raddoppio?

Chi sostiene che il progetto di Aisa Impianti Zero Spreco è vecchio sbaglia perché il progetto vecchio era quello del 2010, del piano industriale dell’Ato 7, approvato da tutte le Amministrazioni di allora, presente nel bando di gara vinto da Sei Toscana, che prevedeva un inceneritore 4 volte più grande dell’attuale. Altro che raddoppio. Quello sarebbe stato l’inceneritore per i rifiuti di mezza Toscana. Non il nostro che ricordo essere una centrale di recupero dedicata esclusivamente al territorio.

Costa troppo o costa poco?

Chi sostiene che l’investimento è garantito se si raggiungono 75 mila tonnellate da bruciare sbaglia. Basta leggere il progetto per vedere che l’investimento è garantito da 15 mila tonnellate di scarti in più dell’attuale, ovvero a 60 mila. Non è un raddoppio a meno che la matematica sia un’opinione. E’ importante sapere che tutti i comuni soci hanno autorizzato l’Azienda a procedere con la clausola che le tariffe di conferimento restino inalterate. Altrimenti non se ne sarebbe fatto nulla.

Raccolta differenziata o impianti?

Sostenere oggi che una moderna impiantistica è alternativa alla raccolta differenziata è un errore. Il territorio servito, comune di Arezzo compreso, deve arrivare al 70% di raccolta differenziata e l’impianto serve proprio a questo. Senza potenziare il reparto di compostaggio possiamo scordarci il recupero dell’organico e quindi il 70% di raccolta differenziata. In assenza della nuova fabbrica di materia per recuperare plastica, vetro e lattine è inutile raccogliere separatamente perché la distanza degli impianti vanifica tutto sia ambientalmente che economicamente. Non adeguare la centrale di San Zeno aumenterebbe il trasporto dei rifiuti. 

Si brucia la spazzatura o lo scarto?

Il “reparto forno” deve servire a recuperare energeticamente solo gli scarti che non possono essere recuperati come materia. Non si brucia la spazzatura. C’è una bella differenza. Se oggi venisse presentato un progetto per realizzare un forno per bruciare la spazzatura, quindi un inceneritore, verrebbe cestinato tempo zero perché è vietato dalla legge. Quindi chi parla di inceneritori e raddoppi da informazioni sbagliate. 

Quali esempi?

Zero Spreco non ha inventato nulla progettando tale modello virtuoso, ma ha preso esempio da città come Copenaghen e Vienna, note nel mondo per la loro attenzione all’ambiente, con percentuali di raccolta differenziata superiore all’80% insieme a termovalorizzatori che recuperano solo gli scarti della raccolta differenziata, come l’impianto di San Zeno. 

Impatto sulla salute e studi epidemiologici

Chi porta ad esempio l’indagine epidemiologica Life+ e la teoria “rifiuti zero”, evitando accuratamente di venire a prendere visione del progetto è rimasto indietro e non ha nemmeno letto lo studio che cita, perché altrimenti si sarebbe reso conto che da nessuna parte del voluminoso documento l’Impianto di San Zeno viene identificato come la causa di alcunché. L’Azienda ha però volontariamente continuato lo studio iniziato con il Progetto Life, fermo ai dati del 2010, continuando l’indagine epidemiologica con dati più recenti confermando l’assenza di patologie. Confrontarsi con i propri tecnici è un dovere, noi siamo sempre a disposizione.

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La partecipazione

Zero Spreco ha organizzato, oltre agli innumerevoli corsi e incontri con tutta la cittadinanza, scuole, ordini professionali, club service, gruppi sportivi, associazioni del territorio, anche un “tavolo dei suggerimenti” dove siedono giornalisti, medici per l’ambiente, medici pediatri, ingegneri, associazioni varie tra cui anche Caritas proprio per condividere il lavoro dell’Azienda. Dispiace che tutti coloro che oggi ci criticano, sebbene in pochi, non abbiano mai trovato il tempo e la voglia di partecipare ad almeno una delle nostre iniziative, anche se espressamente invitati, e non siano mai voluti venire a rendersi conto che ciò che criticano è universalmente riconosciuto come un’eccellenza del territorio aretino, altrimenti la Rai e Linea Verde non gli avrebbe dedicato una puntata. Concludo invitando caldamente chi affronta temi così importanti e delicati a documentarsi correttamente per non rischiare di generare danni alla comunità locale e a venire a visitare l’mpianto di recupero integrale di San Zeno prima di criticarlo.  

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