Sabato, 25 Settembre 2021
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Cgil, Cisl, Uil, Arci e Acli provinciali: no all'ordinanza del Comune di Sansepolcro su accattonaggio

Di seguito la nota stampa che porta la firma di Cgil, Cisl, Uil, Arci e Acli riguardante l'ordinanza entrata recentemente in vigore nel Comune di Sansepolcro. L'accattonaggio è uno dei segni evidenti del disagio sociale. In ogni città, in ogni...

Di seguito la nota stampa che porta la firma di Cgil, Cisl, Uil, Arci e Acli riguardante l'ordinanza entrata recentemente in vigore nel Comune di Sansepolcro.

L'accattonaggio è uno dei segni evidenti del disagio sociale. In ogni città, in ogni angolo del mondo. Di fronte ad esso si può essere mossi dalla solidarietà e quindi dalla ricerca di soluzioni che rendano meno pesante e drammatica la vita di queste persone. Oppure si può essere mossi da altro e quindi fare una scelta precisa: cacciarle. Il comune di Sansepolcro non ha avuto dubbi. La sua recente ordinanza vieta non solo l'accattonaggio "molesto" ma anche quello "non molesto o minaccioso" in quasi tutta la città. Forse, leggendo bene l'ordinanza, si trova qualche campo abbandonato e isolato dove è possibile chiedere aiuto e carità

L'Amministrazione comunale si è ispirata e trae forza dal decreto Minniti Orlando , trasformato in legge con mozione di fiducia il 12 aprile scorso. Al di là del linguaggio burocratico, il messaggio che il Comune invia ai cittadini realizza un'equivalenza tra i due tipi di accattonaggio che descrive come diversi ma vietandoli, entrambi, nella sostanza. Le ragioni? Si minaccia l'incolumità e la sicurezza dei cittadini, s'impedisce la fruizione di spazi pubblici, si molestano i passanti, si minacciano atteggiamenti ritorsivi verso persone e veicoli, si arreca disturbo all'arredo urbano. Si aggiunge che la città di Sansepolcro è meta turistica e che la presenza di persone che fanno accattonaggio, disturba la lieta immagine che i turisti si sono fatti della città.

Sansepolcro, in questo senso, accoglie e rilancia la "filosofia" del decreto governativo, sovrappone sicurezza e decoro urbano, criminalizza la marginalità sociale con l'antistorica illusione di tenere fuori dalle mura i problemi sociali, alimenta la pancia del malcontento e deprime il cervello della razionalità e il cuore della solidarietà.

L'ordinanza del Comune di Sansepolcro è ingiusta perché colpisce le persone non per quello che fanno ma per quello che sono. Ma è anche sbagliata e pericolosa perché non risolve il problema che ha di fronte e crea l'illusione che la soluzione sia l'allontanamento dei poveri e degli stranieri ancora più poveri dai luoghi che si considerano "riservati".

La soluzione dei problemi di disagio sociale non è la "cacciata dell'accattone". Invece di provvedimenti di polizia municipale, il Comune potrebbe avviare un dialogo con sindacati e associazioni per trovare una soluzione che sia realmente efficace e frutto della cultura della solidarietà e non di quella dell'emarginazione.

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