Alò! Storia della più celebre parola aretina

L'espressione è diventata un brand, usata anche dalla Nutella

In una giornata, l'aretino medio potrebbe pronunciare quest'espressione una cinquantina di volte senza rendersene conto. Il parlato quotidiano ne è talmente permeato da non permettere più la scissione di questo termine da alcune espressioni, ormai consolidate. Il significato? Ampio. Come si conviene alla parola più popolare di Arezzo e dintorni, ormai da decenni (secoli?): "Alò" è infatti un'interiezione, un richiamo, un intercalare, un saluto, una premessa, una sentenza. Con ogni probabilità retaggio della presenza francese sul territorio.

L'etimologia 

Ma quale è l'esatta etimologia del termine? La Treccani online recita:

Variante di allò (o più esattamente riproduzione della pronuncia fr. di allo: v. allo2), usata anche come voce generica di richiamo, o per apostrofare, con vario tono, una o più persone: alò! vogliamo andare?alò! a che gioco giochiamo?

La Slangopedia dell'Espresso scrive:

Ad Arezzo si usa molto spesso la parola alò, probabilmente derivata dal francese allons=andiamo, che è infatti il suo significato. Viene posta spesso alla fine di una frase o per cominciarne una, es: "Alò, vado a casa" (proposta da Carlo Gallorini)

Il blog sul dialetto aretino di Mario Palazzini aggiunge:

ALÒ  1) I° pers. pl. del pres. indic. andiamo, 2) esortazione del tipo su, via. Dal franc. allons = andiamo, con caduta delle consonanti finali e degem. di L. È presente anche la II° pers. pl. ALÉ dal franc. allez, con le stesse caratteristiche.  Pron. alò, alé.

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Un marchio di fabbrica

Ormai Alò è diventato un brand. Ci sono maglie e felpe con la scritta stampata nei mercatini di Natale, è il nome di almeno un bar e di una paninoteca in città, addirittura la Nutella, tre anni fa, fece un'edizione limitata del vasetto più celebre di crema spalmabile, personalizzandola con l'espressione per i supermercati della provincia. E c'è una pagina facebook che conta ben 13mila like.

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