Unica donna nella sfida per il Comune, Laura Bottai. "Priorità al lavoro, anche con i fondi europei"

La 'pasionaria' di questa campagna elettorale ha deciso di candidarsi per portare i valori femminili e femministi al centro dell'attenzione

Laura Bottai, 65 anni, pensionata dopo una vita come dipendente di società del trasporto pubblico locale, cavrigliese di residenza, ma molto presente nella città di Arezzo, è l'unica donna candidata a sindaco per il Comune di Arezzo.

"Io sono candidata a sindaca, ci tengo" precisa Bottai. "L'ho fatto in seguito a una scelta collegiale fatta con il partito, il PCI, altrimenti Arezzo appariva come una città di soli uomini. Eppure io conosco tante donne negli altri schieramenti che avrebbero potuto ricoprire il ruolo di candidata alla carica di sindaca."

La 'pasionaria' di questa campagna elettorale ha deciso di candidarsi per portare i valori femminili e femministi al centro dell'attenzione. Insomma per Laura Bottai e per il Partito Comunista Italiano questa è stata una scelta di coerenza, che segue sul filo della logica anche la storia personale della donna scelta per la candidatura a prima cittadina.

"Ho portato avanti nel corso degli anni studi di genere, approfondimento politici, impegno a favore delle donne, sono una femminista convinta. E tutto questo lo devo molto al partito dove sono cresciuta. Ho fatto parte di varie associazioni con le quali ho portato avanti progetti per le donne in difficoltà, contro la violenza domestica e di ogni genere. Un campo nel quale sono ancora impegnata. Tra le varie associazioni ci tengo a ricordare il Simposio di Ipparchia con il quale mi occupo di cultura, ambiente, lotta alla violenza sulle donne e poi la Fidapa Valdarno di cui faccio parte."

Sposata da 30 anni, Laura spiega come il rapporto con il marito sia determinante per il suo impegno politico: "Questo rapporto d'amore con la famiglia mi permette di fare politica per portare la mia serenità e la mia passione nella politica, la cosa più bella che si può dare agli altri." E allora occupandosi di politica a tutto tondo è pronta a rispondere alle domande di più stretta attualità e sulla progettualità che porta avanti con il suo programma elettorale.

Gestione dei rifiuti e il progetto di ampliamento dell'impianto di San Zeno, cosa ne pensa? "Siamo contrari nella maniera più netta, i rifiuti diminuiscono e noi aumentiamo l'inceneritore? Non sono un tecnico in materia, ma sono una donna di buon senso. Non vorrei che diventassimo la pattumeira di Firenze, è una scelta che non si giustifica. Servirebbe invece un'educazione ambientale sui rifiuti, per arrivare all'esperienza di Capannori per perseguire la strategia dei rifiuti zero e poi fare la prima battaglia contro il consumismo che chiama in causa certe scelte di attività produttive come quelle della realizzazione dei grandi centri commerciali."

Come pensare alla riorganizzazione e al potenziamento dell'ospedale San Donato in tempo post Covid e quale rapporto ci dovrebbe essere con la sanità privata? "L'ospedale deve essere ristrutturato e attrezzato con apparecchiature moderne, a maggior ragione con l'esperienza Covid, l'interesse primario deve essere quello di continuare a prevenire e curare bene la salute delle cittadine e dei cittadini con personale adeguato. I problemi non mancano, i posti letto non bastano, gli operatori hanno lavorato in condizioni drammatiche, bisogna investire nell'ospedale e in sanità che deve essere esclusivamente pubblica, perché tutti devono avere diritto a curarsi."

La questione sicurezza in città è una priorità? E in tutto questo quale ruolo riservare al parco urbano del Pionta? "La nostra idea di città sul tema della sicurezza prevede di liberare Arezzo dai poteri occulti, dalle bande che si occuano di spaccio, di sfruttamento della prostituzione. Noi vogliamo dare vita alla città e a tutte le zone 24 ore su 24. Per il Pionta ho un progetto per realizzarci tante cose, una biblioteca all'aperto, un luogo per teatro e i burattini, ben servita dal servizio di trasporto pubblico e con piste ciclabili, con le strutture tutte aperte. La sicurezza si fa liberando dalle paure, dando luce e visibilità a tutto quello che c'è. Non si può vivere solo di multisala."

Parliamo adesso di grandi opere, di sviluppo urbanistico di questa città. "Più che sviluppare va recuperato tutto quello che c'è da recuperare e va attrezzato, per fare questo servono incentivi per il centro storico, organizzando le strade con le botteghe degli antichi mestieri artigiani. Anche in funzione di valorizzare quello che c'è. L'area Lebole, per fare un esempio eclatante di opere incompiute, potrebbe essere un'area funzionale all'università, allo studio, un campus con aree dedicate alla formazione. Così che vengano più persone a studiare ad Arezzo."

E' presumibile che, attraverso i fondi europei, arriveranno importanti finanziamenti anche agli enti locali. Come impiegarli? "Sicuramente investendo nel lavoro giovanile attraverso il recupero, per sviluppare attività turistiche e dedicandoli alla valorizzazione della città. Ricordo che Arezzo era un paesone, fino a che le donne, ad esempio impiegate in massa alla Lebole, ebbero autonomia e Arezzo si trasformò in una città. Grazie all'amministrazione del Partito Comunista Italiano. Fiorirono i servizi scolastici, gli asili, i servizi alla persona. Se arriveranno quei soldi andranno investiti nel lavoro delle giovani generazioni."

Ad Arezzo si riscontra un alto tasso di abbandono scolastico e un forte disagio giovanile. Come affrontare questo problema così correlato? "I giovani vanno coinvolti con gli studi, dando loro prospettive di lavoro, devono essere protagonisti anche nei progetti, nelle proposte. E invece chi può va via da qui, i ragazzi emigrano verso altri paesi dove trovano più possibilità di studio e di lavoro. Una volta qua avevamo Arezzo Wave che coinvolgeva molto i giovani da vari punti di vista, adesso dobbiamo dare ai giovani la possibilità di fare scelte artistiche, di avere spazi a disposizione con l'aiuto concreto del Comune."

Come fare turismo in questa città? "Credo che vadano invogliate le persone attraverso la promozione del turismo sportivo ad esempio. Noi in lista abbiamo Elio Tonnini che ha la più importante esperienza nel mondo del ciclismo femminile a livello internazionale su strada con il team Pratomagno. Se si fanno eventi di questo tipo insieme alla promozione del turismo culturale si può ottenere un buon risultato. Dobbiamo prevedere delle strutture accoglienti per un turismo di massa, offrire qualcosa per restare. Non si deve delegare ai privati. Costruire un pacchetto di tour tra le botteghe artigiane, la possibilità di insegnare a rifare i costumi della Giostra, le tradizioni popolari. Da non dimenticare il turismo ambientale e paesaggistico, non può bastare la Fiera Antiquaria."

Arezzo sta sviluppando nuove povertà e quindi la necessità di servizi di accoglienza e di accompagnamento per senzatetto. Come affrontarlo? "La logica del dormitorio dovrebbe essere superata con progetti con l'uso di strutture dismesse riconvertirle e fare dei piccoli appartamenti. Così le persone sole, senzatetto possono vivere e farle in un contesto intorno a una piazza luogo dove ci sono i servizi a prezzi popolari. Certo nel frattempo il dormitorio dovrebbe essere sempre aperto. Nel disagio sociale c'è il problema delle donne vittime di violenza, senza alimenti, che perdono il lavoro, sulle pari opportunità. Usiamo le leggi che ci sono, facciamo uscire le donne dal disagio. Inoltre noi proponiamo il bilancio sociale, il bilancio di genere e quello partecipato. E nelle politiche sociali parlare di più di integrazione che si fa innanzitutto senza associare immigrazione e delinquenza: arrivano qui con la frode e il reato è prima di tutto degli italiani. Quindi dobbiamo superare le barriere, conoscere le persone, dare loro dignità attraverso il lavoro e una condizione di cittadini a pieno titolo senza relegarli alla vita ai margini, che porta povertà e disagio sociale."

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