“Watercolors”. Ambigua apre la mostra personale di Joy Stafford Boncompagni

Verrà inaugurata il 30 aprile, alle ore 16.30 presso Galleria Ambigua (via Cavour 72, Arezzo), Watercolors, la mostra personale dedicata alla pittrice inglese Joy Stafford Boncompagni. 

L’esposizione, aperta secondo le regole previste dalla normativa vigente e con un limite di due ingressi alla volta, sarà visitabile fino all’11 maggio, proponendo al pubblico un’artista che incarna la tradizione pittorica inglese, celebre per i suoi acquerelli. Come nei dipinti di Turner, infatti, i colori della Stafford si mischiano, dando vita a dissolvenze capaci di trasformare il realismo paesaggistico in un emblema dell’anima e del suo sentire. 

I colori tenui e leggeri che quest’artista utilizza riescono così ad immortalare l’essenza della realtà, come se si trattasse di “aforismi per immagini”.

Nei soggetti della Stafford niente occupa un ruolo marginale: ecco che le foglie di un albero in autunno ed i colori delle colline diventano i fili intrecciati di un arazzo, in cui “i contorni delle cose” lasciano spazio, in maniera evanescente, ad un’interpretazione lirica della realtà.

Agilissima nella tecnica pittorica, l’artista riesce a superare “i nozionismi”, rivisitando i paesaggi -forse il soggetto prediletto della Stafford- in chiave intimistica, tanto che, in opere recenti, la natura si trasforma in una danza di colori e linee, che approssima la tela ad una vetrata. E proprio verso la lavorazione del vetro è confluita la pittura dell’autrice, che utilizza questo materiale per realizzare “formelle” in cui ricorrono motivi floreali e naturalistici, sempre secondo un realismo che non teme di superare se stesso e i propri limiti, per farsi “cromatismo accecante” e quasi astratto.

Come tutti i paesaggisti, anche la Stafford ama la pittura en plein air, collegandosi, con un filo diretto, alla tradizione impressionista, che viene da lei rivisitata in chiave essenzialista e minimale: nei dipinti e negli acquerelli della pittrice, infatti, la sovrabbandanza di colori e soggetti, tipica dell’impressionismo, cede il posto a “piccoli dettagli” che, già di per sé, divengono “opere d’arte”. E’ questo il caso degli alberi, ritratti, nella loro solitudine, nelle varie stagioni dell’anno, o delle porte di antichi casolari che l’artista ama raffigurare, trasformando i fiori di campo in macchie che esplodono di gialli.

Nell’eleganza ricercata del particolare e nello studio dettagliato di esso, l’autrice riesce a conferire all’immagine pittorica un tocco poetico singolarissimo, che è in grado di risvegliare nel fruitore il desiderio “di essere presente” nel luogo dipinto dalla Stafford, luogo che, poi, altro non è che “un sentire universale dell’anima”.

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