Vecchia Banca Etruria, lorsignori continuano a non capire

Dopo quasi cinque mesi dal pasticcio della vecchia Banca Etruria il Governo ancora cincischia sul rimborso dei risparmiatori espropriati. Al netto delle consuete cortine fumogene, sentiamo girare altre confusionarie ipotesi di rimborso che con...

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Dopo quasi cinque mesi dal pasticcio della vecchia Banca Etruria il Governo ancora cincischia sul rimborso dei risparmiatori espropriati. Al netto delle consuete cortine fumogene, sentiamo girare altre confusionarie ipotesi di rimborso che con facile profezia ci fanno prevedere tonnellate di strascichi giudiziari. Eppure i motivi per chiudere prima possibile la vicenda non sembrano mancare. E questo anche volendo cinicamente tralasciare le evidenti questioni di equità sociale e di rispetto dei cristallini vincoli costituzionali di tutela del risparmio. Stranamente non pare rilevante a Lorsignori l’espressa tutela della proprietà prevista per esempio dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. Tutela peraltro presidiata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. E nonostante ci siano, come abbiamo già rilevato, delle questioni meritevoli di chiarezza in tutta questa vicenda. Per esempio prima o poi qualcuno dovrà dare trasparenza a tutta la procedura che è stata seguita per svalutare di oltre l’ottanta per cento il valore dei crediti difficoltosi della banca. Scelta anche dalla quale pare sia scaturito il dissesto della vecchia Banca Etruria, e delle altre tre banche, e l’esproprio degli obbligazionisti subordinati e degli azionisti. Anche perché sembra essere diventato un punto di rilevanza sistemica, visto che questa svalutazione sarebbe diventata il parametro nazionale di stima di una certa tipologia di crediti per tutte le banche italiane. Speriamo, tanto per dirne una, che chi di dovere stia vigilando sulle repentine oscillazioni dei valori di borsa dei titoli bancari, evidentemente in balia della speculazione internazionale. Ma per tornare al tema, inutile l’appellarsi a presunti segreti di ufficio più o meno previsti da decreti fatti ad hoc. O sperare ancora in qualche residuo di reverenza formale. I tempi sono cambiati, nessuno si illuda, e poi stiamo combattendo per la tutela del risparmio e del futuro di migliaia di famiglie, non discutendo dell’apericena del venerdì sera. Durante le battaglie sfortuna vuole che ci sia una certa trascuratezza nell’applicazione del consueto galateo. Di buono invece c’è che la vicenda è uscita dai corridoi burocratici e governativi ed è approdata nei Tribunali. Tribunali dove non mancheranno cause civili, processi penali e giudizi di costituzionalità. La nostra totale fiducia nella Magistratura ci fa ritenere che le carte, tutte le carte, verranno alla luce. E così verrà fatta la necessaria chiarezza su tanti aspetti. A proposito di segretezza, spiace notare che anche sull’attuale procedura di vendita della banca non viene detto niente di concreto. Anzi, pare addirittura trasparire un certo fastidio per le giustissime proteste dei risparmiatori che hanno subìto lo scippo delle loro obbligazioni subordinate. Come se poi i risparmiatori azionisti si fossero dimenticati che gli è stata confiscata la banca, la loro banca frutto dell’impegno di generazioni. E’ vero che ora il primo obbiettivo è quello di far risarcire integralmente tutti gli obbligazionisti subordinati senza eccezioni né distinzioni, ed è per quello che stiamo combattendo. Ma mica si saranno davvero illusi Lorsignori che non verrà il momento di parlare anche dell’esproprio dell’azienda bancaria subìto dagli azionisti? Verrà, stiano sereni, eccome se verrà.

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