Monsignore arrestato per truffa, sequestrati terreni e immobili anche in Casentino

Ci sono anche un immobile e un terreno di Poppi tra i beni sequestrati in via preventiva dalla Guardia di Finanza di Bolzano in seguito alle indagini che hanno portato all'arresto di Monisgnor Patrizio Benvenuti. L'ex cappellano minilatare della...

monsignor benvenuti

Ci sono anche un immobile e un terreno di Poppi tra i beni sequestrati in via preventiva dalla Guardia di Finanza di Bolzano in seguito alle indagini che hanno portato all'arresto di Monisgnor Patrizio Benvenuti. L'ex cappellano minilatare della Diocesi di Chiavari finito in manette per una truffa da 30 milioni di euro. L'uomo, secondo le Fiamme Gialle avrebbe raggirato circa 300 persone, la maggior parte delle quali anziane e residenti all'estero, le quali hanno versato i propri soldi alla fondazione umanitaria Kepha.

Ma i soldi non sarebbero andati in opere sociali: stando a quanto ricostruito dagli inquirenti sarebbero stati riciclati coinvolgendo persone e società con sede in Francia, Belgio, Svizzera, Lussemburgo, Stati Uniti e Italia.

La Guardia di finanza ha sequestrato in via preventiva, oltre ai beni per 670 mila euro presenti nell'Aretino, anche Villa Vittoria, lussuosa dimora del ’400 a Piombino, del valore di 8 milioni di euro e sede della fondazione; un grande sito archeologico nel Centro archeologico museale di Triscina di Selinunte, del valore di 850.000 euro, di proprietà della Icre srl, con sede in Lussemburgo ma riferibile all’indagato latitante Ventisette; Un immobile a Poggio Catino (Rieti) del valore di 530.000 eur;- Una villa considerevole in Corsica .

In queste ore è stato spiccato anche un mandato di cattura internazionale anche per il collaboratore del prelato, l’affarista francese Christian Ventisette, 54 anni. Insieme ai due, altre nove persone avrebbero preso parte alla trufa.

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L’indagine è partita dalla denuncia di una ex suora: la religiosa si vedeva recapitare a casa in Alto Adige documenti bancari e non riferiti a un trust e a una società di capitali, entrambi denominati «Opus» sui quali erano segnati movimenti bancari per centinaia di migliaia di euro.

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