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Lunedì, 26 Febbraio 2024
Psicodialogando

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A cura di Barbara Fabbroni

BLOG | Il mondo dei bambini

Quando i bambini sono costantemente spaventati mettono in atto modalità di reagire che possano in qualche modo proteggerli dalla situazione che devono affrontare

Il mondo dei bambini è un territorio all’interno del quale co-abitano emozioni, esperienze, sensazioni, sentimenti, ricordi, incontri, presenze che saranno la struttura portante della futura identità. Identità che mano a mano lungo il percorso di crescita, verrà arricchita dalle esperienze che il mondo della vita offrirà alla piccola persona. Il fatto che tutti i bambini abbiano bisogno prima o poi di essere aiutati a superare la loro rabbia è un fatto naturale nel processo evolutivo. A volte accade che le situazioni stressanti, a cui il bambino è sottoposto, non defluiscono in maniera del tutto naturale ma si cristallizzino creando dei fili annodati di emozioni e sensazioni che rendono difficile la vita del fanciullo.

Quando i bambini sono costantemente spaventati il mondo intorno a loro può presentarsi come un territorio infinito e pieno di minacce, sconosciuto ed impaurente. In questo mondo così pericoloso, popolato da estranei, può accadere che si sentano privi di qualsiasi protezione, incapaci ad affrontare la situazione, tanto che può far emergere nel bambino la percezione di vivere in un brutto incubo. Questi fanciulli che vivono la sensazione forte di emozioni alle quali non riescono a dare un nome mettono in atto alcune modalità di reagire che possano in qualche modo proteggerli dalla situazione che devono affrontare. Alcuni di fronte ad una difficoltà mettono in atto la fuga. Altri quando il mondo è insidioso e soffocante si chiudono in uno spazio silenzioso e smettono di parlare. Altri si rifugiano nella loro cameretta chiudendo fuori il mondo della vita. Altri ancora reagiscono con rabbia ed aggressività.

Queste sono alcune delle possibili reazioni protettive che i fanciulli possono attualizzare; tuttavia, la modalità di creare un filtro protettivo nasce sin dai primi momenti di vita. Pensiamo al ciuccio che tranquillizza o alla capacità consolatoria dei peluche. Senza dubbio questi due oggetti non rappresentano la fuga o una forma di ritiro dal mondo, ma sono modalità di comportamento che indicano percorsi autonomi per accettare esperienze di separazione, paure di perdita e sentimenti di abbandono.

L’oggetto transizionale funge da aspetto consolatorio e protettivo. Oggetto, questo, all’interno del quale ruotano e si plasmano quelle nicchie di significati, che sembrano nutrire la mancanza, l’assenza, il vuoto dato dalla non-presenza dell’Altro. Non-presenza vissuta come lacerazione e rifugio in un mondo-altro fatto di silenzi e vuoti, di assenze e mancanze, di bisogni non nutriti e di parole mute.

L’oggetto transizionale per alcuni bambini rappresenta la stampella, che li sorregge nel mondo della vita, è quel sentirsi vivi. È sperimentare la possibilità di sentirsi ed essere in appartenenza all’Altro, come cortile dell’in-contro e dell’esistere. Questo oggetto è il winnicottiano simbolo della madre. La simbolizzazione, infatti, accosta un elemento della realtà interna del bambino, il seno della madre, ad uno della realtà esterna, per esempio un lembo di una coperta, di un lenzuolo, o altro. Il seno della madre è il primo oggetto con il quale il bambino entra in relazione e si relaziona. 

L’oggetto transizionale è il primo oggetto non Me che il bambino possiede. L’infante, infatti, comincia ad esplorare il mondo esterno costellato di oggetti non Me per potersi allontanare dalla madre e conquistare l’indipendenza che lo porterà a sopportare la sua assenza. Il ciuccio ma ancor più i peluche possono essere anche modalità di rilassamento usati autonomamente per far fronte alle prime paure e verranno abbandonati solo quando divengono rituali vuoti, quando il bambino dispone già di tecniche alternative per superare le paure.

Nel processo evolutivo emergono varie tipologie di emozioni, spesso sono paure senza volto che si fondono e confondono con le ombre e le luci soffuse che la notte propone, tanto da essere trasformate in un vortice di rabbia e aggressività come spinta alla protezione da un qualcosa di profondamente impaurente o doloroso. I bambini quando non riescono a dare un nome alle sensazioni e alle percezioni che sperimentano, a volte, possono reagire con comportamenti aggressivi o manifestando intensa rabbia verso l’Altro o gli oggetti che lo circondano. Nel percorso evolutivo il gioco, la narrazione, il disegno possono essere strumenti utili per far emergere le emozioni senza nome o troppo imperative che abitano il bambino. Emozioni che il fanciullo può tenere ben chiuse dentro di sé traducendole a volte in un malessere che viene comunicato con modalità forti e imperative. Il gioco del disegno narrato e del disegno narrante sono strumenti che creano la possibilità di dar voce e costruire volti o immagini, permettono al bambino di esprimere la sua rabbia e trasformare la sua aggressività in un qualcosa che sia per lui protettivo e comunicativo senza ricorrere a comportamenti eccessivi.

Tutti i messaggi e le risposte provenienti dal mondo della vita (contesto) vengono elaborati e interpretati dal bambino, il risultato di questa attività sarà la costruzione della sua identità di copione esistenziale. A questo processo di costruzione dell’identità di copione esistenziale è strettamente legato il significato che il bambino attribuisce a Sé, all’Altro e alla vita. Così il bambino elabora all’interno di Sé le esperienze che fa nel mondo della vita realizzando il suo progetto di vita fortemente legato all’esperienza che vive, all’elaborazione e interpretazione dei messaggi genitoriali, al sentire i suoi bisogni. Nascono così le storie magiche, le narrazioni, i disegni, i giochi che raccontano del mondo interiore del fanciullo e che sono un mezzo per entrare in quel territorio intimo che non è esprimibile in altro modo.

Nella mia esperienza, quando osservo un bambino mentre è alle prese con la realtà che lo circonda, oppure mentre mi parla di sé, all’interno di tutte le possibili sfaccettature del suo raccontarsi, mi rendo conto che utilizza quasi sempre una mediazione simbolica. Il simbolo gli consente, infatti di accostarsi a temi complessi e molto delicati per la sua ancora fragile sensibilità. È qualcosa che è in grado di trasformare un atto in qualche cosa di diverso che abolisce i limiti del frammento umano per ampliare la sfera del sentire. Trovarsi di fronte simbolo-sintomo permette di entrare all’interno di quella logica di presentarsi all’Altro attraverso un linguaggio evocativo, narrativo, immaginativo, fiabesco che richiama a quell’aspetto simbolico con cui il disagio, il malessere si esprime. 

Il bambino si immerge completamente nel mondo dei segni offerti dalla narrazione: continua poi a ridefinirli durante il gioco del disegno, finché riesce a possederli in pieno. I segni simbolici della narrativizzazione diventano segni depositati all’interno del Sé, da cui poi prenderà avvio il cambiamento. Nel raccontare la sua narrazione di segno il bambino rinarra la sua vita ridefinendo il contenuto sino a rileggere le emozioni che lo animano. Questo permette al piccolo paziente di allargare la sua comprensione della realtà, riesce così ad individuare le direzioni verso le quali procedere per superare i limiti del momento ed aggregare gli elementi necessari per una personalità integrata.

Ogni bambino sviluppa un mondo fantastico molto ricco e variegato, un mondo all’interno del quale può far emergere le sue emozioni. Una sorta di mondo parallelo, popolato dai personaggi delle fiabe, dove gli avvenimenti hanno tutti una grande importanza simbolica per il percorso di crescita. Ecco che le narrazioni-di-segno risultano come uno specchio dove si riflettono le parti più buie della psiche umana, ma esse sono anche una testimonianza di una crescita individuale.

Le narrazioni di segno contengono le manifestazioni del Sé del bambino tanto da aiutarlo comunicare il suo mondo intimo. La tematica che soggiace ad ogni narrazione disegno riguarda una tappa del processo di cambiamento e trasformazione della propria interiorità. Le immagini interiori ed esteriori di fondono dando vita ad una narrazione disegno. La narrazione disegno ha un effetto vivificante, poiché i motivi narrativi, ossia le immagini archetipe contenute nelle narrazioni, sarebbero strettamente connessi alla vita quotidiana e la loro esplicitazione consentirebbe di raggiungere una sintesi tra coscienza ed inconscio, al fine dell’individuazione di Sè.

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