Mercoledì, 16 Giugno 2021
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Pistoia capitale della cultura italiana nel 2017...

Chi legge i quotidiani, in questi giorni si sarà accorto del fatto che Pistoia è stata nominata (dal ministero), capitale della cultura italiana per l'anno 2017. Conosco Pistoia per averla frequentata fin da piccolo, prima per i molti vivai dove...

Piazza-Grande-ora-blu

Chi legge i quotidiani, in questi giorni si sarà accorto del fatto che Pistoia è stata nominata (dal ministero), capitale della cultura italiana per l'anno 2017. Conosco Pistoia per averla frequentata fin da piccolo, prima per i molti vivai dove mio padre acquistava piante per il nostro giardino, poi per lavoro, quando dirigevo un consorzio di imprese aretino. Da ultimo l'ho anche visitata da turista, cosa che fanno in pochi (d'altronde Pistoia non ha mai agito perché le cose andassero diversamente). Oggi qualcuno sostiene che la città arancione nel tempo non ha avuto fiducia in se stessa per via della vicinanza con Firenze - Lucca e Pisa, non certo dei bruscolini, in ambito turistico/culturale.

Con tutto il rispetto per la città e i suoi abitanti, credo che la mancanza di fiducia in quel settore fosse e sia motivata. Pistoia, infatti, insieme a Massa, Carrara, Prato, Livorno e Grosseto, non è una città a vocazione turistica e probabilmente non lo sarà mai. Le sue attrattive monumental-ambientali si risolvono in un fazzoletto di centro storico racchiuso in cento metri. Una piazza con il duomo (quello sì importante) e il palazzo comunale, un'altra (caratteristica) quasi adiacente, dedicata nel tempo al mercato cittadino, Sant'Andrea, collocata sempre lì, chiesa che contiene una bellissima scultura marmorea di Pisano. Stop. le attrattive turistico/culturali di Pistoia finiscono qui. A meno che non si voglia aggiungere Pistoia Blues, che si svolge lì ormai da 40 anni, ma che come tutti i festival è in declino per via dei fondi pubblici, notoriamente ormai inesistenti. Ah, dimenticavo, la cosa forse più famosa di Pistoia è lo zoo, ma fossi pistoiese non me ne vanterei.

Intendiamoci, a noi aretini quella nomina fa piacere, e anche comodo. Infatti ora abbiamo buonissimi motivi per chiederci perché non possa essere Arezzo la città della cultura italiana prossima ventura. La nostra città vanta enormi doti turistico - culturali rispetto a Pistoia, a cominciare da Piazza Grande, gli affreschi di Piero della Francesca, le opere vasariane, l'unico crocifisso di Cimabue rimasto in versione originale, la pieve di Santa Maria, il museo archeologico, la Fraternita dei Laici, i vicoli di un centro storico molto grande e suggestivo anche per la felice collocazione orografica (infelice per noi aretini, che fatichiamo a salire in collina, ma non per l'aspetto e i turisti).

La domanda sorge spontanea: visto che alla città della cultura viene riconosciuto un milione di fondi pubblici per migliorare il proprio appeal e livello turistico - culturale, c'è qualcuno ad Arezzo cui sono fischiate le orecchie e ora pensa a una candidatura cittadina, che so, per il 2020? Se in Italia servono le conoscenze, come si sente dire in giro, dalle nostre parti non manca certo chi possa soffiare correttamente, ma anche direttamente, nelle orecchie del ministro Franceschini... Un anno al centro dell'attenzione sulle maggiori riviste italiane del settore turistico - culturale non farebbe certo male. Bisogna presentare un progetto.

Sveglia Arezzo, perché questo potrebbe tradursi in un mini PIUSS, che ci garantì a suo tempo il 50% di fondi per i lavori di piazza Sant'Agostino, piazza Guido Monaco, piazza Grande, Casa della Cultura, Casa dell'Energia (a proposito, era stato indetto un concorso per la gestione, ed era venuta fuori la candidatura di un gruppo industriale importante della nostra città, se ne sa più niente?), Fortezza Medicea ecc.

Un milione di fondi (da raddoppiare con quelli locali, si intende) e un anno di gloria, valgono bene un tentativo ragionato! E lasciamo da parte le fazioni politiche, per favore!

Abbiamo avuto l'idea di una Città della Musica, per esempio. Esaltiamo la figura di Guido d'Arezzo, rilanciamo in grande stile il Polifonico (con ben meno di un milone sarebbe possibile riportarlo ai fasti di un tempo) e sosteniamo chi ha già in ponte l'istituzione di un concorso pianistico internazionale dedicato ad Arturo Benedetti Michelangeli (che ad Arezzo tenne i suoi corsi di perfezionamento (cui partecipò anche una giovanissima Martha Argerich). Il nostro centro storico vanta sette organi di qualità, come nessun altro in Europa, e anche una rassegna di musica organistica non sarebbe affatto male... Convegni e incontri intorno alla musica antica e contemporanea si potrebbero tenere nel Palazzo della Fraternita dei Laici, (dove si potrebbero anche allestire una parte dei locali per accogliere un ramo universitario...)

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