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L'Inps chiede 4.600 euro, ma i contributi sono stati già versati in un'altra cassa | Aggiornamento

Quanto dovuto era stato già pagato all'Inpgi, istituto di previdenza dei giornalisti. Un'odissea lunga 8 anni. Alla fine, il caso è stato risolto

Rendo conto dell'aggiornamento delle ultime ore. Il caso sembrerebbe risolto. Mi è stato consegnato il provvedimento di annullamento dell'avviso di addebito a mano e tramite mail in cui si si annuncia: "si invia, in allegato, il provvedimento di annullamento dell'avviso di addebito". A questo punto attendo anche la comunicazione dall'Agenzia delle Entrate. Di seguito l'articolo originale.

La vicenda

Racconto una spiacevole vicenda personale. Semplice da spiegare e che, incredibilmente, sembra impossibile da risolvere. Si sta trascinando da mesi e, nonostante gli sforzi fatti, il tempo speso e i passaggi burocratici scrupolosamente eseguiti, non pare destinata a concludersi positivamente: l'Agenzia delle Entrate mi chiede oltre 4.600 euro per non aver versato i contributi previdenziali all'Inps nel 2011. Peccato che, in quanto giornalista, sia tenuto a versarli alla cassa di riferimento per la mia professione: l'Inpgi. Cosa che ho fatto anche per l'anno 2011.

L'odissea

Anni fa ricevetti una comunicazione dall'Inps, secondo la quale, nel 2011 non avevo versato all'istituto 2.480,30 euro. Rimasi stupito: per quell'anno, come detto, avevo già pagato all'Inpgi quanto dovevo. Mi presentai all'Inps per risolvere il qui pro quo, spiegando: "C'è un errore, io sono un giornalista e verso in un'altra cassa, l'Inpgi". Immaginavo che il disguido fosse così superato. La mia ingenuità si è però scontrata con la realtà ad inizio 2019. A gennaio ho ricevuto il sollecito da parte dell'Agenzia delle Entrate che, con parole poco amichevoli, mi esortava a sanare la mia posizione con l'Inps. Con tanto di dettagliata descrizione dei perché da parte del direttore dell'agenzia Inps di Arezzo Alessio Rosi. In allegato c'era anche il bollettino: più di 4mila euro! Già perché nel frattempo sanzioni e more avevano fatto lievitare il conto.

Il tentativo di dimostrazione

Superato lo choc, finito di leggere la poco raccomandabile missiva, mi sono detto: meno male che ho con me la documentazione del fatto che avevo versato già all'Inpgi nel 2011. Quindi immaginai che nessun'altra cassa di previdenza, Inps compresa, potesse pretendere da me ulteriori versamenti per quell'anno. Perciò, ad inizio 2019, mi sono mosso: passando lunghe mattinate nell'Agenzia Inps di Arezzo, in via Signorelli. Lunghe sì, mi rallegravo, ma almeno mi eviteranno un salasso inaspettato. E invece.

L'Inps, per chi non fosse pratico, è un gironcino burocratico infernale: dove devi fare la fila allo sportello di un addetto che smista il traffico e ti indirizzerà verso la persona giusta con cui parlare. Devi fare poi un'altra fila per poter per esporre il tuo problema, che magari puoi risolvere comodamente da casa, davanti al pc, facendo accesso al sito dell'Inps. Però devi fare un'altra fila per ottenere le credenziali riservate che ti permetteranno di accedere al sito. Si dirà: così tutto risolto. Macché. Meno male, dopo aver fatto la fila per prendere un ulteriore appuntamento, mi sono imbattuto - giorni dopo - in una impiegata tanto gentile quanto competente e paziente. Che mi ha guidato nei meandri della procedura (con dettagliata documentazione allegata) per l'annullamento della cartella. Era il 30 gennaio 2019. Ingenuamente, mi sono detto, stavolta ho risolto. E invece.

L'ultimo capitolo

Dopo sei mesi, in questa estate 2019, ecco un nuovo sollecito dell'Agenzia dell'Entrate: siamo arrivati a 4.612,02 euro! Qualche giorno fa, preso dallo sconforto, sono tornato all'Inps, cercando l'impiegata comprensiva che a gennaio mi aveva aiutato. "Non c'è, è in ferie. E comunque da aprile non esistono più appuntamenti. Si fa tutto tramite mail". Insomma, non c'è stato verso di parlare con nessuno. Sono uscito, ma non prima di aver fatto l'ennesima fila all'Inps per avere un indirizzo mail a cui rivolgermi. Una scena che dice molto sulla digitalizzazione, sullo snellimento delle procedure, sulla sburocratizzazione in atto in questo Paese: dopo la fila, l'impiegato ha strappato un pezzettino di un foglio bianco su cui mi ha scritto a penna l'indirizzo mail a cui rivolgermi. E così, armato di pazienza, ho fatto l'ultimo tentativo. Ho scritto la mail, in cui sostenevo le mie ragioni, rivolgendomi direttamente al direttore di agenzia Alessio Rosi. Sono passati quattro giorni, ancora nessuna risposta. Con lo spettro di qualche pignoramento all'orizzonte.

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Aggiornato alle 11,59 di domenica 4 agosto 2019

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Nato nel 1983. Giornalista, di bufala adoro solo le mozzarelle. Vivo ad Arezzo, mi sento a casa anche al Trasimeno e in Maremma. Amo scrivere, ho la fortuna di farlo per mestiere dal 2002.

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