Martedì, 22 Giugno 2021
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A cura di Elena Giacomin

Centro Storico

La bambinaia francese a dialogo con Charlotte Brontë e la sua Jane Eyre, i consigli per la lettura

#LettoriSelvaggi è una rubrica sui libri per i più piccoli curata da Elena Giacomin, libreria La Casa sull’Albero

La bambinaia francese, Bianca Pitzorno, Mondadori

"Una sorta di dialogo con Charlotte Brontë e la sua Jane Eyre nel quale Bianca difende la cultura francese, l'illuminismo, la Rivoluzione e Victor Hugo, lo scrittore che ammira più di chiunque altro". 

Così Michele Piumini accenna a La bambinaia francese nella voce dedicata a Bianca Pitzorno nell'Enciclopedia delle donne. Il libro nasce proprio dalle riflessioni attorno al grande classico inglese dell'ottocento, in cui, scrive l’autrice, Charlotte Brontë, "esprime senza mezzi termini la sua opinione negativa sul carattere falso, frivolo e superficiale delle donne francesi, e sugli adulti che si inteneriscono eccessivamente sull'infanzia"

La protagonista de La bambinaia francese è proprio uno dei personaggi secondari di Jane Eyre, quella Sophie che appare appena a Thornfield Hall e parla solo francese.

Bianca Pitzorno ce ne racconta l'infanzia in Francia, all'inizio della vicenda siamo nel 1832, Sophie che ha già perso il papà sulle barricate, versa in gravi condizioni fisiche ed economiche e presto rimane orfana anche di mamma. Intreccia la sua storia con quella di Céline Varens, sviene in casa sua a causa della fame e la signora, che è anche l'étoile dell'Opera, decide di prendersi carico di quella bambina che non si arrende nemmeno di fronte alle grandi difficoltà in cui è piombata.

In casa Varens Sophie fa delle esperienze uniche, l'amicizia con Toussaint, schiavo originario di Cuba, frequenta la scuola alternativa del cittadino Marchese, finisce in Inghilterra per prendersi cura di Adele, la figlia di Céline e il signor Rochester.

Sullo sfondo della vicenda le teorie educative di Rousseau e Pietro Verri, le discussioni sulla Rivoluzione e lo schiavismo, i quadri di Delacroix, una scuola per ragazzi di ogni estrazione sociale in cui non ha importanza il nome della materia "e neppure chi insegna a chi" e "il sapere è uno scambio reciproco".

Mi è venuta voglia di rileggere il romanzo di Charlotte Brontë, in libreria ho trovato l'edizione Oscar Mondadori che si apre con una presentazione di Valeria Parrella.

"Jane illumina le pagine della vita con la sua irrequietezza, con il suo continuo proiettarsi oltre i confini in cui si sente costretta. Si ribella come può: la ribellione, la resistenza sono dentro di lei per tanto tempo, per tutto il tempo. Perché Jane è fragile (non debole, mai debole, ma disarmata sì) in una società massacrante". Jane è curiosa, è colta, intelligente. Quando si innamorerà del signor Rochester, bello, affascinante, misterioso e pericoloso "combatterà la sua battaglia a colpi di frasi intelligenti, consapevolezza e malizia...sceglierà sempre contro tutto e tutti".

Pochi giorni fa ero al liceo classico per discutere con i ragazzi e le ragazze de La bambinaia francese. Ne abbiamo analizzato il contenuto, la struttura compositiva, la contestualizzazione storica, la lingua. Sono stata molto felice quando un ragazzo (e sottolineo un ragazzo) molto timidamente mi ha detto di aver iniziato a leggere il romanzo di Charlotte Brontë. Mi piacerebbe molto che nelle vite di quei giovani adesso facesse il suo ingresso anche Jane con tutta la sua potenza, umanità, delicatezza. Ne sarei molto felice perché siamo tutti un pò Jane Eyre, lo siamo sui banchi di scuola e lo siamo anche a quarant'anni, accomunati dallo stesso bisogno di amare, resistere e di guardare oltre l'orizzonte.

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