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l'affare Banca Etruria e le responsabilità del disastro

Ogni giorno che passa la questione del fallimento di Banca Etruria (la più grande delle quattro banche "salvate" dal recente decreto emanato dal Governo Renzi e l'unica tra quelle ad essere quotata in borsa) monta e mostra i suoi lati peggiori...

Banca Etruria assemblea

Ogni giorno che passa la questione del fallimento di Banca Etruria (la più grande delle quattro banche "salvate" dal recente decreto emanato dal Governo Renzi e l'unica tra quelle ad essere quotata in borsa) monta e mostra i suoi lati peggiori. Ormai l'affaire è salito all'onore delle cronache più importanti, nelle prime pagine di giornali e telegiornali, in tutti i talkshow televisivi più o meno rispettabili che siano.

Un po' questo è dovuto alle voci di opposizione che si sono levate contro il Governo, un po' alle assemblee nelle quali si è data voce ai risparmiatori più o meno truffati, ma anche e soprattutto al fatto che di giorno in giorno è aumentata la consapevolezza che la questione non può essere considerata come meramente locale. Non può esserlo per via del numero di persone coinvolte e, sopratutto, perché il fenomeno potrebbe ripetersi su altre piazze in futuro (un futuro, par di capire, non troppo lontano).

Le domande aperte, intanto, sono molte, e a qualcuna di queste si danno risposte diverse a seconda della posizione occupata nello scacchiere da chi se ne occupa; altre non trovano ancora (e forse non troveranno mai) una risposta certa da nessuno, magari nemmeno dai diretti protagonisti.

- E' vero che il Governo ha scelto la via del decreto perché in pratica lo ha imposto la Comunità Europea?

- Il fondo interbancario, costituito tra gli istituti di credito italiani, a cosa serve?

- E' oggi possibile, per il Governo, intervenire in favore dei risparmiatori truffati senza urtare troppo la sensibilità a fasi alterne dei burocrati europei?

- Perché la Banca d'Italia non è intervenuta più decisamente dopo le ispezioni del 2010 - 2013 - 2014?

- A cosa sono serviti i sei mesi di commissariamento visto che la situazione era ampiamente conosciuta già a febbraio scorso?

- Banca Etruria era davvero in condizioni tali da dover essere dichiarata fallita?

Sono tutti quesiti importanti, ma ci sono due domande che superano le altre per necessità di risposta e sono:

- Di chi è la responsabilità di tutto questo?

- Vedremo mai nessuno pagare seriamente per quel che è successo?

Si tratta di due interrogativi che non possono essere elusi in nessun modo. Gli investitori, ma anche gli italiani in generale, hanno ragione da vendere a volere risposte che dovrebbero essere state date da tempo.

I crediti concessi in conflitto di interessi agli amministratori, quelli elargiti a compari sapendo già all'erogazione che non sarebbero mai tornati indietro, i compensi spropositati per amministratori e dirigenti incapaci (speriamo); la ricchissima buonuscita e il lauto stipendio successivo garantito allo scomparso ex presidente Faralli anche dopo il suo decesso (l'accordo prevedeva diecimila euro al mese per quattro anni, in vita o meno che fosse lo stesso Faralli), i magheggi che hanno riguardato la società del Palazzo della Fonte, la gestione delle acquisizioni di altri istituti bancari e così via, sono tutte questioni che non possono non essere considerate per giungere a dare risposte ragionevolmente serie ai due ultimi quesiti.

I risparmiatori "fregati" vogliono quelle risposte almeno quanto i soldi indietro...

Ndr: mi auguro che il lettore voglia riconoscere un qualche merito all'estensore del pezzo qui sopra per essere riuscito a scriverlo senza citare alcun esponente politico.

Banca Etruria incontro auditorium

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