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A cura di Lucrezia Lombardo

Irriverente, inquieto, coraggioso: Onali ad Arezzo con la sua pittura esistenzialista

Galleria Ambigua ospiterà, a partire da 16 settembre, una retrospettiva del maestro, con la curatela di Danilo Sensi ed il sostegno della Regione Toscana

Tra i maggiori pittori italiani del XX secolo si annovera Franco Onali, autore che, con la città di Arezzo ha sempre intrattenuto un rapporto affettivo speciale, tanto da eleggerla a sede dell’Archivio dedicato all’intera sua produzione. Al fine di valorizzare l’opera magistrale dell’artista, Galleria Ambigua ospiterà, a partire da 16 settembre, una retrospettiva del maestro, con la curatela di Danilo Sensi ed il sostegno della Regione Toscana.

La pittura di Franco Onali è un viaggio tra i colori e le forme, tra i vissuti e le visioni del Novecento. Nelle linee curve, e a tratti geometriche, la storia del secolo breve diventa visibile e la pittura si fa mezzo che accompagna e racconta le vicende umane, le altezze e le disfatte.

Lo stile dell’autore, nostalgico ed irriverente al contempo, sfugge alle etichette che vengono solitamente attribuite alle correnti culturali ed artistiche e, sebbene Onali si confronti costantemente con le avanguardie, la sua pittura presenta tratti di un’originalità distinguibilissima, capace d’impiegare il cromatismo come strumento privilegiato per indagare l’interiorità. Un’interiorità che, universalizzata, appartiene a ciascuno di noi.

Le tele astratte, e in qualche modo “futuristico-cubiste”, si affiancano, così, a opere i cui protagonisti sono uomini e donne del nostro tempo, intenti nella quotidianità ed immortalati mentre dialogano, o leggono, oppure ritratti nell’onirico segmento dei loro pensieri, in attimi che sfuggono ad una decifrazione razionale completa e che spalancano le porte al simbolismo. E proprio questo elemento costituisce una delle chiavi di lettura che meglio si addicono ad Onali: le immagini che egli impiega, rimandano infatti a “significati-altri” rispetto a ciò che è impresso nella raffigurazione, poiché “quel che più conta” è la ricerca, lo sforzo della comprensione, “meta ultima” verso la quale il pittore intende spingere il pubblico.

Le figure ed i paesaggi, scomposti e decontestualizzati, danno dunque vita “a scenari” astratti e curvilinei, che altro non sono, in fondo, che “la percezione dell’artista”, visioni di un fanciullo che si approccia alla realtà con purezza e gioco, ammirando tutto con stupore.

Intellettuale inquieto, Onali ha conosciuto fino in fondo l’arte del Novecento e ne è stato uno dei maggiori interpreti. Nelle sue tele -eco di un’interiorità che non teme di emergere- la ricerca astratta, ed in parte informale, si lega, così, ad una lettura che antepone “l’armonia” allo “scandalo”, elemento -quest’ultimo- molto di moda nell’espressione della seconda metà del XX secolo. Andando controcorrente, con la sua “eticità artisitica”, Onali recupera, in qualche modo, l’aspetto “tradizionale” della pittura e l’originalità della sua poetica consiste proprio in questo “riutilizzo” delle categorie classiche, che vengono riviste, smontate, ricomposte, senza essere mai del tutto abbandonate, o disprezzate. Del resto, quale “pittore” può dirisi davvero tale, se non padroneggia al massimo gli strumenti e le conoscenze ereditate dai predecessori e dalla “tradizione”?

Coraggioso, nei soggetti che predilige e soprattutto nella capacità unica di mettersi a nudo, Onali è una delle voci più interessanti del panorama pittorico del XX secolo ed il suo stile “esistenzialista” riesce incessantemente ad emozionare, persino in un’epoca come la nostra, in cui “il cuore” è troppo spesso separato dall’arte.

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