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Giovedì, 7 Luglio 2022
Arezzo da amare

Opinioni

Arezzo da amare

A cura di Marco Botti

La chiesa di Sant'Agata a Saccione, il grande fascino che va oltre l'abbandono

Guardando le condizioni in cui versa oggi l’edificio, completamente infestato dalla vegetazione, viene da pensare che l’esistenza di Sant’Agata a Saccione è sempre stata una questione di sopravvivenza

Le pendici del monte Lignano accolgono luoghi di grande interesse storico e paesaggistico. Alcuni ben curati e valorizzati, altri in abbandono da tempo ma non per questo privi di fascino. Sul versante settentrionale che guarda la valle del Bagnoro, la località di Saccione fa parte di questi ultimi.

L’antico villaggio rurale, che deve il nome all’antroponimo romano Sacius, è formato da poche abitazioni riunite in posizione panoramica intorno alla ex chiesa parrocchiale. Emanuele Repetti nel suo “Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana”, pubblicato a fascicoli tra il 1833 e il 1846, descriveva Saccione come un luogo “fra vaghe colline coltivate a vigne, oliveti e sparse di ville”. Visitandolo oggi, vi renderete conto che poco è cambiato da allora. 

Per raggiungere la località, all’altezza del cimitero di Bagnoro vi basterà proseguire per la strada che sale verso Lignano, dopo aver attraversato i resti della Ferrovia dell’Appennino Centrale. Percorso un chilometro, si svolta a destra e fatte ancora poche centinaia di metri di strada bianca il campanile della chiesa di Sant’Agata a Saccione spunterà dalla vegetazione, indicando che siete giunti alla meta.

Secondo Angelo Tafi l’edificio è di origine altomedievale. La sua datazione al VI/VII secolo sarebbe confermata anche dalla santa a cui è dedicato, una giovane catanese martirizzata, secondo la tradizione, nel 251.
La letteratura agiografica colloca il martirio di Sant’Agata nello stesso periodo di quello dei due protomartiri aretini Lorentino e Pergentino, quindi sotto le persecuzioni dell’imperatore Decio avvenute tra il 250 e il 251, in seguito all’editto che obbligava i cristiani ad abiurare la loro fede e i cittadini dell’impero a offrire sacrifici pubblici agli dei e all’imperatore. 

La chiesa di Sant'Agata a Scaccione

Il culto della santa siciliana ebbe un grande impulso grazie a papa Gregorio Magno nel VI secolo e si diffuse soprattutto nei territori presidiati dai bizantini o dove erano guarnigioni di mercenari goti al loro soldo. L’erezione della chiesa quindi risalirebbe quindi alla parte finale del VI secolo o alla prima metà del secolo seguente, periodo in cui i bizantini cercavano di resistere all’avanzata dei longobardi, creando una sorta di linea difensiva lungo lo spartiacque tra i bacini dell’Arno e del Tevere. Ancora Tafi osservava che delle tredici chiese dedicate a Sant’Agata in Toscana, menzionate dei Decimari due-trecenteschi, ben otto si trovavano nel territorio diocesano di Arezzo e più precisamente nella fascia subappenninica. 

Bisogna inoltre ricordare che nella valle del Bagnoro e nella vicina Valcerfone sono attestati culti pagani legati alle acque galattofore, che avevano la proprietà di favorire il latte delle partorienti. Li aveva studiati nel passato Vittorio Dini e li ha indagati negli ultimi anni Giovanni Nocentini. Con la diffusione del cristianesimo furono sostituiti dalla devozione per le “Madonne del latte” o per le figure collegate alla lattazione come Sant’Agata, a cui secondo la storia del martirio furono strappati i seni.

Nel corso del Quattrocento la chiesa di Saccione, dipendente dalla pieve di Sant’Eugenia al Bagnoro, venne unita alla chiesa della vicina San Martino a Lignano, situata più a monte, per formare una unica parrocchia. 
Nella visita pastorale del 20 aprile 1535 del vescovo Francesco Minerbetti la chiesa di “Sancte Agate de Saccione” figurava sotto il patronato della famiglia Testi. Il visitatore annotò che il tetto, le pareti e il pavimento erano antichi e in cattivo stato. 

L’8 aprile 1567 ci fu la visita del vescovo Bernardetto Minerbetti e il patronato era passato ai Marsuppini, ma avevano una parte anche le monache cittadine di Santa Maria Novella e quelle di San Benedetto. Le campane ancora presenti nel delizioso campanile a vela sono datate “1567”, viene quindi da pensare che furono collocate per celebrare l’evento con il presule aretino.

Il resoconto della visita apostolica del vescovo di Sarsina Angelo Peruzzi, eseguita per conto di papa Gregorio XIII nell’aprile 1583, è impietoso. Lo stato della chiesa era pessimo e il visitatore non salvò nulla di quello che vide. Ordinò che fosse sistemato tutto, dalle pareti al pavimento, dall’altare ai suppellettili, ma probabilmente fu fatto poco e nulla.

Nella visita pastorale di Pietro Usimbardi del 25 giugno 1592 il parroco Bartolomeo di Rocco Cesti viveva nella canonica di San Martino a Lignano. Erano presenti 50 anime a comunione. 
Nella seconda visita dello stesso vescovo del 26 aprile 1599 si specificava che la chiesa parrocchiale principale era San Martino, mentre Sant’Agata veniva indicata come “chiesa annessa”, anche se in seguito quest’ultima tornò, forse dopo l’agognato recupero più volte rimandato, a essere la parrocchia principale. 

Guardando le condizioni in cui versa oggi l’edificio, completamente infestato dalla vegetazione, viene da pensare che l’esistenza di Sant’Agata a Saccione è sempre stata una questione di sopravvivenza, secolo dopo secolo. Alcune case che facevano parte del villaggio per fortuna sono state recuperate, ma la chiesa è nella più completa fatiscenza, con la breve scalinata del sagrato ormai illeggibile. La facciata, di proporzioni maggiori rispetto all’altezza del tetto, connotata da un timpano e una finestra circolare, mostra chiari segni di decadenza del suo intonaco. L’interno è inaccessibile, ma una immagine del recente passato ce la mostra completamente spoglia. Pensare che fino agli anni Ottanta del secolo scorso era ancora una parrocchia, anche se la popolazione era ormai ridotta a poche decine di persone. 

Rimane la banderuola di ferro sul tetto con la scritta “Santa Agata ora pro nobis”, che continua a ricordare, orgogliosa e commuovente, la presenza di questo antico luogo e il nome della santa a cui tanto tempo fa esso fu dedicato. 

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