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Il bilancio di Comanducci tra traguardi e rimpianti: "Back in time? Poteva diventare come la Città del Natale"

L'assessore al turismo e attività produttive del comune di Arezzo ha rassegnato le proprie dimissioni. Uno sguardo a 360° sugli ultimi cinque anni di lavoro

 

"Sono certo che con la giusta promozione Back in Time poteva essere il Natale dell'estate". L'unico rimpianto, se così si può chiamare, dell'assessore Marcello Comanducci è proprio questo: non essere riuscito a creare la terza edizione del festival che ha animato il centro storico cittadino nei primi anni del suo insediamento. La considerazione arriva insieme alla lettera di dimissioni con la quale ha rinunciato al proprio ruolo di amministratore. "Diciamo che già a dicembre 2019 avevo preso questa decisione - specifica - poi l'emergenza sanitaria ha allungato i tempi. La mia idea era quella di terminare il mandato e non ripresentarmi per una nuova corsa elettorale. In questi giorni si sarebbero svolte le elezioni, Arezzo avrebbe avuto un nuovo governo e io, in ogni modo, avrei portato a termine il mio incarico e sarei tornato a fare il mio lavoro. Ma adesso non posso più mantenere il ruolo, è incompatibile con le necessità aziendali delle mie imprese. Sia per me che per i miei soci è necessario dedicarsi a tempo pieno alle nostre aziende".

Dunque, volendo stilare un bilancio delle attività svolte durante il proprio mandato, cosa non rifarebbe?

"Sinceramente mi comporterei come ho fatto - spiega Comanducci - l'unico neo è non essere riuscito a trovare le economie giuste per fare una nuova edizione di Back in Time. Putroppo ho dovuto scegliere tra quello e le celebrazioni per i 50 anni della Fiera Antiquaria. Ho deciso di dare spazio alla manifestazione simbolo della nostra città e non mi pento affatto. Ma, allo stesso tempo, sono convinto che Back in Time aveva tutte le potenzialità della Città del Natale. Le strategie di marketing utilizzate erano le solite e dunque, è plausibile che l'evento sarebbe potuto decollare facilmente".

Si aspettava una trasformazione così importante dal punto di vista turistico?

"Sì - dice - ne ero certo. Arezzo è bellissima e il fatto che non fosse frequentata da turisti era dovuto ad una mancanza di interesse da parte degli aretini stessi. E' bastato davvero poco per mostrare quanto la nostra terra sia ricca di interesse e richiami attenzione. La città unita alla provincia ha un potenziale ricettivo e turistico davvero molto elevato. Sarà mio compito continuare a tenere un occhio su questo ambito in quanto, come già annunciato, rimarrò alla guida della fondazione Arezzo Intour (incarico non retribuito ndr)".

Consigli per chi prenderà il suo posto?

"A chi verrà dopo di me - spiega - suggerisco di sfruttare al massimo la Fondazione. Si tratta di un organismo snello, con caratteristiche uniche e non esiste in nessun altro comune italiano. Consente di fare promozione ed investimenti in maniera molto più agile e semplice. A chiunque amministrerà nei prossimi anni, di qualsiasi colore politico sia, dico di non smantellare quanto di buono è stato fatto ma fare tesoro di strumenti già avviati. L'emergenza Covid ha messo a dura prova il nostro tessuto imprenditoriale, per questo credo sia necessario stringere ancora di più i ranghi".

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