Andando per mostre e musei…

Mostre ed esposizioni. Il calendario dedicato alle rassegne di arte presenti nel territorio aretino.

Redazione Arezzo Notizie
Redazione Arezzo Notizie
Invia per email  |  Stampa  |   20 luglio 2016 10:43  |  Pubblicato in Cultura, eventi e spettacolo


Anghiari – 25 marzo /31 dicembre

Mostra “La Battaglia Svelata, nella storia e nel disegno di Leonardo Da Vinci” presso il  Museo della Battaglia e di Anghiari.  Aperta almeno per tutto il 2017 negli orari soliti del Museo: dalle 9:30 alle 13:00 e dalle 14:30 alle 18:30. Si potrà vedere la Battaglia di Anghiari in tutta la sua completezza. Il primo è un settore di studio in cui è presente tutto ciò che riguarda la Battaglia con le immagini provenienti da tutto il mondo in merito a questo tema, il secondo settore è legato alla storia vera e propria dell’evento in cui si evidenziano le cause e le conseguenze dello stesso, il terzo è un settore immersivo realizzato nella sua parte multimediale da Culturanuova in cui si può scoprire chiaramente e senza sensazionalismi tutto ciò che riguarda l’avvenimento e il dipinto

Arezzo – 25 maggio/6 giugno

Negli spazi espositivi di via Cavour 85 ad Arezzo visibile la mostra personale di Maria Bidini “Rarefatta intimità. La protagonista è un’autrice aretina. L’esposizione continuerà fino al 6 giugno. La personale è organizzata da Villicana D’Annibale, Inc. In occasione del vernissage saranno presenti l’artista e lo storico dell’arte Liletta Fornasari che presenterà la mostra. L’inaugurazione sarà accompagnata da un gustoso rinfresco. Giovedì 1 giugno, alle ore 18:30, un evento collaterale porterà il professor Claudio Santori a presentare il libro “La Pulzella di Toscana” dello scrittore aretino Leonardo Zanelli. Nel corso della serata interverrà anche l’autore. “Rarefatta intimità”, a cura di Danielle Villicana D’Annibale, in collaborazione con Maurizio D’Annibale, presenta una selezione di lavori che tolgono il respiro.  Le opere di Maria Bidini sono delicatissime. Ritratti e nature morte creati con pastelli, acquerello e gesso su tela: una tecnica mista unica e femminile. La mostra è accompagnata dal testo critico di Liletta Fornasari intitolato “MARIA BIDINI interprete sensibile di un’arte delicata”.

Breve biografia di Maria Bidini

Maria Bidini nasce ad Arezzo nel 1950. Fin da piccola si appassiona al disegno e alla pittura. Disegna o dipinge qualsiasi soggetto che possa suscitarle “emozioni”, nell’intento di poterle fissare e trasferire agli altri, prediligendo la figura umana e il ritratto. Per questo è in continua ricerca di nuovi spunti e nuove tecniche da apprendere, approfondendo la sua conoscenza sia dell’arte classica sia di quella contemporanea.
Ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Ha partecipato a concorsi ed estemporanee di pittura, ottenendo attestati e premi. È stata vincitrice del bozzetto per la Lancia d’Oro della Giostra del Saracino di Arezzo nel 2013. Nel 2014 ha vinto il Concorso Nazionale di Pittura “Senior 2014” di Orosei (NU). Nel 2015 ha vinto sia il IX Gran Premio Città di Savona – “La poesia degli interni”, sia il Concorso Nazionale ANAP di Marina di Ginosa (TA). Le sue opere, oggetto di pubblicazioni a carattere nazionale e internazionale, fanno parte di collezioni private e pubbliche. Un suo quadro a carattere religioso è esposto nella chiesa di Santa Maria Assunta a Puglia (AR). Esegue ritratti su commissione ed è membro del Cenacolo degli Artisti Aretini.
La personale di Bidini, a ingresso gratuito, rispetterà il seguente orario: da martedì al sabato dalle ore 16 alle ore 20; sabato 3 giugno e domenica 4 giugno dalle ore 12 alle ore 20; dietro appuntamento nei restanti giorni.  Per tutte le altre informazioni si prega di contattare Danielle Villicana D’Annibale a (+39) 338 600 5593 o alla seguente email: villicanadannibaleinc@gmail.com, o visitare nostro sito www.VillicanaDAnnibale.com. Si prega di seguire e condividere con Via Cavour 85 (@viacavour85Arezzo) su Facebook, Twitter (@ViaCavour85AR), e YouTube (youtube.com/user/villicanadannibale) o tramite gli hashtags #MariaBidini, #RarefattaIntimità, #DanielleVillicanaDAnnibale e #ViaCavour85.

Arezzo – 27 maggio/11 giugno

Le tele di Piero – mostra fotografica al fotoclub la Chimera logge Vasari

Arezzo – 20, 21, 27 e 28 maggio

Mostra fotografica #ifeel presso la Galleria Spazio Imago via Vittorio Veneto 33/20 www.imagoarezzo.com La mostra sarà aperta anche nei giorni 21, 27 e 28 maggio dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 20. Cinquantaquattro fotografi di Imago espongono in #IFeel. La mostra fotografica nasce con l’obiettivo di utilizzare le foto per immortalare le emozioni primarie della vita quotidiana e proporrà un eterogeneo percorso artistico che prenderà il via presso la Galleria Spazio Imago in via Vittorio Veneto 33/20. #IFeel avrà la particolarità di essere realizzata esclusivamente da fotografi alla loro prima esperienza espositiva, di cui l’associazione Imago ha deciso di valorizzare l’impegno artistico e creativo. La mostra si pone infatti in conclusione al “Corso di Fotografia Artistica ed Espressiva” che negli ultimi mesi ha accompagnato oltre settanta aretini alla scoperta dell’universo della fotografia come strumento per esprimere la loro personalità e la loro visione del mondo. Molti di questi aspiranti fotografi hanno accettato la sfida di mettersi concretamente alla prova nella realizzazione di una vera e propria mostra, lavorando sul tema comune delle emozioni. A garantire la qualità del progetto è il noto fotografo americano Frank Dituri che, giunto ad Arezzo come curatore artistico di #IFeel, ha valutato i singoli scatti e ha selezionato i migliori da esporre, arricchendo inoltre il percorso formativo degli allievi di Imago con una lezione dedicata al potenziale espressivo delle immagini. #IFeel sarà visitabile ad ingresso gratuito nei due fine settimana di sabato 20 e domenica 21 maggio, e di sabato 27 e domenica 28 maggio, con orario dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 20.00.

Arezzo – 5 maggio/23 luglio

Tristan’s Ascension di Bill Viola alla Galleria Ivan Bruschi di Arezzo

Arezzo – 11 maggio/4 giugno

Il centro benessere “Corpo e Mente” di via Tanucci 21, ad Arezzo, ospita “Gocce di Pandemonio”, mostra di pittura di Anna Magi a cura di Marco Botti. È il terzo appuntamento di “Forme astratte tra corpo e mente”, un progetto espositivo promosso dall’associazione culturale AltreMenti.
Il maggio di Corpo e Mente è nel segno del complesso universo creativo di Anna Magi, fatto di gestualità, libertà esecutiva e un utilizzo peculiare dei colori.
Nelle opere dell’artista foianese le immagini si intrecciano, scontrano, fondono e confondono. Le poliedriche forme scaturiscono e scompaiono le une nelle altre, per poi riemergere nuovamente in un vortice magmatico continuo che stordisce ed emoziona l’osservatore. Una profonda ricerca identitaria ma anche un inno all’imprevedibilità della vita, che nelle sue tante sfaccettature e contraddizioni ci pone ogni giorno di fronte all’incognito.
Il “domani non sa mai” sembrano suggerirci i dipinti in mostra, ma scoprire cosa succederà è l’avventura più eccitante del nostro effimero passaggio in questo mondo.

Arezzo – 6 maggio/28 maggio

Galleria 33 presenta Catrame, personale di Alessandro Bernardini, a cura di Tiziana Tommei. Il progetto espositivo propone opere realizzate dall’artista prediligendo due materiali: catrame e cemento. Il primo, da cui il titolo della mostra, è protagonista con una serie d’inediti, lavori realizzati a tecnica mista su tela o in forma di scultura-installazione. Cemento e catrame si estendono ad oggetti diversi, contaminandoli: si determinano così forme nuove, tanto trasfigurate e cristallizzate quanto, al contempo, ineluttabilmente fragili e fortissimamente delicate.

Testo critico.

Un liquido denso, nero e viscoso.

Dall’arabo qaṭrān, pece liquida, il catrame è una sostanza di odore intenso, pungente e di colore scuro. Tra gli usi, il primo è come impermeabilizzante. Un guscio, che avviluppa elementi diversi, tele e oggetti. Questi, sommersi e nascosti, trasmutano e acquisiscono un nuovo status, caratterizzato da un’estrema fragilità fisica e materiale. Il catrame, al pari del cemento, ricoprendo la tela la rende epidermicamente delicata e più facilmente passibile di rottura. Si possono generare lesioni e fenditure, fino alla desquamazione e alla perdita irreparabile di materia. Anche in opere come queste, in cui il peso del materiale insiste sulla leggerezza della tela, resta centrale il nodo concettuale. Sotto c’è la volontà di dissimulare, ricorrendo ad una coltre solida e compatta, coprente e impenetrabile, con la consapevolezza che nulla possa essere realmente e interamente riposto. La questione formale resta salda, come fondamentale matrice, a partire dal processo d’ideazione. Un’estetica incentrata sull’essenzialità, che non vuole mai eccedere nel tentativo di veicolare, anche mediante questo aspetto, una incessante e mai finita sete di levità. Questa componente deve essere connessa ad un ulteriore carattere interno alla ricerca di Bernardini: la centralità dello spettatore, o meglio ancora del “fattore umano”. Le azioni e le creazioni dell’autore, le sue idee e le sue opere hanno sempre quale punto di origine colui che le osserva, con le sue reazioni, il suo sentire e le sue osservazioni.  Il pubblico è per questi un elemento ineludibile e per tale ragione è sempre chiamato a svolgere un ruolo attivo. Il coinvolgimento avviene in questo caso specifico mediante una mise-en-scène, ideata dall’artista. Il tema è la strada, intesa sia come superficie fisica (si pensi alla scelta dei materiali), che come luogo d’incontro, di passaggio e d’interazione. Dunque, anche in tal senso emerge una forte attenzione all’elemento umano e alla comunicazione, prima ancora che agli oggetti, fino alle opere stesse, che divengono così tramite per questo dialogo.

Alessandro Bernardini.

Classe 1970, imprenditore. Avvia la sua ricerca in ambito artistico nel 2011. Curiosità, sperimentazione ed esigenza di creazione portano alla sintesi in forme semplici –  solo apparentemente leggere e giocose – di emozioni, pensieri e accadimenti. Minimalismo e concetto sono i due cardini entro cui egli assembla e spesso cela le sue “costruzioni”: talvolta parte dall’object trouvé per montare una storia entro lo spazio ridotto della tela; altre volte è la ricerca dei vocaboli utili alla narrazione che segue il concetto; infine, in certi casi è la materia che nasconde e chiude, cementificando, qualcosa di già definito, ultimato e scritto.

Ha esposto in esposizioni personali, collettive e in occasione di eventi speciali con formula di solo e group show. Tra le mostre si citano “Light night” Galleria 33, “Tela bevi” e “TELAindossi” presso Vineria al 10, la tripersonale in veste di special guest alla Torre del Castello a Subbiano, “Fausti” presso la Secret Gallery di Luciferi Fine Art Lab ad Arezzo. Vive e lavora tra Arezzo e Firenze.

Informazioni tecniche.

Catrame inaugura sabato 6 maggio alle ore 19.00 in via Garibaldi 33 ad Arezzo. Esclusivamente per l’apertura avrà luogo una performance ideata dall’artista. La mostra resterà visitabile su appuntamento fino al 28 maggio 2017 presso Galleria 33.

Arezzo – 28 aprile/29 maggio

Prorogata fino al 4 giugno la personale di Roberto Ghezzi “PHYSIS. I codici dell’invisibile”, allestita alla Galleria comunale di arte contemporanea di piazza San Francesco e curata da Ilaria Margutti.

La mostra è un originale progetto dell’autore cortonese, frutto di una lunga indagine che lo ha portato all’abbandono dei consueti strumenti pittorici in favore di una nuova concezione. Il visitatore si trova in una full immersion multisensoriale in cui scopre che Ghezzi, coadiuvato dal videomaker Andrea Cocchi e dal fotografo Daniele Baldiserri, ha consegnato le tele ai paesaggi da sempre dipinti e lasciato agli elementi della natura l’onere di sedimentarsi sulle tele stesse per diventare arte…fici.

Ingresso gratuito dal martedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19, sabato e domenica dalle 10 alle 20.

“Physis. I codici dell’invisibile”: il nuovo progetto artistico di Roberto Ghezzi

Arezzo – 22 aprile/4 giugno

“Musica della Storia d’Italia 1920 – 1945. Da Giovinezza a Bella ciao”: ecco la mostra

Arezzo – 1° aprile/31 maggio

It was 50 years ago today. Un omaggio della pop art italiana ai Beatles – prorogata fino al 31 maggio.

Arezzo – 1 aprile/2 luglio

Attore dilettante e pittore professionista. Le opere di Dario Fo in mostra ad #Arezzo

Arezzo 1 aprile/1 novembre

Non è la solita mostra. E’ un duplice viaggio: nel tempo, perché ha luogo più di cento anni fa, tra il 1850 e il 1910. E nello spazio, attraverso l’Europa e il Mediterraneo, dai fiordi norvegesi alle piramidi dell’Antico Egitto, alla scoperta di un mondo che non esiste più, dove Istanbul si chiamava Costantinopoli e a Roma si poteva assistere alle esecuzioni capitali con ghigliottina. Ed è un viaggio straordinario, in 3D: tecnica oggi diffusa al cinema e in televisione, ma inventata nella seconda metà dell’800. Allora si chiamavano stereoscopie, ma l’effetto era lo stesso: “entrare” nelle immagini, quasi a toccare con mano cose e persone, sentendosi dentro a quel luogo, in quel preciso momento. 

Il Polo Museale della Toscana e Munus, società concessionaria dei servizi museali che da anni porta avanti ad Arezzo un progetto di valorizzazione della Basilica di San Francesco / Affreschi di Piero della Francesca, del Museo Archeologico Gaio Cilnio Mecenate e del Museo di Casa Vasari, presentano, negli spazi espositivi di San Francesco e al Museo Archeologico, una esposizione dedicata al Grand Tour, quel favoloso, ormai mitologico, viaggio che i nostri avi intraprendevano, partendo da tutte le nazioni d’Europa, alla scoperta della storia, dell’arte e della cultura delle grandi capitali europee, dell’Italia e fino a Costantinopoli, a Gerusalemme e alle piramidi dell’Antico Egitto. 

Uno dei souvenir più ricercati quali memorie tangibili della grande esperienza del Grand Tour era costituito da fotografie stereoscopiche, una tecnica fotografica che trasmette un’illusione di tridimensionalità, analoga a quella generata dalla visione binoculare del sistema visivo umano, che può essere considerata la prima versione del 3D. Ciò generava nell’osservatore meraviglia e sorpresa per l’effetto tridimensionale della scena, mettendolo in una relazione del tutto personale e individuale con il soggetto della fotografia.

La mostra Il Grand Tour e le origini del 3D, che si terrà negli spazi espositivi della Basilica di San Francesco e avrà una sezione dedicata all’archeologia presso il Museo Archeologico Nazionale Gaio Cilnio Mecenate, presenta una ricca collezione di queste fotografie stereoscopiche che documentano gli itinerari del Gran Tour e i suoi luoghi più celebri e visitati che, poi, sono gli stessi del contemporaneo turismo mondiale. Le fotografie stereoscopiche presentate in mostra ripercorrono infatti tutti gli itinerari principali dell’Ottocento e del Novecento e ne toccano tutte le tappe, offrendo al pubblico di oggi la rara possibilità di rivedere come dal vero, in 3D, le immagini di quel meraviglioso viaggio.

SEZIONE DELLA MOSTRA PRESSO GLI SPAZI ESPOSITIVI DI SAN FRANCESCO

300 fotografie originali fanno di questa mostra un evento d’eccezione e un’occasione da non perdere. Una sezione della mostra sarà dedicata ad Arezzo, grazie alla collaborazione con il Fotoclub “La Chimera”, che fornirà un importante documento storico sull’evoluzione della città tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.

Carriera lanciata contro Buratto Re delle Indie in una giostra dei primi anni ’30

La mostra presenta anche alcune attrezzature originali: macchine fotografiche stereoscopiche e visori stereoscopici, dalle versioni pieghevoli “da viaggio”, a quelle “da tavolo” fino agli apparecchi più prestigiosi, “da terra”, che i più fortunati potevano esibire nelle loro abitazioni.

La mostra è arricchita da un cortometraggio innovativo e spettacolare in 3D: realizzato utilizzando le stereoscopie originali esposte in mostra e arricchito da animazioni 3D, effetti speciali, e una colonna sonora originale, il cortometraggio condurrà il visitatore in un vero e proprio viaggio nel tempo attraverso l’Europa, il Nord Africa e il Medio Oriente. Il visitatore, dotato di occhialini 3D, si ritroverà a muoversi letteralmente «dentro» luoghi e città dell’Ottocento tra cui i fiordi norvegesi, San Pietroburgo, Praga, Vienna, Londra, Parigi, Granada, Siviglia, Algeri, Tunisi, Malta, Atene, Istanbul, Gerusalemme e le zone dei templi e dei tesori dell’antico Egitto. E in Italia Venezia, Verona, Milano, Torino, Genova, Bologna, Pisa, Siena, Firenze, Roma, Napoli, Pompei, Palermo e Agrigento.

SEZIONE DELLA MOSTRA AL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE GAIO CILNIO MECENATE

Il Museo Archeologico Nazionale Gaio Cilnio Mecenate ospiterà la sezione della mostra dedicata alle grandi scoperte archeologiche: Pompei, Ercolano, Pozzuoli ma anche gli scavi che hanno riportato alla luce l’Anfiteatro Romano di Arezzo. Le suggestive sale del Museo che custodiscono mosaici e reperti romani, tra cui i celebri vasi corallini aretini, accoglieranno una nutrita selezione di immagini che testimoniano il fascino che l’esplorazione dei siti archeologici esercitava sui viaggiatori del Grand Tour.

La mostra, promossa dalla Direzione del Polo Museale della Toscana e patrocinata dal Comune di Arezzo e dalla Regione Toscana, è curata dal Prof. Alberto Manodori Sagredo, organizzata da Munus in collaborazione con il Fotoclub La Chimera di Arezzo, la Link Campus University di Roma e con il contributo di Argenterie Giovanni Raspini e Caffè Corsini.

Arezzo – 6 maggio/23 luglio

Parte del Fuorimostra di Bill Viola. Rinascimento elettornico promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze nell’ambito del progetto Piccoli Grandi Musei. Tristan’s Ascension di Bill Viola alla Galleria Ivan Bruschi di Arezzo. Una collaborazione tra Fondazione Palazzo Strozzi e Fondazione Ivan Bruschi, Amministrata da Nuova Banca Etruria, col Patrocinio del Comune di Arezzo. L’inaugurazione venerdì 5 maggio alle ore 17.

La celebre video installazione di Bill Viola Tristan’s Ascension sarà esposta dal 6 maggio al 23 luglio 2017 alla Galleria Ivan Buschi di Arezzo (Piazza San Francesco 1) in collegamento con la grande mostra monografica sull’artista in corso fino al 23 luglio a Palazzo Strozzi a Firenze. L’iniziativa si deve al ‘Fuorimostra’ di Bill Viola. Rinascimento elettronico promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze nell’ambito del progetto Piccoli Grandi Musei proprio in occasione della esposizione fiorentina. L’importante evento si svolge sulla base della collaborazione tra la Fondazione Palazzo Strozzi e la Fondazione Ivan Bruschi amministrata da Nuova Banca Etruria ed ha il Patrocinio del Comune di Arezzo. L’inaugurazione venerdì 5 maggio alle ore 17.

Se a Palazzo Strozzi i video dell’artista americano dialogano con opere di artisti come Paolo Uccello, Masolino e Pontormo, ad Arezzo l’opera Tristan’s Ascension è stata scelta con l’intenzione di creare suggestive analogie con gli affreschi del ciclo della Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca della vicina Basilica di San Francesco. Grazie alla tecnologia d’avanguardia che permette di ospitare eventi di grande impatto visivo e sonoro, la Galleria Ivan Bruschi ha consentito l’installazione di uno dei più suggestivi video dell’artista: una profonda meditazione visiva sul tema di amore e morte, luce e tenebre, simboli molteplici che scavano in profondità entro l’umana esperienza e in particolare sul dualismo tra corpo e anima.

In uno spazio vuoto e oscuro il corpo di un uomo giace su una grande pietra. Su questo iniziano a cadere gocce d’acqua che si fanno sempre più numerose con il passare dei minuti. Quella che appare come una leggera pioggia si trasforma presto in una tempesta che sembra riuscire a riportare in vita il corpo. Prima le braccia e poi il torso iniziano a muoversi. Alla fine tutto il corpo viene sollevato, letteralmente ascendendo verso l’alto mentre l’acqua inizia a cessare la sua caduta. Bill Viola, ammirando il ciclo di affreschi della Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca, nella Basilica di San Francesco ad Arezzo, ha dichiarato: “Qui non è come nei musei, che il quadro te lo trovi davanti, all’altezza dei tuoi occhi: gli affreschi arrivano fino al soffitto, devi sforzarti per vedere qualcosa. È un ambiente vivo, le pareti rinviano l’eco delle voci, dei passi…”.

L’installazione Tristan’s Ascension è stata scelta da Arturo Galansino e Kira Perov, curatori della mostra di Palazzo Strozzi, ed è stata inclusa da Carlo Sisi, curatore scientifico della Fondazione Ivan Bruschi, nelle iniziative della Fondazione stessa che mirano a valorizzare l’offerta culturale della città di Arezzo, le sue importanti risorse artistiche, le manifestazioni, come la Fiera dell’antiquariato, che l’hanno posta al centro del circuito collezionistico internazionale.

In occasione di questa esposizione, sabato 20 maggio alle ore 17.30 alla Galleria Ivan Bruschi si terrà una conferenza aperta al pubblico sugli affreschi della Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca e il suggestivo rapporto con il lavoro di Bill Viola. Interverranno Stefano Casciu, Direttore del Polo Museale della Toscana, Ludovica Sebregondi, Curatore della Fondazione Palazzo Strozzi, e Carlo Sisi, Consulente Scientifico della Fondazione Ivan Bruschi.

BILL VIOLA / BIOGRAFIA

Bill Viola (New York, 1951) è riconosciuto a livello internazionale come uno dei più importanti artisti del nostro tempo. Pioniere della videoarte, nell’arco di una carriera di oltre quaranta anni Viola ha lavorato con un’ampia varietà di media, realizzando opere oggi esposte nei più importanti musei del mondo. Suoi temi di riferimento sono esperienze umane universali come la nascita, la morte, il disvelamento della coscienza, che egli elabora attraverso il confronto con fonti artistiche occidentali e orientali e il riferimento a tradizioni religiose come il buddhismo zen, il sufismo islamico e il misticismo cristiano. Viola ha rappresentato gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia del 1995 e tra le sue principali mostre personali si segnalano: Bill Viola: A 25-Year Survey al Whitney Museum of American Art a New York nel 1997, The Passions presso il J. Paul Getty Museum di Los Angeles nel 2003, Hatsu-Yume (First Dream) al Mori Art Museum di Tokyo nel 2006, Bill Viola. Visioni interiori al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 2008, Bill Viola presso il Grand Palais di Parigi nel 2014. Due grandi installazioni dell’artista, Martyrs (Earth, Air, Fire, Water) (2014) e Mary (2016), parte della collezione della Tate Gallery, sono in esposizione permanente presso la Cattedrale di St. Paul a Londra.

Tristan’s Ascension – Galleria Ivan Bruschi, Piazza San Francesco,1. Aperta dal 6 maggio al 23 luglio Orario: 10-13;14-18 – Chiuso il lunedì

INGRESSO: 8€ INTERO – 6€ RIDOTTO (studenti, minori di 18 anni, maggiori di 65 anni, soci Coop, soci FAI, soci Touring Club, possessori del biglietto degli affreschi della Leggenda della Vera Croce, possessori del biglietto della mostra Bill Viola Rinascimento elettronico a Firenze). Il biglietto della Galleria Bruschi consente la riduzione del biglietto per la mostra Bill Viola Rinascimento elettronicodi Palazzo Strozzi a Firenze (costo ridotto pari a 9,50€).

INFO: Fondazione Ivan Bruschi, Corso Italia 14 – Arezzo (tel. 0575/354126)

Arezzo – In concomitanza con le Fiere Antiquarie di marzo, aprile, maggio, giugno

“La lanterna magica, un ritorno ai primordi del cinema” sarà la prima delle tre grandi mostre collaterali alla Fiera Antiquaria di Arezzo che vedranno il loro sviluppo nell’interno 2017 grazie al rapporto già consolidato nello scorso anno fra l’ente comunale ed il Museo dei Mezzi di Comunicazione. La mostra, curata dal direttore e dalla vicedirettrice del Museo, Valentina Casi, vede il Gioco ed il senso della VISTA principi dell’allestimento. Il visitatore, addentrandosi nel percorso espositivo si troverà immerso nel fantastico mondo della LANTERNA MAGICA. Ma che cos’è questo “magico” congegno? Lo strumento nacque e si sviluppò come vero e proprio antenato del Cinema. In chiave moderna lo potremmo definire come un proiettore di immagini, in gran parte dipinte a mano su vetro, su una parete o uno schermo appositamente predisposto in una stanza buia, grazie alla presenza di una fonte luminosa, spesso una candela o un lume ad olio, al suo interno. La mostra sarà aperta ad ingresso gratuito durante le fiere antiquarie di marzo, aprile, maggio, giugno e non solo. Visite guidate arricchite da attività storico – didattiche sono disponibili su appuntamento contattando il Museo (0575 377662) o l’ufficio SUAP e Attività Economiche (0575 377760).

Bibbiena – 8 aprile/28 maggio

Il CIFA, Centro Italiano della Fotografia d’autore di Bibbiena, ente nato per volontà della FIAF, la storica Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, presenta la mostra fotografica “Alla luce dei fatti”, che si terrà da sabato 8 aprile a domenica 28 maggio da un incontro con l’autore. La mostra è una retrospettiva del lavoro di Mauro Galligani. Con oltre mille servizi realizzati in ogni parte del mondo, Galligani è uno dei fotogiornalisti più importanti del nostro dopoguerra e ha collaborato con alcune delle più importanti testate al mondo. Nelle 16 celle e nel corridoio del CIFA, la mostra si sviluppa per grandi temi, che suddivisi per aree geografiche, percorrono alcuni degli eventi politici, sociali e di costume che hanno fatto la storia tra gli anni’ 70 e i giorni nostri.
Mostra fotografica di Mauro Galligani “Alla luce dei fatti” Tel. 0575 1653924 – Cell. 349 2335011
Ingresso: Gratuito. Incontro con l’Autore: Sabato 8 aprile 2017 ore 15.00 – 17.00. Orario mostra: da martedì a sabato 9,30 / 12,30 e 15,30 / 18,30 – domenica 10,00 / 12,30. Per maggiori informazioni: http://www.centrofotografia.org/

Bibbiena – 20 maggio/15 giugno

ExpArt studio&gallery, in via Borghi 80 a Bibbiena presenta “Maschere”, doppia personale di Chiara Passalacqua ed Enrica Passoni e a cura di Silvia Rossi. L’esposizione, a ingresso libero e gratuito, sarà visitabile dal martedì al mercoledì con orario 15/19, dal giovedì al sabato con orari 9,30/12 e 15/19, o su appuntamento.
La mostra “Maschere” mette a confronto le opere di Chiara Passalacqua ed Enrica Passoni, due artiste che si confrontano attraverso il medium fotografico, indagando la potenza del ritratto e delle sue sfaccettature. Entrambe “coprono” i volti, esaltandone però così la capacità comunicativa. La maschera, sia essa fisica, reale o concettuale, cambia la fisionomia dei volti, da una parte esaltandone le peculiarità, dall’altra annullandola, rendendo così universale lo stato d’animo celato all’interno di quel guscio di carne attraverso il cui comunichiamo più di quanto, a volte, non vorremmo. La Passalacqua interviene sui suoi soggetti con l’argilla, materiale che sa essere tanto morbido quanto immobile. Essa interagisce con i suoi soggetti mettendone a nudo ed esaltandone ogni dettaglio, ogni storia vissuta e intuibile. L’artista ha iniziato il progetto lavorando sul proprio volto creando: “una maschera di me stessa bloccata, costretta dentro al materiale” per poi, successivamente, trasportare il progetto su soggetti diversi ed eterogenei. La Passoni, all’inverso, annulla la presenza materica del volto. Il suo lavoro, che parte dal medium fotografico, ma il cui risultato finale sfugge a una definizione certa, si interseca con scene e soggetti dal taglio stretto, i cui luoghi rimangono ignoti e il contesto è affidato solo alla sensazione del fruitore. Le sagome, i gusci vuoti che rimango dopo il suo intervento, hanno però la capacità di narrare, con delicatezza, momenti ed emozioni fragili ed eterei.

www.expartgallery.com

Castelnuovo dei Sabbioni – 27 maggio/31 dicembre

Sabato 27 maggio Alle 11 presso l’Auditorium del Museo Mine verrà inaugurata la mostra “Mithra, un Dio orientale in Valdarno”. Il gruppo scultoreo, rinvenuto per caso dietro alla Pieve del Capoluogo nel 1974, resterà esposto fino a dicembre e racconterà le origini remote del territorio anche attraverso immagini, disegni, video ed antiche mappe.

La mostra:

Accadde di marzo del 1974. Un marzo freddo, che non impedì però a due ragazzi di Cavriglia, Gianni Grotti e Mauro Ferrucci, di afferrare un carretto a sterzo in legno e di giocare lungo un cantiere di un’abitazione alle spalle della Pieve di San Giovanni, vicino ad un campo di olivi. Tra una corsa e l’altra, all’improvviso, videro spuntare da un mucchio di terra nei pressi del cantiere un sasso bianco, troppo bianco per essere una pietra naturale. Si avvicinarono e capirono che non si trattava di un macigno qualunque, ma di una statua mozzata. Raffigurava un uomo a cavallo di un toro nell’atto di pugnalare la bestia al collo. Ma il pezzo era stato in parte distrutto e la scena non era ben riconoscibile. I due ragazzi presi dall’euforia afferrarono la statua, la caricarono sul carretto e la portarono a casa. Il padre di uno di loro, stupito per la clamorosa scoperta, allertò i carabinieri, che si occuparono di far trasportare il pezzo presso il Museo Archeologico di Arezzo tramite la Sovrintendenza, per effettuare studi ed analisi approfondite. Da queste emerse che quella statua non era un pezzo qualunque, un abbellimento antico, un oggetto di decoro di un’epoca remota, ma la prova provata che Cavriglia era stata presumibilmente fondata dagli antichi romani, forse su un avamposto etrusco. Già, perché quella statua raffigurava il “Dio Mitra nell’atto di uccidere il toro”, una scena topica e purtroppo nel corso dei secoli completamente dimenticata insieme al culto stesso della divinità.  Mitra, che presenta molte analogie con la figura di Gesù Cristo, è un’importantissima divinità dell’induismo e della religione persiana, ma anche un dio ellenistico e romano, che fu adorato nelle religioni misteriche dal I secolo a.C. al V secolo d.C. Non è chiaro quanto vi sia in comune fra questi tre culti. Benché “Mitra” sia un nome di divinità molto antico, le notizie sui suoi culti sono scarse e frammentarie. Quello ellenistico/romano non ha lasciato alcun testo e sembra molto diverso dal Mitra dei Veda e dello zoroastrismo. Sta di fatto però che dall’Oriente venne importato dagli eserciti romani fino in Europa e venerato anche nelle nostre terre, tra le quali, evidentemente, anche a Cavriglia.

Nel corso degli ultimi quarant’anni quella statua è stata depositata e conservata presso i magazzini del Museo Archeologico di Arezzo, ma purtroppo mai esposta al pubblico. L’Amministrazione Comunale di Cavriglia, in collaborazione con la Sovrintendenza ed il Ministero ai Beni culturali, per la prima volta esporrà nell’Auditorium del Museo Mine di Castelnuovo dei Sabbioni l’opera fino alla fine del 2017 in modo da diffondere la storia del Dio, del suo ritrovamento e delle origini romane di Cavriglia e del Valdarno. A curare il progetto allestitivo, la raccolta documentale e la ricerca storica, che all’interno della mostra illustrerà anche gli scavi di Alvaro Tracchi e del Comune di Cavriglia avvenuti negli anni sessanta e negli anni ottanta dietro alla Pieve di San Giovanni e che riportarono alla luce le fondamenta di una strada e di una villa romana, sono state le archeologhe Stefania Berutti e Silvia Nencetti di Camnes, il Centro Internazionale di Ricerca, formazione e tutela per l’Archeologia del Mediterraneo e del vicino oriente, codiretto da Stefano Valentini.  

Finalmente il nostro progetto dopo tanto lavoro è arrivato a compimento – ha detto l’Assessore alla Cultura del Comune di Cavriglia Filippo Boni -. Grazie alla collaborazione con Soprintendenza, Ministero ai Beni Culturali e Istituto Camnes diretto da Stefano Valentini riporteremo a Cavriglia la statua della Tauromachia, il dio Mitra che uccide il toro, risalente al primo  – secondo secolo dopo Cristo, rinvenuta a metà degli anni ’70 dietro la Pieve di Cavriglia alta. Il gruppo è molto importante e racconta una storia perduta e dimenticata per troppi anni, ovverosia la storia romana di questo territorio, non solo di Cavriglia, ma anche di tutto il Valdarno. Quella statua sta a significare un concetto importante: il dio Mitra venerato soprattutto dalle milizie, originario del medioriente, indica che in quella zona esisteva un nucleo urbano abitato, forse una villa romana, o più di una, e che nell’ipogeo, in una costruzione sotterranea, si venerava questa divinità. Gli scavi di Alvaro Tracchi degli anni sessanta nella zona in oggetto, i cui disegni saranno esposti nella mostra, vanno proprio in questa direzione. Siamo orgogliosi di poter svelare alla comunità di Cavriglia e del Valdarno una storia perduta e dimenticata che ci permette di affrontare con sguardo più consapevole il nostro passato. Ringraziamo profondamente l’Istituto Camnes, la Sovrintendenza e tutti coloro che hanno lavorato e creduto in questo progetto fondamentale per la storia di tutti noi“.

Monte San Savino – 22 aprile/25 giugno

Montevarchi – 13 maggio/9 luglio

Settima edizione della mostra “FotografArte” organizzato dal Circolo Fotoamatori F. Mochi di Montevarchi all’interno del Cassero per la Scultura. Sarà l’occasione anche per festeggiare il settimo compleanno del Museo aperto nel 2010.L’evento è diventato un appuntamento tradizionale sia per il Cassero che per i Fotoamatori in quanto proprio nel mese di maggio si chiude l’annuale corso di fotografia organizzato dall’associazione con una mostra fotografica degli allievi all’interno della Sala dello Statuario del Museo Civico del Cassero. L’Associazione Fotoamatori Francesco Mochi nasce da un gruppo di appassionati nel 1964, ha quindi compiuto 50 anni ormai tre anni fa, quando con una serie di manifestazioni ed un libro che ne ripercorre la storia, scritta e fotografica, ha festeggiato il mezzo secolo di vita.Tra i circoli fotografici più prestigiosi d’Italia ormai da anni, è un punto di riferimento per tutti i cultori di questa passione che coinvolge un numero che oscilla tra i 120 e i 150 soci affiliati, molti dei quali provenienti da corsi di fotografia che il fotoclub organizza annualmente nel periodo invernale. I corsi si prefiggono l’obbiettivo, oltre che essere una valida iniziativa didattica per chi vuole imparare l’arte fotografica, anche di avvicinare tanti giovani a quella che non si può semplicemente definire una passione, la fotografia è prima di tutto anche cultura e storia, racconto e memoria di un territorio, e Montevarchi ha avuto da sempre queste caratteristiche nel suo dna, fin da quando i Vestri aprirono il loro storico primo laboratorio di fotografia proprio nella cittadina valdarnese. La collaborazione con il Cassero testimonia anche la vivacità dei gestori del Museo che in pochi anni hanno stabilito un rapporto importante con il mondo associativo culturale e sociale della città. La mostra resterà aperta, durante l’orario di apertura del museo, fino al prossimo 9 luglio.

Montevarchi – 11 maggio/30 maggio

Al centro sociale della Bartolea mostra dal titolo “Ma che razza di razza! Praticamente diversi” – Strumenti per disimparare il razzismo. Si tratta di una mostra interattiva rivolta agli studenti delle classi terze della Scuola Secondaria di I°grado e della Scuola Secondaria di II°grado che resterà aperta fino al 30 maggio. Le visite sono gratuite e su prenotazione. Tutte le mattine, dal lunedì al venerdì, un apposito servizio di segreteria sarà a disposizione degli utenti per informazioni e prenotazioni dei gruppi visita. Il percorso cerca di indagare sull’immaginario dei ragazzi, stimolando la riflessione e lo sviluppo di capacità critiche indispensabili per individuare le forme dissimulate di discriminazione e di razzismo presenti nella nostra vita quotidiana. Il razzismo è un fenomeno culturale un modo diffuso di interpretare la realtà tipico della nostra cultura,perché socialmente appreso, cosi come è stato imparato può essere disimparato. Categorizzazioni,pregiudizi,stereotipi verranno sottoposti all’attenzione della classe. Il percorso si basa sull’apprendimento esperienziale: i ragazzi saranno invitati di volta in volta a mettersi nei panni degli altri, a risolvere enigmi, a dare definizioni, a fare scelte, e l’apprendimento verrà raggiunto mediante la  riflessione in merito alle esperienze vissute e alle scoperte fatte in prima persona.  Le scuole del Valdarno hanno risposto positivamente all’invito a partecipare e l’affluenza alla mostra ha già raggiunto il numero massimo di posti disponibili con un’affluenza di 2 classi per ogni mattina di apertura. Essendo un’esposizione interattiva, l’esperienza necessita della conduzione degli educatori e non può essere ad accesso libero. Qualora ci fosse interesse, da parte di Associazioni o gruppi di adulti, a partecipare a questa esperienza occorre fare riferimento alla Sez. Soci Coop di Montevarchi.

San Giovanni Valdarno – 3 giugno/18 giugno

Nell’ edizione 2017 di “Obiettivo Masaccio” esporranno autori di fama internazionale quali Gabriele Micalizzi , vincitore del primo Master of Photography , in onda su Sky Arte, e talenti emergenti come Alessandro Montanari , che ci mostrerà la sua fotografia psicologica che lo ha reso famoso in Italia. La terza mostra in collaborazione con “SAY I DO ”, che, dopo lo straordinario successo del 2013, allestirà un nuovo evento sulla fotografia di matrimonio a cura di fotografi di calibro internazionale: Dennis Berti, Franck Boutonnet, Cafa Photo, Fortunato Caracciolo, Rino Cordella, Andrea Corsi, Emin Kulyiev, Victor Lax, Look Fotografia, Tudor Marius, Fabio Mirulla, Edoardo Morina, Theilen Photography, Daniele Vertelli.

Esposizioni: “Dogma” di Gabriele Micalizzi – Pieve di San Giovanni Battista, Piazza Cavour ed installazione in Via Peruzzi
“Tales of Lamu” di Alessandro Montanari – Ex Ceramica, Via Mannozzi 18 – primo piano “Say I do” Autori vari – Università di Geotecnologie, Via Vetri Vecchi 34

INGRESSO LIBERO
Programma completo ed aggiornato su www.obiettivomasaccio.it

Sansepolcro – 12 febbraio/4 giugno

1.CaravaggioNegli spazi espositivi del Museo Civico, allestita la mostra “Nel segno di Roberto Longhi. Piero della Francesca e Caravaggio” che apre una ricca stagione espositiva, che proseguirà da giugno con la mostra “Luca Pacioli. Tra Piero della Francesca e Leonardo”. Da febbraio a novembre la visita del museo sarà dunque l’occasione per ammirare importanti opere dei grandi maestri dell’arte italiana in dialogo con i capolavori di Piero della Francesca. Con il rientro a Sansepolcro della Madonna della Misericordia, dopo il successo dell’evento milanese a Palazzo Marino, il Museo Civico torna a essere al centro dell’offerta culturale con la mostra: “Nel segno di Roberto Longhi. Piero della Francesca e Caravaggio”, che sarà aperta al pubblico dal 12 febbraio al 4 giugno. La mostra presenta un inedito accostamento tra Caravaggio e Piero della Francesca, che a prima vista potrebbe sembrare azzardato. Eppure, le motivazioni emergono se si guardano i due artisti, tra loro così lontani e diversi, nel segno di Roberto Longhi. Entrambi, infatti, furono studiati e ‘riscoperti’  dallo storico dell’arte già a partire dai suoi anni formativi.

Stia – 8 aprile/3 settembre

Il ciclo di eventi “Ieri ed oggi: personaggi nella tessitura”, che il Museo dell’Arte della Lana ed il Laboratorio Tramandiamo dedicano alle più rilevanti figure del mondo tessile del passato e del presente, giunge al 5° appuntamento. Sabato 8 aprile alle ore 16:00 sarà inaugurata  la mostra “Fili e Forme di Dea Leidi”.  

Dea Leidi è una tessitrice per passione, formata presso le più autorevoli scuole tessili della Toscana; considera i suoi tessuti una sorta di divertissement, tessendo cerca di far assumere forma e volume alle sue opere che assumono molto spesso una sorta di tridimensionalità. Sfruttando le caratteristiche dei materiali, inserisce nodi, tagli e imbottiture, a volte raddoppia l’ordito, scombina i rimettaggi e le armature per ottenere tessuti meno piatti, gradevoli non solo alla vista ma anche al tatto. La realizzazione è legata soprattutto alla disponibilità dei materiali che sono quasi sempre di recupero, Dea utilizza infatti scarti di lavorazione, abiti smessi, filati riciclati e tutto quello che le passa sotto gli occhi.

La tessitrice racconta che spesso proprio la non disponibilità di filati “belli e perfetti” è stata di stimolo: con materiali nuovi, quantità giuste, colori sempre uguali nelle sfumature è più facile tessere, ma il risultato è meno personale, quindi le difficoltà sono per lei diventate opportunità. Mettendo in pratica espedienti ben noti in una cultura del bisogno, ormai dimenticata, ha iniziato a realizzare stuoie e tappeti usando abiti smessi, soprattutto per gli amici che non volevano liberarsi del tutto di indumenti ai quali erano in qualche maniera affezionati. Così i loro vecchi abiti hanno avuto una nuova possibilità di uso domestico ed affettivo.

Il risultato è una produzione insolita  di abiti e pezzi di arredamento, tutti accomunati da una nota di stile inconfondibile e dal fascino tipico delle opere create con passione.

La mostra resterà allestita nella sala multimediale del Museo dell’Arte della Lana fino al 3 settembre 2017.

Informazioni ed orari di apertura: www.museodellalana.it

Contatti: info@museodellartedellalana.it – 338.4184121 – 0575.582216

Museo dell’Arte della Lana – Lanificio di Stia

della “Fondazione Luigi e Simonetta Lombard”

Via G. Sartori 2, Pratovecchio Stia (Ar)

Facebook: Museo dell’Arte della Lana

Instagram: museodellalana

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