Andando per mostre e musei…

Mostre ed esposizioni. Il calendario dedicato alle rassegne di arte presenti nel territorio aretino.

Redazione Arezzo Notizie
Redazione Arezzo Notizie
Invia per email  |  Stampa  |   20 luglio 2017 10:43  |  Pubblicato in Cultura, eventi e spettacolo


Anghiari – 14 aprile/8 luglio

Al Museo della Battaglia e di Anghiari da sabato 14 aprile a domenica 8 luglio 2018 verrà esposto uno studio di straordinario valore per il soggetto “Sant’Andrea Corsini alla Battaglia di Anghiari”. L’opera permetterà di scoprire una storia curiosa ed affascinante che metterà in luce un aspetto poco conosciuto, ma dagli importanti risvolti storici e artistici.

Giovan Battista Foggini (1652- 1725) fu uno scultore e architetto fiorentino. Fra le sue opere più significative figurano tre altorilievi marmorei, realizzati negli anni ottanta e novanta del 1600 dedicati ad episodi della vita di Sant’Andrea Corsini per la Cappella omonima situata all’interno della Chiesa della Santa Maria del Carmine. Fra questi c’è la scena in cui il Santo conduce alla vittoria l’esercito fiorentino nella battaglia di Anghiari. Foggini è unanimemente considerato il più grande interprete del barocco in Toscana.
Sant’Andrea Corsini (1301-1373) fu frate carmelitano e successivamente venne nominato vescovo di Fiesole. Apparteneva a una importante famiglia di Firenze. Il principale miracolo postumo a lui riconducibile è legato alla famosa Battaglia di Anghiari che si svolse tra le truppe fiorentine e quelle milanesi il 29 giugno del 1440.
La mostra è organizzata dal Museo della Battaglia e di Anghiari e dal Comune di Anghiari con la collaborazione dell’Istituto Centrale per la Grafica di Roma e della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Siena Grosseto e Arezzo. Sponsor: Toscana d’Appennino Società Cooperativa.

Arezzo – 10 maggio/9 giugno

Il centro benessere “Corpo e Mente” di via Tanucci 21, ad Arezzo, ospita “Atmosfere malinconiche”, mostra personale di Giuliano Trombini a cura di Marco Botti. È il secondo appuntamento di “Stimoli visivi tra corpo e mente”, calendario espositivo promosso dall’associazione culturale AltreMenti che sarà inaugurato, a ingresso gratuito, giovedì 10 maggio a partire dalle ore 20. A fare da colonna sonora all’aperitivo inaugurale ci saranno la voce e la chitarra di Andrea Ciri. Il musicista toscano proporrà pezzi del suo repertorio e cover.


LA MOSTRA

“Atmosfere malinconiche” porta ad Arezzo un grande maestro della pop art italiana da oltre quarant’anni: Giuliano Trombini.

Nelle opere del pittore ferrarese tornano le sue tematiche simbolo. I protagonisti sono spesso i giovani, catturati lungo le vie delle città, nelle periferie, seduti al tavolino di un caffè o di un ristorante in attesa di qualcosa o qualcuno che forse arriverà… o forse no.

Essi diventano simboli della condizione umana contemporanea, espressa mediante una poetica dolce e malinconica, in cui emergono il senso dell’isolamento, dell’incomunicabilità e della solitudine dell’uomo moderno.

«Incantati e rapiti ci immergiamo in quel mondo senza tempo, in cui passato e presente sono inseparabili, come amanti appassionati, fusi l’uno nell’altro in nostalgica armonia – ha scritto in passato Roberta Rotelli. – Il passato che si intuisce appartiene all’adolescenza dell’autore, quando si affermava il mito di Marilyn, quando cantautori e complessi musicali interpretavano un’intera generazione. La poetica di Trombini è fortemente legata a questo passato che l’autore trasforma magicamente in un presente continuo, dove, paradossalmente, è l’apparente staticità che scandisce il trascorrere del tempo».

“Atmosfere malinconiche” è anche la nuova tappa del “Trombini across Tuscany. The unconventional art tour”, un progetto itinerante che vedrà il noto esponente della pop art italiana esporre per tutto il 2018 nel territorio toscano. Eventi sempre nuovi, allestiti in luoghi “non convenzionali” per ospitare mostre d’arte, ma che invece andranno a creare un sorprendente e stimolante connubio tra il linguaggio del pittore emiliano e gli spazi scelti.

L’ARTISTA

Giuliano Trombini è nato nel 1953 a Tresigallo (FE), dove ancora oggi vive e lavora. Inizia la sua carriera come cartellonista e grafico pubblicitario e contemporaneamente si dedica all’arte pittorica. Esegue murales, illustra copertine di libri, romanzi e fanzine, ricevendo riconoscimenti e premi. Dalla metà degli anni Settanta si indirizza alla pittura come attività esclusiva, trovando favorevole accoglienza in Italia e all’estero con personali e collettive. Dopo un’intensa ricerca tra surrealismo, simbolismo e pop art, negli anni Ottanta raggiunge un linguaggio distintivo, spontaneo e immediato, che lo consacra definitivamente nel panorama nazionale grazie a un’alchimia unica di colore, materia e luce. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private.

IL PROGETTO

Dal 9 marzo al 31 dicembre 2018 il centro benessere “Corpo e Mente” di Laura Giannini, in via Tanucci 21 ad Arezzo, ospita “Stimoli visivi tra corpo e mente”, un progetto promosso dall’associazione culturale AltreMenti e curato da Marco Botti, che quest’anno darà spazio a pop art, grafica d’arte e recycled art.

Le mostre si svilupperanno nella grande hall e nelle sale del centro benessere, esaltandone come sempre la vocazione artistica e poliedrica.

www.associazionealtrementi.altervista.org

Arezzo – 29 marzo/30 settembre 

Nel cuore di Arezzo negli storici spazi di Palazzo Chianini Vincenzi “Leonardo da Vinci genio universale”, mostra delle macchine funzionanti tratte dai codici di Leonardo da Vinci. Il genio vinciano continua quindi anche nel terzo millennio ad esercitare un fascino enorme. Leonardo incarnò in pieno, lo spirito universalista della Sua epoca, spaziando nel sapere umano e del Suo tempo: dall’invenzione e creazione delle macchine all’architettura, alla botanica, all’anatomia, alla fisica, alla filosofia, alle lettere, alla pittura e alla scultura, integrando le proprie competenze Leonardo Da Vinci dedicò la sua vita all’indagine della realtà. Attraverso i Codici, scritti e disegni in forma di appunti che ha redatto, da vita ad un corpus di incompatibile ricchezza, sublime universale. Le macchine di Leonardo furono già esposte ad Arezzo nel 2005 al Palazzo del Comune, con grande successo di pubblico. Ci auguriamo che ancora oggi, a distanza di 13 anni, come succede in molte parti del mondo, l’nteressamento per questo grande genio italiano, che tutti ci invidiano, ancora una volta non venga meno. La mostra durerà fino al 30 Settembre 2018 e sarà aperta tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 19.

Arezzo – 9/22 maggio

Negli spazi espositivi di via Cavour 85 ad Arezzo mostra collettiva “Le quattro grazie”. Le protagoniste, Susan Gesundheit, Jan Handtmann, Caryl Levy e Ruth Weisberg, sono tutti artisti di origine americane. L’esposizione con il vernissage ufficiale mercoledì 16 maggio alle ore 19, continuerà fino al 22 maggio. Siamo lieti di presentare le artiste americane che mostrano una selezione delle loro opere recenti, incisioni figurative. “Le quattro grazie: Susan Gesundheit, Jan Handtmann, Caryl Levy e Ruth Weisberg” a cura di Danielle Villicana D’Annibale, in collaborazione con Maurizio D’Annibale, avrà durata dal 9 maggio al 22 maggio 2018. In occasione del vernissage, mercoledì 16 maggio alle ore 19:00, sarà presente gli artisti statunitense, presentate dallo storico dell’arte Liletta Fornasari. La mostra sarà svolta a Via Cavour 85, 52100 Arezzo (AR), Italia ed è organizzata da Villicana D’Annibale, Inc. In occasione del vernissage sarà presente il giornalista Fabrizio Borghini per la trasmissione televisiva Incontri con l’Arte. La mostra gode della collaborazione dell’Associazione Toscana Cultura e della partecipazione del media partner Toscana TV.

Arezzo – 5 maggio/28 giugno

Al Circolo Artistico mostra personale di Andrea Ferrari. La nuova mostra, dal titolo Il Bel Mondo, si inserisce nel solco delle precedenti, La Migliore Società ( 2018) , Kabarett (2017), Espressioni del Doppio, l’inerenza e l’oltre ( 2017)  con dipinti inediti . La mostra è organizzata dalla Fondazione Atlante per la Maremma di Grosseto che ha come missione quella di promuovere l’arte e la cultura. Si terrà al Circolo Artistico di Arezzo che, fin dalla sua costituzione nel 1912, rappresenta per la città un importante punto di riferimento per la promozione di attività culturali e ricreative. Si svolgerà dal 5 maggio al 28 giugno presso le sale al piano primo. Un ricco percorso espositivo che, attraverso 22 dipinti, consente di compiere un intenso viaggio nel sogno e nella bellezza. Le opere si caratterizzano per le figure senza tempo pervase da una luce vivissima, che mostrano l’infinita ricchezza delle proprie emozioni. L’artista, che è anche scenografo, attore, regista e creatore di gioielli, nelle sue tele riesce a raffigurare mondi onirici che però interpretano e rimandano alla complessità dei rapporti umani.
Andrea Ferrari vive e lavora a Grosseto. Le sue opere sono presenti in prestigiose collezioni. Ha partecipato ad importanti esposizioni e ottenuto importanti riconoscimenti quali il Premio Internazionale Brunelleschi a Firenze nel gennaio 2018, Palazzo Panciatichi Ximenes, il Premio Effetto Arte a Venezia nel marzo 2018 alla Scuola Grande della Misericordia, ed il Premio Internazionale Van Gogh a Monreale nell’aprile 2018 al Complesso Monumentale Gugliemo II.
Orario : Dal martedi’ alla domenica dalle 15.30 alle 20
Informazioni: telefono: 057522686, cellulare 3397536803, email:  segreteria.artistico@gmail.com

Arezzo – 5 maggio/3 giugno 2018

Sonia Marcacci | Natura Preziosa 2018, mostra a cura di Michela Eremita e Paolo Torriti: 5 maggio – 3 giugno 2018; vernissage venerdì 4 maggio ore 17. Laboratorio di Conservazione e Restauro di Daniela Galoppi Palazzo Albergotti | Via Borgunto 26 | Arezzo. su appuntamento | info: 0575 299351. Natura preziosa 2018, è l’ultima collezione di gioielli di Sonia Marcacci. Saranno esposti presso il Laboratorio di Conservazione e Restauro dipinti di Daniela Galoppi ad Arezzo. Gioielli ed opere d’arte saranno combinati in un allestimento molto “dedicato” dove il richiamo tra le due forme d’arte servirà a impreziosire la natura di entrambe.

Arezzo 29 aprile-24 giugno

Pier Tancredi – DE-COLL’
Galleria Comunale d’Arte Contemporanea

Di seguito gli orari di apertura della mostra:
dal 29 aprile al 1 maggio: 10-13 16-20
dal 2 maggio al 24 giugno: 10-14 15-19 (lunedì chiuso)
ingresso gratuito

Tutte le info QUI

Arezzo – 4 maggio/20 maggio

Una mostra fotografica dedicata alla dimensione familiare all’interno di un progetto migratorio, tra scatti che evocano il tema della lontananza, il valore degli affetti e le fasi di crescita dei bambini ricongiunti. Questo lavoro, dal titolo “In famiglia”, è frutto del giovane fotografo aretino Massimo Soletti e sarà inaugurato venerdì 4 maggio alle 18 nei locali della Casa delle Culture, restando poi visitabile ad ingresso gratuito nei pomeriggi dal giovedì alla domenica fino al 20 maggio. Promosso in collaborazione con Acli, Fraternità Federico Bindi Onlus e Oxfam, il progetto documenta la storia e la presenza di una famiglia straniera in terra aretina che è impegnata per ottenere il ricongiungimento della figlia più piccola, una bambina di due anni rimasta nel Paese d’origine.

Arezzo – 21 aprile/24 giugno

Personale di Giacomo Piussi che ha riscontrato grande apprezzamento di pubblico. La mostra, nel cui ambito sono previsti intrattenimenti di musica e letteratura, proseguirà sino al 21 giugno 2018 con il seguente orario:
da giovedì a domenica dalle 16 alle 19 – sabato e domenica anche dalle 11 alle 13. Tutte le info qui

Bibbiena – 12 maggio/16 giugno

ExpArt Studio&Gallery, in via Borghi 80 a Bibbiena ospita “Surrealtà”, doppia personale di Elia Fiumicelli e Freaklab a cura di Silvia Rossi.

L’esposizione, a ingresso libero e gratuito, sarà visitabile dal martedì al mercoledì con orario 15/19, dal giovedì al sabato con orari 9,30/12 e 15/19, o su appuntamento.

Sabato 12 maggio, alle ore 16, l’apertura della mostra. Alle ore 17 il vernissage alla presenza dei due artisti, con l’aperitivo offerto da Bar Le Logge.

LA MOSTRA:

Pesci, uccelli, donne, cavalli e uomini. Fisionomie imprecise e oniriche, lineamenti delicati e trasfigurazioni inquietanti. A ExpArt va in scena “Surrealtà”, la mostra che vede protagoniste le opere del casentinese Elia Fiumicelli e del palermitano Freaklab.

I due giovani autori si incontrano quasi fortuitamente attraverso le rispettive ricerche. Uno pittore, Fiumicelli, e l’altro scultore, Freaklab, giocano, ciascuno con i propri mezzi, con elementi comuni che diventano al contempo strumenti ludici e di critica sociale.

I loro protagonisti traggono spunto dalla realtà fisica e culturale dei propri mondi di appartenenza per giocare con tratti, colori e lineamenti, stirando e allungando le linee, fondendo le forme e creando figure che vanno “oltre”.

Surreali per definizione, queste opere ci raccontano il mondo dei freak, delle passioni, dei sentimenti profondi. Ciascuna di loro ha un proprio linguaggio: chiaro e lampante ora, misterioso e indecifrabile un secondo dopo.

“Surrealtà” è un gioco continuo che invita l’osservatore a cogliere dettagli sempre nuovi e diversi, stimolando l’immaginazione quanto la riflessione, raccontando con i linguaggi di Fiumicelli e Freaklab il punto di vista privilegiato dell’artista contemporaneo sul mondo circostante.

GLI ARTISTI:

Elia Fiumicelli nasce a Montevarchi (AR) ma vive a Stia. Già negli anni scolastici, all’Istituto d’Arte di Arezzo, alcune sue opere vengono selezionate per arricchire le pareti dell’Ospedale San Donato e del Comune di Arezzo. Terminati gli studi si reca, in veste di stagista, a “La Mantero Seta” di Como dove inizia a disegnare i suoi primi tessuti, selezionati e presentati dall’azienda a Parigi nell’ambito della prestigiosa “Fiera Premièr Vision”. Il percorso con La Mantero prosegue con l’inserimento nella factory aziendale, dove si confronta con artisti e designer provenienti da Olanda e Russia. In questi anni intraprende un percorso artistico parallelo e più personale dedicandosi alla pittura, in cui sviluppa una cifra stilistica altamente personale e riconoscibile. Dal 2016 collabora con ExpArt Studio&Gallery, con la quale ha già esposto con successo in Italia e all’estero.

Freaklab è un atelier contemporaneo, un laboratorio creativo nato nel 2014 dalla volontà di Antonio Sunseri. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Palermo nel 2007, egli è specializzato in decorazione pittorica e scultura, appassionato di ceramica, alla ricerca continua di nuove forme, da inventare o da scoprire nelle opere del passato più o meno remoto. Pezzi unici, opere irripetibili in diversi materiali. Sculture in terracotta, ceramica, cartapesta, legno, gessi o resine. Dipinti in acrilico, olio smalti su tela o su tavola. Libri illustrati con diverse tecniche, per bambini più o meno adulti. Quelle del siciliano sono “Freak”, ovvero opere tendenti al mostruoso, al diverso, con elementi esagerati e spiazzanti, inopportunamente gradevoli all’occhio.

Bibbiena – 5 maggio/30 giugno

Al Centro Creativo Casentino apre la mostra “Franco Caporali Pittore”, che raccoglie il meglio della produzione di questo casentinese straordinario che ha amato la bellezza in tutte le sue forme e, in modo del tutto originale, ha fatto della propria vita un vero capolavoro. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al prossimo 30 di giugno.

L’idea della mostra nasce in casa Caporali già subito dopo la morte di Franco avvenuta nel 1992. Da lì i figli, hanno cercato di raccogliere tutta la vasta opera pittorica che, in parte, era stata oggetto di alcune mostre nei primi anni Novanta. Quello dei figli in questi anni è stato un lavoro di raccolta, catalogazione, ma anche cura e responsabilità nei confronti di una produzione che esprime tutto l’artista ma soprattutto l’uomo.

Luca Caporali, uno dei figli commenta: “Abbiamo raccolto in questo percorso anche opere incompiute, studi, progetti idee, ossia tutto quello che poteva raccontare nostro padre, ma anche il progettista, il pittore, l’amante del bello, il viaggiatore un po’ nomade. Molti dei suoi quadri sono infatti appunti di viaggio sui generis. Lui adorava il viaggio, ma quello vero, inteso come percorso dell’anima, quello che ti cambia dal profondo. Nella mostra c’è tutto questo. C’è l’uomo che ci ha regalato tanto in senso spirituale, soprattutto il rispetto per la diversità; ma c’è anche il professionista amato e rispettato. Siamo stati figli fortunati grazie a questa visione del mondo così aperta e luminosa, priva di pregiudizi e piena di curiosità”.

Francesca Nassini Assessore alla Cultura commenta: “Per noi è stato un grande onore accogliere la proposta dei figli di Franco Caporali. La mostra rappresenta una celebrazione, è vero, ma anche un modo per presentare l’opera di un casentinese di eccezione, una di quelle persone che danno lustro al nostro territorio, che ci hanno rappresentato e nei quali ci piace riconoscerci e rispecchiarci. Ringrazio Annalisa Baracchi per il suo entusiasmo ad ospitare tutto ciò che parla il linguaggio della cultura e della bellezza. In questo percorso, che ci accompagnerà fino al 30 giugno, vedo molto questa ricerca di noi stessi, delle nostre radici, ma anche di ciò che vorremmo essere, ossia di quelle visioni che ci vengono da persone illuminate che hanno tracciato il nostro cammino”.

Cavriglia – 17 maggio/9 settembre

Archiviato il grande successo di “Mithra, un dio orientale in Valdarno”, l’esposizione dedicata al gruppo scultoreo rinvenuto oltre 40 anni fa per caso nei pressi della Pieve di Cavriglia da Gianni Grotti e Mauro Ferrucci, al Museo Mine sta per aprirsi un altro appuntamento culturale di grande spessore. “Mi chiamo Rambaldo” è la mostra promossa da Comune di Cavriglia e Museo MINE dedicata all’ultimo abitante dell’antico borgo di Castelnuovo. Alla metà degli anni ’70 del 1900 gli abitanti della parte alta del vecchio paese avevano ricevuto la lettera di esproprio: lasciare la casa! In una di queste, proprio sotto l’arco della Galletta aveva vissuto Rambaldo Macucci, la persona che pochi decenni dopo sarebbe stata ricordata come l’ultimo abitante di “Castello” con il suo piccolo museo collocato in una casa su per la via di Camonti. Rambaldo, classe 1915, detto “metrino” o “ramma” era pittore e narratore di storie di eccezionale talento. Assunto alla miniera come addetto al transito, nel tempo libero si dedicava  al teatro, leggeva, studiava, dipingeva e cercava di capire quel mondo minerario e naturale che lo circondava, guardando con occhio attento e scrutando i suoi segreti con lo studio di fossili e minerali. Metrino ha attraversato la storia delle miniere e della trasformazione del paesaggio e proprio a lui si ispirò nel 1995 Alessandro Benvenuti quando trasformò il vecchio paese di Castelnuovo in un set cinematografico, girandovi il film Ivo il Tardivo. Quadri, fotografie, scritti, minerali: il mondo di Rambaldo tornerà a vivere per tutti coloro che hanno desiderio di ricordarlo e per quelli che vogliono conoscere la sua storia. La mostra sarà accessibile al pubblico ad ingresso gratuito negli orari di apertura del Museo MINE: dal martedì al venerdì dalle 9 alle 13, sabato e domenica: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. Chiuso il lunedì e il 15 agosto

 

Montevarchi – 8 maggio/3 giugno

All’interno del palazzo del Podestà la mostra Montevarchi “Arte al centro”  un percorso/cantiere d’arte con alcuni artisti già affermati ed alcuni giovani emergenti del territorio lungo alcuni luoghi e spazi del centro storico (piazza Varchi, via Roma, piazza Vittorio Veneto, via Poggio Bracciolini, ecc….). L’evento è promosso dall’Associazione MontevarchiArte e curato da Paola Lucrezia Cioncolini e da Carles Marco.  MontevarchiArte con il progetto “ ArtealCentro“ torna a far rivivere alcuni spazi momentaneamente sfitti e richiamare un pubblico nuovo nel suo Centro Commerciale Naturale. Un evento culturale che coinvolge decine di artisti tra italiani e stranieri per valorizzare e riscoprire, grazie all’arte, la bellezza del centro storico di Montevarchi. Un evento che si lega agli altri realizzati negli scorsi anni. Sono veramente tanti gli artisti invitati a questa edizione e vi prenderanno parte oltre 60 tra pittori, scultori, disegnatori le cui opere si potranno ammirare lungo un percorso all’interno dell’ovale montevarchino. Alla cerimonia di inaugurazione interverranno il Sindaco Silvia Chiassai Martini, l’Assessore alla Cultura Maura Isetto, Enzo Brogi giornalista e presidente Corecom Toscana, Lucia Fiaschi presidente dell’Archivio Venturino Venturi, Eugenio Giani presidente del Consiglio della Regione Toscana. 

Montevarchi – 5/29 maggio

Sarà una mostra veramente di grande qualità quella che sarà inaugurata il prossimo 5 maggio alle ore 18 in Palazzo del Podestà, dal titolo “Dalla gola del leone”, curata da Timothy Verdon. Al suo interno pitture, sculture, mosaici e fotografie di quattro grandi artisti (tre toscani e un americano che vive da molti anni a Firenze) che per la prima volta viene proposta in Italia partendo proprio da Montevarchi. Le opere sono di Lorenzo Bonechi, Frank Dituri, Luigi Fatichi e Mauro Manetti. L’evento è stato proposto all’Amministrazione Comunale da Gianni Vargellini, esperto d’arte che già nello scorso mese di novembre era riuscito ad allestire una bella e interessante mostra al Palazzo del Podestà. Il curatore dell’esposizione è un personaggio conosciutissimo nel mondo dell’arte internazionale. Infatti lo statunitense Timothy Verdon è considerato tra i maggiori studiosi di arte sacra nel nostro paese. Sacerdote, vive da molti anni a Firenze, dove dirige sia l’Ufficio Diocesano dell’Arte Sacra e dei Beni Culturali Ecclesiastici, sia il Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore. Autore di libri e articoli in italiano e inglese sul tema dell’arte sacra, è stato Consultore della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa. La mostra prende il titolo dalla frase del profeta Amos scritta nella Bibbia: “Come un pastore salva dalla gola del leone due zampe o un brandello d’orecchia, così saranno salvati i figli d’Israele”. Dunque un’esposizione che affronta il tema della spiritualità dell’uomo e che vuole celebrare il sacro all’interno di un mondo sempre più secolarizzato. I 4 artisti nella loro diversità di stile e di materie utilizzate, affrontano il reale con gli occhi della mistica, cercando di superare la nostra temporalità e rompendo il velo che divide la nostra quotidianità dall’eternità di Dio. Un evento culturale di grande richiamo e fascino sia per la bellezza delle opere che saranno proposte al suo interno, sia per la bravura degli artisti che intendono illuminare il nostro cammino interiore. La mostra “Dalla gola del leone” resterà aperta fino al 27 maggio nei seguenti orari: ore 10-13 e 16-19 chiusa il lunedì e il martedì. Ingresso gratuito. Una mostra veramente da non perdere.

Montevarchi – 19 maggio/17 giugno

L’Associazione Montevarchi Arte organizza, con il patrocinio del Comune di Montevarchi,  la mostra personale di grafica e pittura a china “Il Medioevo” dell’artista Alda Casini dal 19 maggio al 17 giugno 2018 presso la Galleria Magiotti di via Roma, 43. Alda Casini, pittrice, stilista di moda e scrittrice, per la seconda volta ha scelto Montevarchi per presentare il suo ultimo lavoro “Il Medioevo. Costumi, borghi e castelli tra il senese e la maremma toscana” e una rassegna delle sue ultime opere, dopo aver già esposto nel giugno del 2017 e presentato il suo libro “Il Novecento – Il mio Secolo – Storia e moda”. L’inaugurazione della mostra si svolgerà sabato 19 Maggio alle ore 17 e durante la cerimonia sarà presentato anche il volume da Lia Bronzi ed Enrico Taddei; si terrà anche un reading collettivo di poesie di autori del gruppo di lettura ValdarnoPoesia. La mostra resterà aperta nei seguenti giorni e nei seguenti orari: giovedì 10 – 13, venerdì 17 – 19,30, sabato e domenica 10 – 13 e  17 – 19,30. Per ulteriori informazioni è possibile contattare l’indirizzo mail ass.montevarchiarte@gmail.com  o chiamare il numero 3398760558

Poppi – 28 aprile/10 giugno

Il Castello dei Conti Guidi, in Piazza della Repubblica 1 a Poppi (AR), ospita “Into Eden”, personale di pittura di Vincenzo Calli.  L’evento espositivo, patrocinato da Comune di Poppi e Consiglio Regionale della Toscana, è reso possibile grazie alla collaborazione di Banca di Anghiari e Stia, FuoriLuogo – Servizi per l’arte, Toscana Cultura e Giraffe Production Labs.

INTO EDEN

Le suggestive scuderie del Castello di Poppi ospitano un nuovo straordinario evento artistico, anticipando l’attesa mostra estiva sulla “Tavola Doria” di Leonardo Da Vinci.

Ad anticipare l’opera cinquecentesca, che illustra un momento della Battaglia di Anghiari tra milanesi e fiorentini del 1440, non poteva che essere un grande artista anghiarese dei nostri tempi: Vincenzo Calli.

In esposizione oli e tecniche miste su tela e tavola che ripercorrono gli ultimi anni di attività e propongono al pubblico l’attuale ricerca di uno dei principali autori figurativi toscani.

Le opere esposte mettono in luce la capacità di Calli di guardare alle lezioni dei grandi maestri del Rinascimento ma anche alle correnti del Novecento e di riproporle in chiave contemporanea, con uno stile unico.

Si discute e si discuterà ancora di quanto l’ambiente influisca sul lavoro di ogni artista ma non si può negare che il genius loci ha una parte insostituibile nel lavoro di Calli – scrive Michele Loffredo, direttore del Museo di Arte medievale e moderna di Arezzo. – Del resto ogni uomo eredita non solo i propri geni, ma anche la propria tradizione culturale, artistica, ambientale e se in questa vi sono Piero della Francesca e Luca Signorelli, se vi è l’incantevole equilibrio compositivo del Quattrocento, un motivo in più di fierezza per farsi portatori consapevoli di una moderna figurazione contemporanea, apprezzata anche al di là dell’oceano, che si è costruita e si è rinnovata attingendo alle correnti delle avanguardie storiche dell’arte europea.

Una pittura meticolosa e magnetica quella dell’artista, sospesa tra l’onirico e la memoria, dove tutto è ponderato e coerente, dove volumi, linee e colori sono sempre in perfetto equilibrio, dove il fine ultimo è il raggiungimento di una dimensione pura e autentica, sia nel paesaggio, sia nella figura umana in dialogo con la natura.

La plasticità bidimensionale, la staticità quasi monumentale, l’articolazione volumetrica della composizione, i colori soffusi dai toni pastello, il silenzio che ovatta e riempie il mondo, tutto concorre a trascinare lo sguardo in una fiaba epica – conclude Loffredo. – Il titolo acquista significato, dentro l’Eden, più volte vagheggiato, dovunque cercato e che l’artista ha già trovato nei suoi dipinti.

BREVE BIOGRAFIA:

Vincenzo Calli vive e lavora ad Anghiari (AR). Si forma all’Accademia delle Belle Arti di Firenze e nel 1974 tiene, a soli 21 anni, la prima mostra. Da allora l’ascesa ai vertici della pittura figurativa toscana è costante.

Nel 1984 si fa conoscere negli Stati Uniti, esponendo alla “World’s Fair Exposition” di New Orleans. Nel 1993 è invitato alla storica Galleria Bemheim-Jeune di Parigi. Nel 1997 riprende la via degli States, dove espone alla Camino Real Gallery di Boca Raton, in Florida. Nel 2009 è in Canada alla Art Gallery di Calgary e alla Loch Gallery di Toronto. Di prestigio anche le personali del 2012 e del 2014 alla Nüart Gallery di Santa Fe, nel New Mexico.

Agli appuntamenti internazionali Calli alterna importanti esposizioni nella sua Toscana. Negli ultimi anni lo troviamo ad Anghiari, Arezzo, Cortona, Montalcino e Sansepolcro. Nel 2015 ha l’onore di esporre nelle sale del Museo Mediceo di Palazzo Medici Riccardi di Firenze.

Le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e sono in permanenza alla Fornara Gallery di Marbella (Spagna) e alla Nüart Gallery di Santa Fe (USA), con le quali ha partecipano nel 2017 agli eventi “PaviArt” e “Figurations III”

Hanno scritto di lui, tra gli altri, Eugenio Montale, Leonor Fini, Dario Micacchi, Sergio Guarino, Tommaso Paloscia, Dino Villani, Alberto Bevilacqua, Giovanni Faccenda, Roger Bouillot, Paolo Levi, William Biety, Augusta Monferini, Roger Hurlburt, John T. Spike, Vittorio Sgarbi, Paola Refice e Liletta Fornasari, Giovanni Zavarella, Angelo Tartuferi, Anita Valentini, Duccio Demetrio e Michele Loffredo.

www.vincenzocalli.it

San Giovanni Valdarno 5 – 27 maggio

APPUNTI SUL PAESAGGIO
Recenti acquisizioni della Collezione Comunale di Arte Contemporanea a cura di Serena Trinchero Artisti: Rosa Aiello, Emanuele Becheri, Vincenzo Cabiati, Gaetano Cunsolo, Davide D’Amelio, Connie Dekker, Daniela De Lorenzo, Elena El Asmar, Lek M. Gjeloshi, Federica Glauso,Carlo Guaita, Andrea Kvas, Francesco Lauretta, Irene Lupi, Manuela Mancioppi, Paolo Meoni, Janet Mullarney, Jacopo Rinaldi, Andrea Santarlasci, Maitree Siriboon, Luca Staccioli Inaugurazione sabato 5 maggio ore 18:00 Il Museo Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea è lieto di presentare Appunti sul paesaggio, un nuovo allestimento dedicato alle recenti acquisizioni della Collezione Comunale di Arte Contemporanea a cura di Serena Trinchero.

Da sabato 5 maggio 2018 le sale di Casa Masaccio ospitano un percorso dedicato alla capacità dell’artista di rappresentare il mondo esterno: una rilettura dell’idea di paesaggio naturale, di spazio urbano e architettonico attraverso le categorie di memoria, racconto e ricordo personale. I luoghi divengono dunque il fulcro di una narrazione fatta di immagini, performance, installazioni, che racconta il nostro stare al mondo, in un costante dialogo tra interno ed esterno, che spesso ha San Giovanni Valdarno come sfondo o luogo di Corso Italia, 83 – 52027 San Giovanni Valdarno (AR) tel. 055 9126283 casamasaccio@comunesgv.it indagine.

L’esposizione è dunque un’occasione per scoprire e rileggere le opere che sono state acquisite dall’istituzione nel corso degli ultimi anni di attività e che qui vengono riproposte fuori dal loro contesto di esposizione, riuscendo a generare nuovi significati e intuizioni. Appunti sul paesaggio rientra nella programmazione del Centro nell’ambito di Amico Museo 2018, che quest’anno trova il suo fulcro nel rapporto tra il museo e i cittadini, e che vedrà Casa Masaccio partecipare a La notte dei musei, che si svolgerà in tutta Europa, sabato 19 maggio, e dove sarà possibile visitare l’esposizione, con ingresso gratuito, dalle ore 21:00 alle 23:00.

La mostra intende fare luce sulla città e i suoi abitanti come protagonisti attivi della scena culturale e della creazione di una nuova comunità, rinsaldando ancora un volta la relazione tra paesaggio, identità collettiva e istituzione. Non è un caso infatti che il percorso espositivo, come in un poema ciclico, inizi e trovi fine con due opere che guardano a San Giovanni Valdarno: da una parte la documentazione di una serie di performance, orchestrate da Manuela Mancioppi, che hanno coinvolto giovani attori locali e la cittadinanza, dall’altra il crudo affresco creato dalle immagini di Irene Lupi e dalle parole messe in musica dalla crew MANTICORE nel video GSP (2017). Le altre opere, provenienti da esperienze di residenza o da diverse occasioni espositive chiariscono il costante rapporto speculare e di interdipendenza, tra interiorità e quello che viene catturato dal nostro sguardo, che rende l’artista medium indispensabile per cogliere la stratificazione emozionale e architettonica che ha plasmato nei secoli il paesaggio. È così che luoghi, oggetti, animali divengono il mezzo per dare corpo alla propria identità, elaborare un dolore o una lontananza; ma sono anche testimoni di viaggi e di esperienze esotiche e utopiche, elementi attraverso i quali gli uomini tentano di organizzare nuove risposte alle problematiche che la nostra società. Una realtà sempre più virtuale in cui le nuove cattedrali, come ci mostra l’opera di Jacopo Rinaldi, sono enormi data center in cui la memoria del mondo è archiviata, senza una reale possibilità di accesso e rielaborazione. Per sottolineare ulteriormente il rapporto con le giovani generazioni e il valore di memoria collettiva acquisito dalle opere in collezione, dopo il 28 maggio a questa esposizione seguirà la restituzione dei laboratori e delle attività educative promosse dal museo che hanno coinvolto gli studenti degli istituti scolastici del territorio. Ingresso gratuito | Orari: feriali 15-19, festivi 10-12/15-19 Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea Corso Italia 83, 52027 – San Giovanni Valdarno

Sansepolcro – 25 marzo 2018 – 6 gennaio 2019

In concomitanza con la presentazione dei restauri della Resurrezione di Piero della Francesca, presso il Museo Civico di Sansepolcro, apre al pubblico, il 25 marzo, la mostra Piero Della Francesca. La seduzione della prospettiva. L’esposizione, curata da Filippo Camerota e Francesco P. Di Teodoro, e promossa dal Comune di Sansepolcro, è un progetto del Museo Galileo di Firenze con la collaborazione della Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia ed è organizzata da Opera Laboratori Fiorentini.

Per Mauro Cornioli, Sindaco di Sansepolcro: “E’ un gran privilegio poter rappresentare l’amministrazione comunale di Sansepolcro quando è svelato al mondo, dopo lunghi anni di restauro, il vero colore di Piero della Francesca. E’ inoltre una straordinaria occasione per i visitatori, poter approfondire l’immensa cultura scientifica del nostro più celebre concittadino grazie all’esposizione Piero Della Francesca. La seduzione della prospettiva, organizzata negli ambienti adiacenti agli affreschi”.

Il progetto espositivo, che si articola intorno al De prospectiva pingendi, trattato composto da Piero della Francesca intorno al 1475, ha anche l’obiettivo di illustrare, attraverso riproduzioni di disegni, modelli prospettici, strumenti scientifici, plaquette e video, le ricerche matematiche applicate alla pittura di Piero della Francesca e la conseguente eredità lasciata ad artisti come Leonardo da Vinci, Albrecht Dürer, Daniele Barbaro e ai teorici della prospettiva almeno fino alla metà del Cinquecento.

La mostra mira, inoltre, a mostrare al pubblico le due anime di Piero della Francesca: raffinato pittore e grande matematico. Oltre ad essere Maestro d’abaco, geometra euclideo, studioso di Archimede, Piero è stato anche un innovatore nel campo della pittura poiché per lui, quest’ultima, nella matematica e nella geometria, trovava il suo sostanziale fondamento. I suoi scritti, infine, soprattutto il De prospectiva pingendi, composto in volgare per gli artisti e in latino per gli umanisti, hanno dato inizio alla grande esperienza della prospettiva rinascimentale.

La Mostra è suddivisa in otto sezioni che approfondiscono gli studi affrontati da Piero nel corso della sua vita. Nella prima sezione La prospettiva tra arte e matematica, attraverso le riproduzioni di alcuni disegni, dimostra che il De Prospectiva Pingendi è il primo trattato sistematico di prospettiva interamente illustrata, e il primo in cui sono giustificati matematicamente i procedimenti descritti. Suddiviso in tre libri, il trattato approfondisce nei primi due libri le tecniche prospettiche per le figure piane e i solidi geometrici, nel terzo, per le figure più complesse come la figura umana. Nella seconda sezione I principi geometrici, si analizza la relazione di Piero con Firenze, quando vi giunge, nel 1439, per lavorare con Domenico Veneziano ai perduti affreschi di Sant’Egidio. Attraverso un pannello che illustra lo schema prospettico della Trinità di Masaccio e alcuni calchi dei bassorilievi della Porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti, si può comprendere il grande fermento economico e culturale della città gigliata. Città dove già le opere di Donatello e Masaccio manifestavano la straordinaria innovazione figurativa di Filippo Brunelleschi, con l’invenzione della prospettiva lineare e dove, da qualche tempo, circolavano scritti di Leon Battista Alberti, come il De Pictura, che proponeva una codificazione teorica del nuovo linguaggio pittorico. Nella terza sezione Le regole del disegno prospettico, attraverso modelli e disegni, si comprende che Piero fu il primo a scrivere veramente per gli artisti. Mentre Alberti si era preoccupato di gettare i fondamenti teorici della nuova disciplina pittorica e Ghiberti aveva voluto riassumerne le premesse ottiche, Piero si concentrò notevolmente sulle regole del disegno. A differenza di Alberti, infatti, corredò ampiamente il trattato di numerosi disegni, estremamente precisi, puliti e di straordinaria finezza. La sua mano era in grado di tracciare linee sottilissime, veri e propri segni euclidei che ricordavano l’abilità del mitico Apelle. La “prospectiva” per Piero era essenzialmente “commensurazione”, ossia rappresentazione misurata dei corpi sulla superficie del dipinto. Il quadro per lui era il “termine” dei raggi visivi. Sul quadro, le grandezze osservate subivano una diminuzione apparente proporzionale alla distanza di osservazione. Su questo principio proporzionale si fonderà il pensiero scientifico della pittura moderna. Nella sezione I corpi geometrici, si approfondisce la relazione tra Piero e il matematico Luca Pacioli. Qui è analizzato il celebre ritratto del matematico, dipinto attribuito a Jacopo de’ Barbari e custodito a Capodimonte e un altro importante trattato di Piero della Francesca: il Libellus de quinque corporibus regularibus. Concluso attorno al 1482 e dedicato al duca Guidubaldo, figlio e successore di Federico da Montefeltro il Libellus permette a Piero di riprendere il tema dei corpi regolari già trattato nella parte geometrica dell’Abaco, sviluppandolo in quattro parti, dedicate, rispettivamente, ai poligoni, ai cinque poliedri inscritti nella sfera, ai poliedri inscritti in altri poliedri, e ai poliedri irregolari. Ed è proprio attraverso il Libellus che Piero diventa artefice di quella rinascita d’interesse per i poliedri che caratterizzerà il Rinascimento e che è testimoniata anche dalle stupende “tavole leonardesche” che illustrano il De divina proportione di Luca Pacioli. Con la sezione I maestri della prospettiva, si comprende come, attraverso la frequenza con cui i disegni di Piero appaiono nelle tarsie del Quattrocento e l’amicizia che legava il pittore ai famosi intarsiatori Lorenzo e Cristoforo Canozzi da Lendinara, l’arte dei legnaioli era una delle prime aree di diffusione del De prospectiva pingendi. Tarsie prospettiche che sicuramente l’artista di Sansepolcro aveva potuto ammirare, durante il soggiorno fiorentino, nella Sacrestia delle Messe di Santa Maria del Fiore e che, negli anni tra il 1474 e il 1476, fecero dello studiolo di Federico da Montefeltro uno dei massimi capolavori del Rinascimento. Nella sezione Il disegno di architettura: ichnographia, orthographia, scaenographia si pone l’attenzione sull’interesse per il disegno architettonico. Per Piero un buon pittore doveva possibilmente essere anche un buon architetto o, almeno, conoscere dell’architettura tutto ciò che riguardava il disegno degli ornamenti, dalle proporzioni alla sintassi degli ordini classici. Attraverso alcune riproduzioni e disegni della sezione La figura umana, si può comprendere come Piero abbia risolto uno degli esercizi prospettici più complessi che si possano immaginare: il disegno prospettico della testa umana. Per risolvere il problema Piero trasforma il corpo naturale in un solido geometrico, sezionando la testa con piani meridiani e paralleli, quasi come fosse un globo terrestre. L’ultima sezione Gli inganni della visione, analizza, infine, gli studi di Piero sugli inganni della visione e gli effetti bizzarri della rappresentazione causati dalla forzatura del rapporto tra occhio e distanza di osservazione, portando Piero a terminare il trattato con alcuni esercizi che anticipano gli sviluppi dell’anamorfosi. Conclude la mostra un video che aiuta a rendere tangibile la dimensione geometrica della bellezza che contraddistingue tutta l’opera pittorica di Piero della Francesca.

Il catalogo, a cura di Filippo Camerota e Francesco Paolo Di Teodoro è edito da Marsilio.

Sansepolcro – fino al 2 giugno

Prosegue con successo la mostra fotografica “Giovani Memorie – 40 anni di amicizia nata con la bandiera”, che ritrae i ricordi più belli del periodo 1977-1982, quando la Società Balestrieri di Sansepolcro aveva ricostituito una propria squadra di sbandieratori che svolgeva attività in parallelo con quello “storico”, prima della unificazione con l’attuale gruppo, conosciuto in tutto il mondo. L’esposizione è allestita nella sala di Palazzo Pretorio e, oltre ai ritratti dei singoli alfieri e musici, immortala gli eventi più significativi ai quali i giovani di allora avevano preso parte, tutti datati 1981: la Coppa del Mondo di atletica leggera all’Olimpico di Roma, la trasferta tedesca di Dortmund con esibizione al Westfalenpark e il viaggio a Lioni, in provincia di Avellino, a distanza di pochi mesi dal forte terremoto che distrusse paesi e città dell’Irpinia. Sono gli stessi protagonisti di allora a ricevere i visitatori, numerosi nel corso della prima settimana, spiegando ciò che avevano fatto in quella breve ma significativa parentesi. La mostra chiuderà i battenti lunedì 2 aprile, giorno di Pasquetta, con orario 10-12 e 17-19.30 nei giorni feriali e apertura pressochè completa nei giorni festivi.

Sansepolcro – 9 giugno/8 luglio

L’associazione Culturale “Divetro”organizza la quarta edizione  della biennale dedicata al vetro nell’arte contemporanea, crescendo qualitativamente e quantitativamente nel numero e nell’indiscussa qualità degli artisti invitati, artisti di fama internazionale.

L’edizione di quest’anno risponde in pieno al nostro progetto: confermare il ruolo e il valore dell’opera in vetro nell’arte contemporanea, per troppo tempo considerata arte minore, in un dialogo in divenire con gli artisti ogni volta da noi invitati.

Questo nostro interesse è mosso dall’esistenza, a Sansepolcro, di un Museo dedicato alla vetrata antica e ai linguaggi contemporanei, Museo nato grazie ad un gesto d’amore da parte di un cittadino (il cavalier Luigi Fatti) nei confronti della propria città: la commissione della copia in vetro del Cenacolo di Leonardo, nelle stesse dimensioni cm4,58 x 8,45.

La biennale diventa una fertile occasione per innescare un efficace dialogo tra creatività e sedi cittadine, calandosi nel tessuto urbano, per un concetto di arte diffusa, presente nel quotidiano.

In questa edizione fondamentale la collaborazione con il liceo Artistico Giovagnoli di Sansepolcro con la sezione design del tessuto.

La biennale prende il via dallo Spazio Bernardini Fatti in via Giovanni Buitoni 9, ex Chiesa di san Giovanni Battista(Museo della Vetrata, primo esempio in Italia di raccolta organica di vetrate di fine ‘800 e primi ‘900 che vanta una vetrata riproducente il Cenacolo di Leonardo nelle stesse dimensioni e un Trittico della crocifissione della bottega di William Morris), tornato a nuova vita come Museo dinamico dal 2015 grazie alle molteplici attività che l’Associazione Culturale Divetro ha proposto.

Insieme a coloro che consideriamo gli artisti storici e grandi amici della biennale come Tommaso Cascella e Bruno Ceccobelli,  altri artisti molto interessanti si sono uniti, compresi coloro che diffondo la propria arte con seminari e workshop in tutto il mondo.

Per questa edizione uno spazio, il cortile interno di Palazzo Ducci del Rosso, sarà dedicato ai giovani, artisti eclettici che si sono già distinti in occasioni e mostre di prestigio: tra di loro, Eleonora Rotolo, che ha realizzato l’opera in residenza,presso Farsetti Factory,grazie al bando regionale“A passo d’Arte” che l’Associazione ha vinto come partner di Casermarcheologica.

Le opere in mostra, che sono realizzate nelle diverse tecniche, permettono di indagare la materia nella sua interezza, di attingere a un’eredità culturale, di cui il Museo della Vetrata ne è esempio, per opere assolutamente innovative.

L’associazione guarda da sempre, per la biennale come per le attività dello Spazio della Vetrata, a forme di coinvolgimento che vanno oltre la semplice fruizione, attraverso momenti partecipati come i laboratori sul vetro.

La biennale 2018 parte concettualmente dallo Spazio della Vetrata:

“ Ci siamo seduti intorno ad un tavolo e abbiamo raccontato storie”.

Simposio tra artisti, un’installazione posta ai piedi della grande vetrata, “ Il Cenacolo”, dove ogni artista racconta nel posto tavola assegnato la propria poetica o provocazione.

Gli altri luoghi interessati saranno: Museo Civico, Cortile interno di Palazzo delle Laudi, cortile interno di Palazzo Ducci del Rosso, Casa di Piero della Francesca.

Si è parlato del progetto anche su Rai 2, nella trasmissione Sereno Variabile, girata in questi giorni in città, grazie all’interessamento degli autori.

Subbiano – 11 maggio/18 maggio 

La mostra “Carabinieri per sorridere” raccoglie la collezione di vignette firmate Antonio Mariella, Appuntato Scelto dei Carabinieri. L’obiettivo è quello di lanciare un messaggio sociale attraverso dei disegni ben comprensibili a grandi e piccini, ognuno dei quali racchiude in se un messaggio, descrivendo la figura del carabiniere attraverso una chiave ironica.

La mostra, organizzata dall’Associazione Nazionale Carabinieri in Congedo sezione di Subbiano e dall’associazione “Arte di Apoxiomeno”, è nata da un’idea dell’amministrazione e resterà aperta tutti i giorni dalle 10 alle 18 fino al 18 maggio in via Siro Fantoni a Subbiano. Patrocinata dal Comune, rappresenta un’occasione per conoscere meglio i tanti compiti che svolgono quotidianamente i militari dell’Arma con un velo di leggerezza e di satira. Lo scorso anno la collezione di Mariella, vignettista e pittore per passione, era stata presentata e apprezzata dal presidente del Consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani, che aveva invitato l’Appuntato in Regione. “E’ una mostra che punta sulla satira e sull’ironia ma che vuole lanciare messaggi sociali importanti – ha dichiarato il sindaco di Subbiano Antonio De Bari – attraverso l’umorismo delle vignette infatti, chiunque vorrà partecipare alla mostra potrà rendersi conto dei tanti servizi svolti dai carabinieri a favore dell’intera comunità. Proprio la satira credo che sia la chiave giusta per avvicinare i cittadini alle forze dell’ordine”.

Stia – 10 marzo/3 giugno 

Al Museo dell’Arte della Lana, nell’ambito del ciclo di eventi “Ieri ed oggi, personaggi nella tessitura”, si terrà l’inaugurazione della mostra: Gabriele Grisolini: ultimo Tessitore del Lanificio di Stia, primo Stilista del Panno Casentino.

La mostra è un omaggio alla memoria di Gabriele Grisolini, il piccolo grande uomo dai profondi occhi blu che ha tramandato il nome del Lanificio di Stia e la tradizione del Panno Casentino. Attraverso l’esposizione di capi, tessuti, foto e documenti, si ricorda la sua lunga e brillante attività di tessitore e stilista. L’organizzazione della mostra invita tutti a partecipare all’inaugurazione indossando un capo in Panno Casentino.

Gabriele Grisolini fu impiegato al Lanificio di Stia come tessitore dal 1959. Nel 1961, a soli 21 anni, , fondò l’azienda nota oggi con il nome “Tessilnova”. Nel 1996, mosso dalla passione per la storia del Lanificio di Stia, organizzò negli spazi adiacenti alla sua attività la “Mostra documentaria sullo storico Lanificio di Stia”, primo embrione dell’attuale Museo. Nel 2001 Gabriele partecipò alla creazione della Fondazione “Luigi e Simonetta Lombard”, attuale proprietaria del Museo dell’Arte della Lana, dando il suo contributo alla stesura del progetto museale, che non ha potuto vedere realizzarsi a causa della sua prematura scomparsa, avvenuta nel 2009.

L’allestimento è stato curato grazie alla preziosa collaborazione di Claudio, figlio di Gabriele, e del Laboratorio Tramandiamo.

La Fondazione Lombard, la direzione e lo staff del Museo ringraziano Gabriele per quello che ci ha insegnato sull’arte della lana e per la sua generosità nell’aver tramandato oggetti e documenti che oggi fanno parte del percorso di visita.

La mostra rimarrà allestita fino a domenica 3 giugno e sarà visitabile nell’orario di apertura del Museo.

Stia – 5 maggio/29 giugno

Il Ristorante Falterona di Piazza Tanucci 9, a Stia, ospita “Frammenti d’eternità, mostra personale diTetsuji Endo a cura di Marco Botti. È il nuovo appuntamento espositivo nel suggestivo locale che dà nella piazza maggiore del centro casentinese, quella che fa da sfondo al film “Il Ciclone” di Leonardo Pieraccioni.

Sarà in esposizione la produzione recente e in gran parte inedita del talentuoso artista giapponese, che da anni vive nella campagna di Capolona, dove in completa tranquillità ha potuto sintetizzare un linguaggio che unisce la solida formazione nel Sol Levante alla tradizione pittorica italiana e ai grandi maestri rinascimentali.

I temi affrontati prendono mossa dalla rielaborazione del vissuto introspettivo dell’artista, tornato alla mente sotto forma di immagini e simbolismi trasportati poi sulla carta – osserva Yuki Ishida. – Con questi lavori recenti Tetsuji Endo vuole portare lo spettatore a una profonda riflessione sulle proprie esperienze, attraverso le immagini rievocative in esse contenute.

Nella sua incessante ricerca il pittore ha sperimentato una particolare tecnica di invecchiamento del supporto cartaceo, con cui intende ricollegarsi al vissuto ancestrale dell’umanità, che procede ed evolve attraverso i secoli. Il risultato finale è una cifra stilistica ancora in evoluzione, ma già annunciatrice di opere che sapranno affascinare e stimolare l’osservatore a più livelli.

Frammenti d’eternità. Tetsuji Endo, il pittore giapponese rielabora il suo vissuto introspettivo

L’ARTISTA

Tetsuji Endo nasce nel 1977 a Chiba (Giappone). Si laurea nel 2002 alla prestigiosa Musashino Art University di Tokyo con specializzazione nella pittura a olio. Nello stesso periodo compie decorazioni murali e di interni.

Dal 1999 al 2002 esegue allestimenti di mostre in gallerie d’arte giapponesi e si dedica alla loro promozione.

Dal 2002 al 2005 lavora come pittore scenografo al Teatro Shinbashi e al Teatro Nazionale Giapponese di Tokyo, spinto dal desiderio di conoscere meglio la cultura del suo paese.

Nel 2006, al fine di studiare in maniera più approfondita l’arte e la cultura italiana, decide di trasferirsi nel Bel Paese, terra ricca di capolavori che da sempre esercitano in lui grande fascino e ispirazione. In Italia si occupa della decorazione di interni e realizza opere di pittura per clienti privati.

Dal 2007 decide di trasferirsi definitivamente in provincia di Arezzo, dove ancora oggi vive e lavora.

Attraverso l’esperienza artistica sviluppata in Italia e alla partecipazione a mostre collettive e personali, Tetsuji Endo esprime la propria identità di uomo sentitamente giapponese ma aperto al mondo.

LA LOCATION

Parola d’ordine: Qualità. In questo vocabolo si sintetizza la filosofia del Ristorante Falterona, una parola di cui lo chef Leonardo Norcini – coadiuvato da uno staff impeccabile – non può fare a meno. Materie prime scelte con cura, passione ed esperienza; un’intensa lavorazione di esse, senza mai alterarne l’autenticità dei sapori. Il Ristorante Falterona, nel cuore di Stia, si distingue per semplicità ed eleganza; un’atmosfera familiare che magicamente si trasforma in un ambiente unico e raffinato in cui si rinnova quel magico connubio che da sempre lega il buon cibo, la natura e le arti.

blog comments powered by Disqus