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Martedì, 5 Luglio 2022
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Sansepolcro Futura e la solidarietà per la comunità ucraina

Incontro molto partecipato presso il chiostro dell'ex convento di San Francesco

Per la prima volta la comunità di Sansepolcro ha potuto assistere ad un momento in cui i protagonisti veri sono stati loro: gli ucraini, protagonisti sul palco e tra il pubblico. È stata partecipatissima la giornata organizzata da Sansepolcro Futura (presidente Meri Torelli, capogruppo in Consiglio Comunale a Sansepolcro, congiuntamente a Fratelli d’Italia - Laura Chieli) presso il chiostro dell’ex convento di San Francesco, per sottolineare un principio su tutti: la solidarietà - prima ancora che aiuto materiale - è incontro, è desiderio di conoscere e conoscersi e di guardarsi dritti negli occhi per poi potersi ri-conoscere e magari scambiarsi un saluto per strada, un sorriso, una parola.

Domenica la comunità biturgense e quella ucraina si sono strette in un abbraccio vivo, fisico. Al tepore di un pomeriggio in piena primavera, l’antico chiostro si è riempito di giovani madri, bambini più o meno grandi, tutti sfollati dalla guerra, di intere famiglie ucraine residenti qui già da tempo e di tanta gente di Sansepolcro e dintorni. A segnare l’inizio, l’inno ucraino: tutti in piedi, con la mano sul cuore, in ascolto di chi non non riusciva a trattenere la voce e, orgogliosamente, cantava sopra la melodia.

Le performances musicali hanno costituito momenti di comunicazione e commozione vera, che si sono alternati a quelli di analisi e riflessione: il generale Massimo Dal Piaz, oltre che la sua esperienza maturata sul campo militare per anni, persino come sottocapo operativo delle forze terrestri alleate del sud Europa, nonché delle forze terrestri nazionali per la Nato - ha declinato lo studio approfondito dello storico in un intervento che sinteticamente ha tratteggiato gli ultimi due secoli dell’Ucraina, con il taglio della nuda oggettività, assegnando all’evento il senso preciso dell’autenticità e smarcandolo da qualsivoglia strumentalizzazione ideologica.

A seguire la presenza preziosa di Nicolae Dragutan, arciprete della chiesa ortodossa di Gubbio, facente parte dell’Arcidiocesi ortodossa d’Italia e Malta e dipendente dal patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Nel suo intervento il sacerdote ha ben evidenziato lo stato d’animo della comunità ucraina che lui assiste non soltanto dal punto di vista della fede, ma anche per ciò che riguarda la logistica dell’ingresso continuo dei profughi nel territorio eugubino e non solo. Il suo è stato un messaggio di fede ecumenica e di speranza commossa per un futuro senza più guerra.

Sono intervenuti anche la presidente della Caritas, Cristina Franceschini, e il rappresentante della comunità ucraina locale, Dimitri Tkach: entrambi hanno contribuito a dare informazioni precise sui numeri, le presenze, le difficoltà e le criticità del sistema “accoglienza”, sottolineando però il forte spirito di collaborazione che anima i cittadini di Sansepolcro.

È stata poi la volta di Cristina, giovanissima mamma di tre piccoli bambini che ha ringraziato la nostra comunità e ha raccontato della fuga dalla propria terra, senza l’aiuto del padre dei suoi figli che è rimasto in Ucraina, in prima linea. A tradurre dall’italiano all’ucraino e viceversa, Alessia: ormai presente da molti anni nel territorio. Ogni testimonianza è stata intervallata dall’esecuzione di musica tradizionale e celebrativa, messa a punto dall’orchesta d'archi giovanile di Sansepolcro, diretta dalla maestra Laura Cuku Hodaj e dal duo artistico ucraino Kin Chi Kat, formato da Nicola e Caterina Khinchikashvili.

Sansepolcro Futura ringrazia le autorità civili e religiose intervenute, nonché le personalità e la delegazione aretina presente. In ultimo, ma non da ultimo, ringrazia tutti coloro che hanno partecipato, in modo particolare la comunità ucraina che ha rappresentato il vero valore aggiunto dell’iniziativa.

Vogliamo sperare che questo sia solo l’inizio di una solidarietà destinata a crescere, suggellata - ieri - nel segno di Francesco che, nel chiostro di un suo convento, ancora una volta ha saputo riunire due popoli geograficamente lontani  lungo la linea ideale Sansepolcro-Gubbio, per dirci che c’è ancora un lupo da ammansire e che occorre il contributo di ognuno di noi.

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