Martedì, 21 Settembre 2021
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"Ex Fcu, bene la nuova tratta ma pendolari biturgensi dimenticati", e nei cassetti resta chiuso un progetto per collegare la valle ad Arezzo

Una cittadina completamente sprovvissa di collegamenti ferroviari per Perugia, dove per arrivare i pendolari devono attualmente cambiare l'autobus ben due volte, senza veder accorciati i tempi di percorrenza.

L'euforia per la riattivazione della tratta Città di Castello - Ponte San Giovanni, aperta il 24 ottobre, per i pendolari della valtiberina è già svanita. In particolare per chi vive a Sansepolcro e sperava nella riapertura del tratto che arriva fino alla Città di Piero. Lo spiegano in una nota gli espontenti dell'Assemblea della sinistra per la Valtiberina democratica

"Il 24 ottobre 2018 è stata riattivata la tratta Città di Castello – Ponte San Giovanni della ferrovia con tanto di inaugurazione ed è stata festeggiata come un successo della nuova società nella gestione dell’ex FCU.
Peccato però che i pendolari non abbiano nulla da festeggiare perché per loro è iniziato un vero e proprio calvario".

Di cosa sdi tratta? Si parla di una cittadina completamente sprovvissa di collegamenti ferroviari per Perugia, dove per arrivare i pendolari devono attualmente cambiare l'autobus ben due volte, senza veder accorciati i tempi di percorrenza, 

"I più penalizzati, quelli che hanno e avranno maggiori disagi,  sono i residenti  nella tratta Sansepolcro - Città di Castello, essendo del tutto sprovvisti di servizio ferroviario non si sa fino a quando, anche per sempre perché non è certo se la tratta verrà riaperta, costringendoli così a fare due cambi autobus (Sansepolcro - Città di Castello e Ponte San Giovanni – Perugia Sant’Anna)  e il rimanente percorso in treno.
Senza considerare che i tempi di percorrenza non si sono accorciati rispetto al passato,  essendo stata la ristrutturazione della linea,  solo parziale e non essendo state utilizzate le nuove tecnologie di sicurezza, pertanto i treni possono viaggiare ad una velocità massima di 50 km/h 
Dunque la qualità del servizio è peggiorata ma gli abbonamenti ed il costo dei biglietti sono rimasti invariati. 
Non si può pertanto, a meno di non essere dei coraggiosi, millantare questa riapertura come un successo ma un notevole passo indietro con l’incognita per di più, della tratta Sansepolcro - Città di Castello (apertura a data a destinarsi,  magari mai).

Gli abitanti della Valtiberina e gli esponendi dell'assemblema colgono così l'occasione per rilanciare un progetto lungimirante chiuso in un cassetto da oltre 10 anni:

"Lo sfondamento a nord verso Arezzo (di cui si parla dal dopoguerra)  per collegare la nostra valle all’alta velocità e al resto d’Italia.  Sarebbe un grande  passo per la Valtiberina, i suoi residenti, i pendolari , per l’industria ed il terziario. 
C’è un ultimo aspetto da sottolineare: da studi esistenti emerge come, la ferrovia nella sua conformazione attuale, avrebbe bisogno di un bacino di utenza minimo di tre milioni di persone per risultare in attivo. Ad oggi ne ha poco più di un milione.  Se la situazione rimane invariata tra dieci anni ci troveremo nella medesima situazione fallimentare da cui siamo appena usciti, con una probabile e definitiva chiusura. 
Perciò chiediamo la riapertura della tratta ancora chiusa, con nuovi lavori di ammodernamento, con una ristrutturazione decorosa delle stazioni ferroviarie e di muoversi verso il non più rinviabile, sfondamento a Nord verso Arezzo".

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