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Venerdì, 12 Agosto 2022

Consegnata dopo 78 anni lettera di un biturgense prigioniero in Australia, la commozione delle figlie

Emozionati anche i volontari dell'Archivio diocesano che hanno scoperto la missiva: ''La lettera non era mai stata aperta. Era scritta dal soldato Fabio Chieli, inviata ai suoi familiari al Trebbio"

Seconda guerra mondiale, campi di prigionia dell'Australia, 25 marzo 1944. Risale ad allora la lettera scritta da un soldato italiano di Sansepolcro alla propria famiglia. Oggi, 78 anni dopo, sono state le figlie a ricevere in dono quel cimelio, la lettera che il giovane aveva scritto dalla sua prigione e mai giunta a destinazione. La missiva è finita casualmente nelle mani di alcuni volontari dell'Archivio Diocesano di Sansepolcro, dove era giunta assieme ad alcuni libri.

''E' stato un caso che ci ha molto emozionato e commosso – ha detto Mariangela Betti, volontaria dell'archivio diocesano –, un nostro volontario, Elio, ha consultato un libro che proviene dalla biblioteca personale del parroco del Trebbio, frazione di Sansepolcro, e casualmente ha trovato una lettera che è stata scritta da un prigioniero di guerra in Australia''.

La lettera, partita dall'Australia, è effettivamente arrivata in Italia e anche a Sansepolcro. Nel difficile frangente bellico, però, i familiari erano sfollati per cui non fu possibile consegnare loro la lettera. Il postino di allora l'affidò al parroco il quale non riuscì a trovare i destinatari. Tuttavia, il religioso non gettò la missiva, ma la conservò chiusa, forse sperando di poterla consegnare prima o poi. Alla morte del parroco i suoi libri furono depositati in archivio e qui un volontario ha ritrovato la lettera.

''La lettera era ancora sigillata – ha aggiunto Betti – e con l'autorizzazione del nostro direttore, don Andrea Czortek, l'abbiamo aperta e letta. Era stata scritta dal soldato Fabio Chieli inviata ai suoi familiari al Trebbio. La missiva è datata 25 marzo 1944''. Dopo rapide ricerche è stato possibile rintracciare due delle figlie dell'uomo, alle quali il 24 marzo, praticamente 78 anni dopo, la lettera è stata consegnata. Grande la loro emozione, così come quella dei volontari. ''Abbiamo saputo che il soldato è tornato a Sansepolcro dopo 7 anni di prigionia – ha concluso – nell'ultimo periodo Chieli aveva lavorato in una famiglia in Australia, dove si era trovato bene, tanto da mettere in dubbio il suo ritorno in Italia. I datori di lavoro, quando è ripartito per la Valtiberina, gli avevano regalato anche un orologio, che ci hanno portato a far vedere''.

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