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Legge mobilità ciclistica, Fiab Arezzo: "Così possibile sviluppare progetti". Montevarchi il capoluogo più "bike friendly"

Il nulla osta da parte della commissione trasporti del Senato è arrivato il 22 dicembre scorso. Una manciata di giorni prima che le Camere si sciogliessero. E così la prima legge quadro sulla mobilità ciclistica è diventata realtà trovando tutto...

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Il nulla osta da parte della commissione trasporti del Senato è arrivato il 22 dicembre scorso. Una manciata di giorni prima che le Camere si sciogliessero.

E così la prima legge quadro sulla mobilità ciclistica è diventata realtà trovando tutto l'esecutivo d'accordo e ottenendo l'unanimità.

L'ultimo step sarà quello della trascrizione e pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dopodiché i finanziamenti per le ciclovie nazionali e gli itinerari urbani non saranno più legati al buon cuore del ministro di turno, ma diventano un obbligo.

Voluta dal ministro Graziano Delrio, la legge riguardante la mobilità ciclistica mira ad ottenere un piano uniforme ed avanzato dello sviluppo del trasporto dolce e porta il nome dei deputati Decaro e Gandolfi, primi due firmatari della legge.

Ma di fatto la normativa come potrà diventare effettiva?

Entro sei mesi dall'entrata in vigore, il ministero delle Infrastrutture dovrà elaborare con decreto un piano generale della mobilità ciclistica della durata di tre anni. Entro il 30 giugno di ogni anno dovrà poi essere lo stesso dicastero a presentare alle Camere una relazione sullo stato di attuazione del provvedimento. Allo stesso tempo anche le Regioni e i Comuni dovranno dotarsi del loro piano.

"C'è bisogno del Pums - spiega il presidente Fiab Arezzo, Fabrizio Montaini - sappiamo che l'ultimo piano urbano della mobilità sostenibile per il territorio comunale di Arezzo (Pums) risale a circa sei sette anni fa. Adesso il governo cittadino è al lavoro per redigerne la nuova versione e adottarla quanto prima. Soltanto attraverso questo strumento le amministrazioni locali potranno mettere in pratica la normativa".

La legge parte con un budget complessivo di 500 milioni spalmati in sei anni dal 2016.

Una normativa che avrà delle importanti ricadute anche sul territorio aretino.

Le risorse messe a disposizione delle amministrazioni locali, secondo i rappresentanti e portavoce della Fiab Arezzo potranno essere facilmente intercettate anche dalle amministrazioni della provincia che, a loro volta, le potranno utilizzare per migliorare la rete di ciclopiste presente nel territorio.

"Ma non solo - spiega il presidente Montaini - potranno essere fatti importanti e significativi investimenti sul trasporti pubblici in modo da agevolare la mobilità dolce ed incentivare il turismo. L'aspetto legato alla possibilità di creare percorsi turistici non è affatto un aspetto secondario visto che potrebbe rappresentare una importante opportunità per il territorio di crescita. Va da sé che bisogna che i visitatori, i ciclovisitatori, siano messi nella posizione di riuscire ad utilizzare i mezzi pubblici in tranquillità trovando adeguata accoglienza per l'equipaggiamento e rastrelliere per le biciclette".

In questo senso, secondo la Federazione aretina, il territorio provinciale ancora ha davanti a sé una lunga strada di crescita. Benché negli ultimi anni siano stati fatti passi avanti verso una mobilità leggera ed ecologica, le lacune da colmare sono moltissime.

"Volendo stilare una "classifica" dei capoluoghi aretini più attrezzati per i ciclisti - spiega ancora Montaini - al primo posto metterei Montevarchi. Insieme agli altri centri del Valdarno è una delle realtà dove, da sempre, viene dimostrata una particolare attenzione per chi si sposta in bicicletta. Medaglia d'argento invece per Cortona e bronzo ad Arezzo".

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