Pratovecchio Stia

La rinascita del Molin di Bucchio. L'allevamento bio che ha riportato il barbo tiberino nelle acque dell’Arno

Un'attività niente affatto banale e che nel corso degli anni ha attirato l'attenzione della comunità europea che li ha premiati come Azienda Best Practices

L'antica acquacoltura di Molin di Bucchio (ph. cooperativainquiete.it)

Dietro alla loro attività c'è soprattutto l'amore per quello che, di fatto, è il cuore verde della provincia di Arezzo. Andrea Gambassini e Alessandro Volpone sono i casentinesi che hanno donato nuova vita al Molin di Bucchio, storica acquacoltura dove a proliferare non è stata soltanto un'antichissima attività della montagna ma anche, e soprattutto, alcuni dei suoi più vetusti abitanti tra cui il barbo tiberino e il ghiozzo di ruscello. Sono questi alcuni degli esemplari tornati ad abitare le acque dell'Arno grazie all'impegno e alla competenza dei due imprenditori che dal 2018, in collaborazione col Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, si occupano di ripopolare i torrenti dell'Alto Casentino.

Ma partiamo dal principio. Il Molin di Bucchio sorge a pochi chilometri da Stia, è il primo mulino che si incontra dalla sorgente dell’Arno ed è inserito nel circuito dell'Ecomuseo del Casentino. Un luogo, come detto, dalla storia antichissima che affonda le radici nel medioevo e che, fra l’altro, è noto per essere stato il teatro dell’uccisione del partigiano Pio Borri (11 novembre 1943). Rimasta in attività fino agli anni '70, la struttura è stata successivamente abbandonata. Sei anni fa Alessandro e Andrea hanno scelto di adoperarsi per quella che è definibile cone la rinascita dell’Antica Acquacoltura Molin di Bucchio.

Un'attività niente affatto banale e che nel corso degli anni ha attirato l'attenzione - oltre quella della stampa nazionale come le guide del Gambero Rosso - della comunità europea che li ha premiati come Azienda Best Practices. Obiettivo primario: valorizzare l'ecosistema acquatico del Casentinese ripristinando e salvaguardando la biodiversità dei torrenti, tutelando le specie autoctone a rischio di estinzione.

Contestualmente all'avvio del progetto i due hanno fondato anche la cooperativa In Quiete realtà di servizi turistici e escursionismo. "L’azienda - si legge nel sito di In Quiete - si prefigge inoltre l’obiettivo di accogliere i visitatori e diversificarsi nella didattica ambientale, nell’assistenza agli appassionati di pesca, nell’introduzione al contatto con la natura dei ragazzi e nella ricerca di soluzioni per la difesa delle acque dolci con le Università, gli enti e tutta la comunità in generale".

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