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Unione dei comuni Montani del Casentino. I sindacati: "Investire nella nuova sede"

"Il cofinanziamento da parte dei Comuni sarebbe di soli 500.000 euro che rappresenterebbe un impegno irrisorio rispetto ai lavori che verrebbero realizzati"

Le organizzazioni sindacali presenti nell’ente, Fp Cgil, Cisl Fp, e Uil Fp, fanno il punto in base a quanto emerso nell’assemblea dei dipendenti dell’Unione dei Comuni Montani del Casentino.

"Chiediamo pubblicamente un impegno chiaro in merito alla sede che potrebbe essere completamente ricostruita usufruendo di una serie di finanziamenti da parte di Regione Toscana per complessivi 1,6 milioni che andrebbero persi nel caso il progetto non fosse confermato. Il cofinanziamento da parte dei Comuni pertanto sarebbe di soli 500.000 euro che distribuito in 20 anni rappresenterebbe per i Comuni stessi un impegno irrisorio rispetto ai lavori che verrebbero realizzati".

 "L'impegno nella nuova sede ovviamente rappresenta il riscontro della volontà di mantenimento dei servizi ai comuni, ma ancor di più ai cittadini casentinesi tramite l’Unione dei Comuni Montani, l'ente giuridicamente in essere e non sottoforma di convenzioni tra i comuni. Il 31 dicembre 2021 scade la convenzione, entro quella data i dipendenti di ruolo e quelli precari richiedono un assoluto impegno in favore dei servizi resi che di conseguenza si reverberano sui livelli occupazionali. Investire in questo ente consente di mantenere servizi omogenei e di qualità ai cittadini quali il sociale, il suap, deleghe regionali in ambito forestale, rete civica, centrale unica di committenza, ufficio personale/concorsi e Polizia Locale. Quest’ultimo servizio richiediamo che sia ricondotto ad un'ambito territoriale più ampio che ricomprenda anche Pratovecchio Stia e Bibbiena al fine di potersi accreditare quale Corpo, pena la perdita di ulteriori risorse regionali che significherebbero peggioramento dei servizi ai cittadini."

"Organici adeguati vogliono dire servizi efficaci e in sicurezza, di questo abbiamo bisogno comedipendenti e come cittadini. I comuni pertanto devono farsi carico di garantire i livelli occupazionali tramite un piano di stabilizzazione del precariato. Un assetto istituzionale stabile, che con il contributo dei dipendenti ed i sindacati favorisca una riflessione sul futuro dell’ente, consenta di dare certezze a linee politiche volte alla valorizzazione e al potenziamento di un territorio, che se non si presenta compatto rischia di perdere numerose scommesse sul piano dello sviluppo economico, turistico e culturale."

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