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Quale destino per il treno del Casentino? Vasai rassicura, Seri attacca. A gennaio Lfi e Provincia in tribunale

Quale destino per il treno del Casentino? In poche ore si è passati dalla preoccupazione e dai disagi lamentati dai pendolari alla dichiarazione che nell'imminente futuro il trenino che collega Arezzo al Casentino non ci sarebbe più stato. La...

Quale destino per il treno del Casentino? In poche ore si è passati dalla preoccupazione e dai disagi lamentati dai pendolari alla dichiarazione che nell'imminente futuro il trenino che collega Arezzo al Casentino non ci sarebbe più stato. La dichiarazione da parte del presidente di Lfi Maurizio Seri ha destato non poche reazioni:

"Il prossimo gennaio ci sarà un’udienza in tribunale che sancirà, di fatto, se Lfi potrà continuare il servizio o dovrà essere messa in liquidazione. In questo caso il problema non sarebbe più adeguare gli orari dell’autobus o spostare l’orario dei treni di alcuni minuti perché il servizio verrebbe cancellato, lasciando “a piedi” i casentinesi.

Attendiamo fiduciosi che dai Sindaci del Casentino arrivino atti concreti contro questa ipotesi che avrebbe drammatiche ricadute sul territorio anche dal punto di vista occupazionale”.

Ma cosa è successo in sostanza? Lfi e Provincia di Arezzo non sono in buoni rapporti, anzi a gennaio si vedranno di nuovo in un'aula di tribunale a Firenze. I trascorsi risalgono al 2015 quando la Provincia ha chiesto di recedere dalla società della ferroviaria, a differenza di quella di Siena che non ha posto problemi. Lo statuto della Lfi prevede il mantenimento dei servizi se ci sono soci pubblici che detengono la maggioranza delle quote. Arezzo ha chiesto di recedere e di essere liquidata, ma l'assemblea del 25 marzo del 2015 rifiutò questa richiesta. Così l'amministrazione provinciale ha deciso di portare Lfi in tribunale. La spiegazione dell'amministrazione provinciale è un'altra:

"La Provincia ha offerto le proprie azioni ai Comuni, che hanno rifiutato tutti, al pubblico in generale che ha rifiutato anch’esso, ed ha chiesto quindi alla società di riacquistare queste quote. Con una valutazione ragionevole, cosa che la società si è ben guardata dal fare. L’udienza di gennaio del Tribunale, quindi, riguarda solo questo, riguarda l’importo che la società dovrà versare alla Provincia per la cessione delle sue azioni. La società potrà benissimo continuare la propria attività, rimanendo la maggioranza delle quote in mano ai Comuni, e non sarà certo posta in liquidazione per la richiesta della Provincia, a meno che non siano i Comuni stessi a farlo."

Nella prossima udienza a gennaio ci sarà la sentenza. Forte la preoccupazione da parte di Poppi Libera con le dichiarazioni del consigliere Enrico Lettig:

La decisione della Provincia di Arezzo di ritirare la partecipazione da Lfi, è una scelta che si fa fatica a comprendere e che dimostra l’assoluta incapacità di certi amministratori di guardare a tutte quelle sfide cui sono chiamati territori come il Casentino nel prossimo futuro.

Oggi abbiamo al riprova, che il fiume di parole che sono state spese attorno al tema del futuro dello sviluppo di aree “marginali”, sono state appunto solo parole.

Come si può pensare di non trovare più strategicamente economico il treno per vallate come il Casentino, proprio oggi che questo territorio si accinge a compiere uno sforzo di cambiamento culturale che tocca una forma di economia e di sviluppo che altrove si dimostra vincente.

Non interessa a questi amministratori calcolare quanti passeggeri potranno usufruire grazie ad una forma di mobilità anche alla luce degli investimenti pubblici che sono stati fatti e di quelli canalizzati attorno ai percorsi ciclabili interconnessi ai treni pure recentemente inaugurati?

E’ compito anche dei Sindaci essere vigili. Nessuno può fare sconti su questa vicenda. Si mettano perciò da parte le divisioni e si agisca uniti per il bene della collettività senza cadere negli errori del passato.

Oltre al disagio per un servizio difficilmente sostituibile a parità di costi e di impatto inquinante, questa scelta rischia di danneggiare definitivamente un intero territorio come il nostro che guarda al turismo come nuova forma di economia e di sviluppo.
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