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Il Parco delle foreste casentinesi laboratorio anti climate change: il futuro è a zero impatto

Sono poco meno di nove i milioni di euro che l'ente potrà spendere sul territorio all'interno del programma "Parchi per il clima"

Nove milioni di euro per preservare e tutelare il patrimonio del parco nazionale delle foreste casentinesi, monte Falterona e Campigna. Una cifra che l’ente riverserà nell'area protetta tosco-romagnola per sostenere interventi destinati alla riduzione di anidride carbonica, adattamento e mitigazione del climate change. Un indirizzo in perfetta linea che il programma tracciato dal ministero della Transizione ecologica all’interno del progetto "Parchi per il clima” dove, oltre ad attività per il miglioramento dell'efficienza energetica del patrimonio immobiliare pubblico, vengono date specifiche indicazioni affinché vengano realizzati impianti di piccola dimensione di produzione di energia da fonti rinnovabili, servizi e infrastrutture di mobilità a basso impatto ecologico e interventi di gestione forestale sostenibile. Il dicastero riconosce importanza strategica anche alla riforestazione. I quasi 9 milioni destinati al Parco sono frutto della partecipazione ai bandi degli ultimi tre anni che prevedono: 2019 2.630.841 euro; 2020 3.172.263, 2021 3.144.000 euro.

L'approvazione dell'ultimo bando ha permesso che il capitolo del ripristino dei versanti di foresta degradati possa impegnare ulteriori 400.000 euro; le azioni sui pascoli poco meno di 200.000. L'efficientamento energetico del centro visite di Premilcuore 227.000 euro; quello di Londa, che segue quello di Castagno d'Andrea sul versante fiorentino, ne richiederà 289.000. Gli interventi sul centro multifunzionale di Prato alle Cogne impegneranno risorse per 412.000 euro. Il battello elettrico a servizio del lago di Ridracoli, adiacente al cuore naturale della Lama, costerà 317.000 euro. Questi andranno ad integrare “Verso il cuore del Parco”, programma per l’accessibilità e la mobilità sostenibile all’interno dell’area protetta, che ha visto, tra l'altro, l'approvazione dell'acquisto di quattro pulmini bimodali ed è stato finanziato per più di 900.000 euro. Ci sono poi circa 520.000 euro che si aggiungono sul capitolo degli interventi di naturalizzazione di fustaie di origine artificiale. Seguono misure di gestione selvicolturale e rinaturalizzazione dei boschi di conifere, interventi di ridiffusione dell'abete bianco autoctono, l'arricchimento specifico con latifoglie e il ripristino degli habitat del castagno a Bagno di Romagna, Camaldoli e Montalto.

"Si tratta di una opportunità unica - spiega il presidente del Parco, Luca Santini - Abbiamo oggi la possibilità di diventare un laboratorio dello sviluppo sostenibile e riversare importanti risorse che sosterranno molte realtà economiche innovative del territorio. È un canale di intervento, autonomo rispetto al Piano nazionale di ripresa e resilienza, che è ormai diventato strutturale e che dobbiamo continuare a sfruttare appieno con attenzione, efficienza e lungimiranza".

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