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"La mia proposta per far ripartire la scuola"

Riceviamo e pubblichiamo da Giorgio Renzi: "Assumere i precari (da una vita) o fare i concorsi? Il problema della selezione dei docenti è un problema da sempre irrisolto"

Riceviamo e pubblichiamo da Giorgio Renzi.

"Anche se in pensione da diversi anni,la scuola è stata la mia vita, il mio lavoro. Quindi quando se ne parla scatta in me un istintivo bisogno di partecipare. In questi giorni sembra che la scuola stia tornando al centro dell'attenzione e del dibattito politico. Era l'ora. Perché la scuola fa parte della salute, fisica e mentale, del cittadino. Non può essere relegata, come troppo spesso è stata, a problema di secondo piano, quando ci sono emergenze.

Il dibattito di questi giorni è incentrato sulla utilità o meno della didattica a distanza, sul problema della riapertura della scuola, anche per le conseguenze che una non riapertura potrebbe determinare nella gestione familiare. A ciò si aggiungono i problemi della assunzione dei docenti mancanti e sulle modalità d assunzione.

Io vorrei separare i problemi. Lascerei da parte il problema delle difficoltà delle famiglie, di conciliare lavoro e presenza in casa dei figli in mancanza di scuola. Non perché non sia importante. Ma perché pone un problema di carattere socio economico,non didattico.

Vorrei fare alcune considerazioni sulla didattica distanza. Di questi tempi è stata spesso presentata come la panacea di tutti i mali, come un sostituto moderno della didattica in classe.. Permettetemi, da rappresentante della vecchia generazione pretecnologica, di dissentire. La didattica a distanza può essere un surrogato necessario in tempi di isolamento coatto, ma non può essere vista come sostituzione permanente..

La scuola, l'insegnante non può essere visto, come direbbe la Ministra Azzolina, come un imbuto per riempire la testa degli alunni di nozioni. La scuola è interazione, socializzazione, educazione. Non può fare a meno del contatto umano, che è parte essenziale del percorso scolastico.

Nelle mie ultime esperienze mi sono occupato anche di formazione professionale ed ho seguito un po' tutte le nuove disposizioni sulla certificazione di competenze (figuratevi, io sarei un certificatore di competenze abilitat, inserito nell'elenco regionale dei certificatori...). Confesso di essermi trovato a disagio con tutti questi meccanismi di certificazione. L'idea che si possano certificare le competenze con delle crocette o giù d lì non fa proprio parte della mia cultura classica né tanto meno della mia concezione di scuola educativa e formativa.

Si è molto discusso anche sul come fare le valutazioni degli alunni a scuola. Io non credo a metodi tecnico-matematici. Per me la valutazione di un alunno deve tener conto di un insieme di problematiche che implicano la conoscenza dell'alunno stesso, della sua personalità ed anche delle sue problematiche personali e familiari. Faccio un esempio. Ho avuto un ragazzo indiano in una classe, Parlava a malapena l'italiano e sapeva pochissimo scriverlo. Che fare?. Gli do tutti tre o zero e lo boccio o cerco di aiutarlo in un percorso personalizzato volto ad acquisire una conoscenza linguistica più complessa e completa? Che magari lo aiuta ad integrarsi nella nuova comunità? Io ho scelto la seconda strada. Non so se ho fatto bene. Ma so che se mi fossi limitato a bocciarlo, giudicandolo con i metodi da certificatore, lo avrei perso come alunno e lo avrei ritrovato tra i dispersi della scuola. e forse anche tra gli emarginati della società civile.

Tutto questo non si può fare con la didattica a distanza, che può essere un complemento, una integrazione ma non un sostituto globale. In più va anche detto che la didattica on line presuppone docenti appositamente preparati, e non è il caso della maggior parte dei docenti attuali, che in Italia hanno anche una età media elevata (per non parlare dei problemi tecnologici, delle carenze delle linee internet ecc.). Le esperienze di questi giorni, al di là delle esaltazioni di comodo, hanno messo in evidenza tutte le problematicità e le difficoltà di una didattica on line efficiente e efficace.

E qui arriviamo al problema dei docenti e delle loro assunzioni.

Assumere i precari (precari da una vita) o fare i concorsi?

Il problema della selezione dei docenti è un problema da sempre irrisolto. Siamo passati da una sanatoria ad un concorso in alternanza più volte nel corso dei decenni.

Quando sono arrivato ad insegnare a Bibbiena, nel lontano 1972, ero il docente più giovane dell'ITIS quindi ultimo nella graduatoria . Poi furono indetti concorsi, Li feci e li vinsi, Ma subito dopo fu fatta una sanatoria ed i miei colleghi più anziani passarono in ruolo per legge e mi sopravanzarono di nuovo nelle graduatorie. Mi sentii uno scemo ad aver fatto la fatica del concorso!Però oggi la situazione è diversa. Abbiamo moltissimi insegnanti che da una vita insegnano come precari e spesso anche come sfruttati con contratti a tempo. Ciò ha determinato un deterioramento anche della scuola, impossibilitata ad impostare programmi a lunga scadenza, data la rotazione continua dei docenti. Ed il senso di provvisorietà non aiuta un docente ad imposta una seria programmazione didattica.

Si dirà che i docenti vanno selezionati in base alle competenze, Vero. Ma un eventuale concorso fatto con i quiz e le crocette può essere un serio strumento di valutazione?

Scusate la mia cultura antica, ma non ci credo proprio. Ci sarebbe da fare una valutazione seria della personalità e della preparazione del candidato insegnante, ma con strumenti e metodologie diverse.

Allora sulla querelle attuale io credo che una soluzione possibile potrebbe essere, in sintesi sommaria, questa: fare entrare in ruoli i precari da più anni,( purché non abbiano avuto giudizi negativi sulla loro attività) stabilendo un anno di prova (già previsto) con valutazione finale Valutazione che dovrebbe coinvolgere i dirigenti scolastici (ma qui si pone anche il problema della qualità dei dirigenti) e, magari, coinvolgendo , con tutte le cautele del caso, anche gli studenti (solo per le superiori).

Si può integrare il tutto con una commissione di valutazione fatta da esperti di didattica.

Forse potrebbe essere l'unico modo serio di valutare le capacità di un insegnante di tenere una classe, di formarla. Il livello di preparazione raggiunto da una classe è già di per se un giudizio sulle capacità di un insegnante. Certo tenendo conto della situazione di partenza.

L'assunzione di nuovi insegnanti dovrebbe anche essere l'occasione per ridefinire l'organizzazione della scuola stessa, in particolare il numero degli alunni per classe, eliminando definitivamente le cosiddette classi pollaio. Se il coronavirus riuscisse a produrre questo effetto, sarebbe la rivoluzione della scuola da anni attesa.

Sarà comunque necessaria una attività di formazione obbligatoria per i docenti. Perché al di là dell'utilizzo della didattica a distanza (che magari saremo costretti ad utilizzare ancora) c'è il problema delle nuove generazioni, sempre più tecnologizzate e sempre più dipendenti dai nuovi strumenti tecnologici e sempre più influenzati dai social media Gli insegnanti devono essere preparati ad affrontare questa nuova situazione, anche per correggere le distorsioni che un uso incontrollato delle nuove tecnologie può portare nella personalità degli alunni.

In conclusione: Didattica a distanza sì, ma solo come integrazione, non come sostituzione del lavoro di classe

Assunzione dei nuovi insegnanti: sì all'inserimento in ruolo dei precari da più anni, ma con un anno di prova con seria valutazione finale.

 Spero che i protagonismi politici, gli schieramenti per lobby non impediscano una sana discussione".

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