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Intervento sulla Torre del Tannino: "Un taglio di 5 metri per garantire la sicurezza"

L’intervento complessivo di 35 mila euro, che prevede anche la stuccatura tra mattone e mattone, è stato reso necessario a seguito di alcune indagini statiche e dinamiche predisposte dalla stessa amministrazione, che ne hanno evidenziato delle problematiche sulla sommità

La Torre del Tannino, simbolo da oltre settanta anni di Bibbiena Stazione, verrà abbassata di 5 metri (su un totale di 47 metri) per motivi di sicurezza.

L’intervento complessivo di 35 mila euro, che prevede anche la stuccatura tra mattone e mattone, è stato reso necessario a seguito di alcune indagini statiche e dinamiche predisposte dalla stessa amministrazione, che ne hanno evidenziato delle problematiche sulla sommità.

Il sindaco Filippo Vagnoli che, questa mattina ha fatto un sopralluogo ai cantieri di Bibbiena insieme all’Assessore Matteo Caporali, ha commentato: “Si tratta del recupero di un simbolo di questo territorio che sta diventando un’area residenziale importante e dotata di tutti i confort. La parola d’ordine è sicurezza. Quello del Tannino non è l’unico intervento in questa direzione. Vorrei rammentare i cantieri di Piazza Grande, del Dovizi, San Lorenzo Palazzo Niccolini, Serravalle, Marciano e i marciapiedi e asfalti a Soci. Il nostro impegno su questo fronte sarà totale perché in un momento come questo la sicurezza deve essere tutelata in ogni forma. L’intervento della torre era necessario, come hanno evidenziato le indagini, ma volevamo altresì mantenere in vita un simbolo del lavoro e della cultura della nostra città che deve continuare a mandarci dei segnali. Salvare le vestigia del passato deve servire proprio come monito per costruire un futuro migliore. In questo caso la storia di questa torre ci parla di un’industria fiorente, di impegno, di lavoro e di voglia di esserci. Prendiamo esempio da chi ci ha preceduto per costruire un futuro miglior per i nostri figli”.

La torre della ciminiera del tannino ha oltre settanta anni ed è entrata a far parte delle proprietà dell’amministrazione comunale con la cessione di aree pubbliche a seguito dell’attuazione del “Piano di recupero del Tannino” di iniziativa privata approvato nel febbraio 2010.

Perché è così importante per Bibbiena questa torre? E perché si chiama il Tannino? Ce lo spiegano i cenni storici raccolti dall’Architetto comunale Samuela Ristori.

Nei primi anni del XX secolo le industrie di estratti tannici in Toscana erano 8, di queste una si trovava a Bibbiena.

Lo stabilimento di Bibbiena venne impiantato tra il 1923 ed il 1924 dalla “Società Industrie Tanniche” SIT, presidiata da Jean Varraud originario di Fornoli (Lucca). La società fu posta in liquidazione nel 1933 ed interamente assorbita , per fusione, dalla S.A. Varraud Estratti Concianti, che curò l’esercizio della fabbrica fino al 1956, anno in cui lo stabilimento cessò definitivamente la sua attività. La scelta di localizzare lo stabilimento proprio in questo posto fu dettata dalla presenza in loco di una segheria demaniale, coordinata con la ferrovia Arezzo-Stia verso valle ed a monte con la strada Umbro-casentinese, l’attuale SRT 71. La produzione di legname e di suoi derivati risulta assai coerente vista l’epoca con il ruolo produttivo ed economico che Bibbiena interpretava nel Casentino e nell’intera Provincia aretina, ruolo che si attuava attraverso l’offerta di materie prime quali appunto il legname, castagni in particolare, fonti energetiche per la presenza di numerosi corsi d’acqua e la grande disponibilità di manodopera. Tra le attività che resero, in quegli anni, Bibbiena importante sotto il profilo economico per l’intero Casentino, va sicuramente annoverata la “Società Industrie Tanniche”; questa nuova industria sorta dalla trasformazione dello stabilimento della società Industrie Forestali ha inciso notevolmente sotto il profilo economico esociale anche sotto il profilo ambientale.

Lo sfruttamento intensivo del castagno dal quale si ricavava il tannino, ha consentito di ottenere attraverso tagli controllati dei boschi un aumento esponenziale della produttività del frutto; secondo rigorose e precise tecniche di produzione le piante selezionate di volta in volta hanno sviluppato nel tempo un aumento della produttività. Lo stabilimento, di notevoli proporzioni per l’epoca, sorgeva a ridosso della stazione ferroviaria. All’interno dello stabilimento avveniva l’intero processo per l’estrazione della materia prima: il tannino.

Il castagno veniva segato in grandi pezzi e con l'aiuto di specifici macchinari molto rapidamente veniva ridotto e sminuzzato in piccolissimi pezzi. Al termine del procedimento, i residui venivano utilizzati per la combustione o ne veniva estratto del tannino. Quest'ultimo era prodotto in forma liquida o in forma di pasta semidensa, pronto da spedire in Italia e all’estero per la concia dei pellami. Il legname veniva raccolto dall’intera zona dell’alto Casentino sino ad arrivare a Caprese Michelangelo passando per la Valle del Tevere, attraverso una serie di nastri trasportatori o teleferiche di svariati chilometri di lunghezza fino alla linea ferroviaria più vicina, per essere portato direttamente alla stazione di Bibbiena ed allo stabilimento. Questo sistema produttivo, costituito da una propria e vera catena di lavorazioni, andava a dare lavoro oltre che agli occupati direttamente nella fabbrica, anche ad un notevole numero di persone che ne rappresentavano l’indotto; questo era costituito da i fornitori di legname dai boschi, tagliatori, segatori, ai trasportatori ed a tutte quelle attività che erano a monte prima del carico del legname sui convogli ferroviari. Questo sistema costituirà dal punto di vista economico e sociale, prima della seconda guerra mondiale, una delle principali attività di Bibbiena e più in generale dell’intero Casentino. Nel 1929 lo stabilimento contava 82 operai che lavoravano susseguendosi in tre turni e altrettanti uomini impiegati nel taglio del legname e relativo trasporto.

Nel periodo post-bellico cambia radicalmente questo status dei luoghi, non tanto per i cambiamenti sociali dovuti al periodo del dopoguerra ed alle grandi difficoltà della ricostruzione ma nello specifico, all’invenzione da parte dell’industria chimica del processo per produrre in forma sintetica il Tannino; questa ha introdusse un abbassamento dei costi ed una semplificazione del ciclo produttivo che portò ad un graduale disinteresse ed abbandono per la produzione naturale del Tannino. 

Siamo tra la fine degli anni quaranta ed i primi anni cinquanta; nel 1956 lo stabilimento chiude l’attività di produzione. Da questo momento si avvicendano all’interno dei fabbricati varie attività; dall’utilizzo per la costruzione di carri ferroviari da parte della OMS (Officine Meccaniche Statali), al successivo smembramento in laboratori artigianali più piccoli ed officine che hanno portato ad un lento ed inesorabile degrado ambientale e strutturale dell’intero complesso.

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