Lunedì, 14 Giugno 2021
Bibbiena

Bibbiena, un museo dedicato al primo computer italiano a transistor

Il sindaco Vagnoli in visita all'Elea 9003, un pezzo di storia dell'informatica nazionale e mondiale: "Qui un polo d'attrazione turistica del Casentino"

Il sindaco Filippo Vagnoli insieme agli assessori Francesca Nassini e Francesco Frenos ieri si sono recati in visita ufficiale al mitico Elea 9003, ospitato nei locali dell’Isis Fermi di Bibbiena. L’Elea 9003 dell’Olivetti è il primo computer commerciale a transistor prodotto in Italia e uno dei primi nel mondo. Questa macchina mastodontica - sembra un anchilosauro - progettato e sviluppato tra il 1957 e il 1960, occupa un’intera stanza al piano terra della scuola superiore e, soprattutto, è ancora funzionante, anzi l’unico funzionante al mondo.

L’ELaboratore Elettronico Aritmetico ELEA 9003, rappresenta un importante pezzo di storia dell'informatica italiana e mondiale. Da tempo un gruppo di “amici” di questo pezzo di storia si ritrovano annualmente per apportare un minimo di manutenzione a questo elaboratore corteggiato da molti musei nazionali e non solo. Accanto al problema della manutenzione, di avere ragazzi formati che sappiamo “metterci le mani”, c’è sempre stato anche quello di una sua valorizzazione e fruizione a fini turistici e non solo ovviamente.

Per questo motivo, nella visita di ieri, la nuova giunta ha fatto, insieme alla scuola e al suo dirigente Egidio Tersillo, un primo passo verso questo obiettivo. Il sindaco Filippo Vagnoli commenta.

“Abbiamo fatto un coordinamento diciamo, e noi come Comune ci occuperemo della valorizzazione a fini turistici inserendo questo monumento alla modernità, nel circuito museale e dei poli di attrazione turistica di Bibbiena e del Casentino. L’obiettivo ultimo a cui ci piacerebbe arrivare è quello di un museo vero e proprio dedicato all’Elea 9003 ma anche ad altri macchinari in possesso della scuola. La prima pietra è stata posata…”.

UN PO’ DI STORIA

L’Olivetti Elea 9003 è uno dei modelli di calcolatore mainframe ad altissime prestazioni sviluppati dall'Olivetti e facenti parte della famiglia Olivetti Elea. Si tratta del primo computer a transistor commerciale prodotto in Italia ed uno dei primi del mondo. Fu concepito, progettato e sviluppato tra il 1957 e il 1959 da un piccolo gruppo di giovani ricercatori guidati da Mario Tchou.

L'acronimo ELEA sta per Elaboratore Elettronico Aritmetico (successivamente modificato in Automatico) e fu scelto come omaggio alla polis di Elea, colonia della Magna Grecia, sede della scuola eleatica di filosofia, famosa per i paradossi. Progettato dall'ottobre 1957, fu interamente realizzato con tecnologia diodi-transistor logic. Il design fu ideato dall'architetto Ettore Sottsass: il progetto, elegante e funzionale, valse a Sottsass il Compasso d'Oro nell’anno 1959. Il nuovo sistema si presentava come un oggetto “assolutamente all’avanguardia” sotto ogni punto di vista per Concezione logico sistemistica, Tecnologia costruttiva, Design.

Elea 9003 fu anche l'unico della serie a essere realmente commercializzato, in circa 40 esemplari, il primo dei quali (Elea 9003/01) fu installato alla Marzotto di Valdagno (VI), mentre il secondo (Elea 9003/02) fu venduto alla Banca Monte dei Paschi di Siena (SI). Di questo esemplare, l'istituto bancario fece in seguito dono all' ITIS Enrico Fermi di Bibbiena (AR), utilizzato a fini didattici. All'Elea 9003 è dedicata anche un'intera sala al Museo delle poste e telecomunicazioni di Roma, ma non è funzionante. Un esemplare, inoltre, è esposto al Design Museum di Londra.

Il calcolatore donato dalla banca negli anni settanta, all’ITIS di Bibbiena, in poco tempo, fu smontato e rimontato nella nuova sede da Mario Babbini, e personale Olivetti. Questo esemplare è parzialmente funzionante e viene preservato dall 'Istituto Tecnico "Enrico Fermi", la sua manutenzione invece è affidata principalmente ad ex tecnici Olivetti che si recano periodicamente presso. l’Istituto e da qualche tempo da un appassionato Wladimir Zaniewski.

Il progetto di Elea 9003 iniziò con la realizzazione, nel 1957, di un prototipo sperimentale a valvole. La filosofia progettuale, ispirata alla drastica scelta in favore dell'uso esclusivo dei transistor, anche per le memorie, per le quali erano richieste altrimenti erogazioni di corrente in regime impulsivo a livelli di intensità allora non raggiungibili con i transistor. L'opzione comportò la progettazione ex novo dell'intera architettura, e il superamento dei problemi tecnici legati all'uso dei transistor, un lavoro che fu completato a metà del 1958, quando vide la luce il primo prototipo interamente a transistor. Il sistema definitivo fu completato nel 1959. Dal punto di vista logico, la macchina era dotata di capacità di multitasking, potendo gestire tre programmi contemporaneamente.

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