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Crac Banca Etruria, Maccarone (Fitd): "Intervento del fondo era già pronto, ma fu bloccato"

Le sorti dell'istituto di credito aretino forse sarebbero state diverse se fosse stato autorizzato l'intervento dalla commissione europea ai servizi finanziari. La ricostruzione in aula del presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi Salvatore Maccarone. La difesa rinuncia alla testimonianza di Pier Luigi Boschi

 

Banca Etruria poteva essere salvata? Un piano di intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) era stato ipotizzato e avrebbe potuto cambiare le sorti dell'istituto di credito aretino. E' quanto questa mattina ha sostenuto, incalzato dalle domande dell'avvocato Stefano Pellizzari (difensore di Bonaiuti), il presidente del Fitd Salvatore Maccarone nell'udienza del processo per la bancarotta di Banca Etruria. Una deposizione dettagliata, nella quale, documenti alla mano, Maccarone ha ripercorso i rapporti tra il fondo e istituto di credito. 

"A chiedere l'aiuto del fondo - ha spiegato Maccarone - furono i commissari (Antonio Sora e Riccardo Pironti ndr). Era l'ottobre del 2015 e la banca era stata commissariata nel febbraio dello stesso anno. I commissari vedendo la situazione che emergeva dallo stato patrimoniale si sono rivolti al Fondo che salvaguarda i depositi bancari in caso di liquidazione coatta amministrativa di una banca aderente". 

Maccarone ha ricordato la situazione di Etruria circa un mese prima del "Salvabanche": "Il patrimonio netto era pari a circa 26 milioni - spiega - Successivamente, al 31 dicembre del 2015, nel bilancio economico di previsione, si registrarono ulteriori perdite fino ad arrivare a meno 13,2 milioni di euro".

Il fondo non intervenne, fu bloccato dall'autorità europea: "Abbiamo valutato un eventuale intervento da fare, ma non fu portato a termine perché la commissione europea non lo approvò". 

L'operazione fu stoppata in seguito alla risposta data alla lettera all'allora ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, inviata dai commissari europei ai Servizi finanziari e alla Concorrenza, Jonathan Hill e Margrethe Vestager. 

Secondo i commissari europei, l'intervento del Fitd era considerato "aiuto di Stato" e non di privati - benché il fondo fosse alimentato dalle banche - in virtù del ruolo che aveva avuto e avrebbe avuto in seguito Banca d'Italia. 

"L'ultimo rapporto avuto con la banca dal Fondo - ha concluso Maccarone - risale al 9 novembre del 2015. La notte tra il 21 e il 22 novembre arrivò la risoluzione".

La deposizione di Maccarone si è dunque conclusa con le domande dell'avvocato difensore. Nessun quesito è stato posto dai pubblici ministeri e dalle parti civili. 

Questa mattina era stato convocato dall'avvocato Pellizzari anche Pier Luigi Boschi, ex membro del cda di Banca Etruria e padre di Maria Elena Boschi. L'avvocato ha deciso di rinunciare al teste: essendo imputato in un procedimento collegato Boschi si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere. L'ex membro del cda è, infatti, uno dei 14 imputati del processo sulle "consulenze d'oro" di Banca Etruria.

Non era presente nemmeno Anna Nocentini Lapini, membro dell'ultimo cda, che tramite il suo legale aveva comunicato alla corte di non poter rispondere alla chiamata per precedenti impegni improrogabili. Una giustificazione che non è stata accolta dal presidente del collegio giudicante Giovanni Fraganti che ha disposto la convocazione coatta per domani. 

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