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Grido d'allarme dei commercialisti, Grazzini: "Gravi difficoltà a pagare le scadenze fiscali, soprattutto ad Arezzo"

Intanto le prime cassa integrazioni stanno scadendo e i lavoratori sono in attesa del rinnovo. "La misura è colma" dice Grazzini che non esclude forme di protesta più vigorose

 

Sono giorni di scadenze fiscali, tante. Riguardano il settore privato delle imprese, le partite iva, commercianti e artigiani. Riguardano la schiera di professionisti che lavorano al loro fianco per tutti gli adempimenti e sentono quotidianamente gli sfoghi di chi non ce la fa a sostenere queste uscite dalle casse, vuote, delle proprie aziende.

Giovanni Grazzini, presidente dell'Ordine dei commercialisti, li rappresenta a livello provinciale e più volte ha rimarcato le incongruenze di questo momento. L'attesa di misure di maggiore flessibilità non è stata soddisfatta.

Ci sono i soldi per affrontare le scadenze fiscali? "No, soprattutto qui ad Arezzo la situazione è abbastanza grave, c’è poca liquidità e i titolari vorrebbero usarla in maniera oculata, per il sostegno delle proprie attività, per il pagamento di utenze, fornitori, dipendenti. Invece si assiste ad una ferma e irrevocabile richiesta fiscale come tutti gli anni e questo mette in difficoltà soprattutto i settori che hanno sofferto."

Quali sono le scadenze imminenti? "Innanzitutto non c’è stata una proroga, se non di 20 giorni, per i soggetti all’Isa, una sorta di pagella fiscale dei contribenti, quindi il prossimo 20 agosto si dovrà pagare con una maggiorazione dello 0,4% che sembra poco ma in realtà è molto. Ci sarà la possibilità di pagare Irpef, Ires, Irap, saldo e acconto, l'Iva periodica, la cedolare secca, il diritto annuale della Camera di Commercio, l'imposta di bollo sulle fatture elettriniche, i versamenti dei contributi fissi per la previdenza di commercianti e artigiani e altri adempimenti anche non connessi a versamenti che creano un ingorgo fiscale difficile da gestire."

Cosa vi dicono gli imprenditori aretini? "Molto pochi di loro hanno pagato alla scadenza di lunedì 20 luglio, tutti hanno chiesto di andare al 20 agosto per avere un attimo in più di respiro, ma c’è un tasso che chiede lo stato ben 100 volte superiore al tasso legale attualmente vigente nel 2020. Perché lo Stato chiede su base mensile 0,4, quindi il 4,8% su base annua, contro lo 0,05 del tasso legale."

Cosa vi aspettavate come decisioni a livello nazionale che poi non sono arrivate? "Ci aspettavamo la possibilità di avere un maggior respiro, anche perché a settembre ci sarà il versamento di tutte quelle imposte che sono state rinviate a marzo e aprile sia per i contributi, le ritenute, l’iva. Serviva una maggiore flessibilità, anche se è evidentemente ci sono esigenze di gettito che non possono essere derogate. Va detto però che osserviamo come solo il settore privato si stia facendo carico delle situazioni di emergenza provocate dalla pandemia. I dipendenti del privato hanno percepito meno, le partite iva hanno visto crollare i fatturati, mentre il settore pubblico ha mantenuto ogni tipo di preprogativa, gli stipendi pieni, tutto è stato rovesciato nel mondo del privato che è quello che paga gli ospedali, le pensioni, scuole e strade e quindi alla fine chi si deve frugare in tasca sono sempre i lavoratori autonomi."

Voi professionisti vi sentite soli in questa battaglia adesso? "A malincuore devo dire di sì, solo Confocommercio si è esposta appoggiando le nostre proteste per la mancanza di flessibilità, altri no, penso soprattutto a Confindustria che è un’organizzazione importante. Ci aspettavamo più supporto, invece non capiamo perché non abbia preso le difese dei suoi iscritti, perché il mondo dell’industria soffre come noi denunciamo."

In questo periodo cominciano a scadere le prime cassa integrazioni avviate a marzo, che cosa succede? "Le prime cassa integrazioni sono scadute perché sono finite le settimane a disposizione. Rimane il blocco dei licenziamenti fino al 17 agosto, dopo di che settori come quello orafo ad Arezzo non potendo ripartire si trovano di fronte al bivio tra licenziare o sperare nella nuova cassa integrazione che servirà molto in questo avvio di autunno quando non tutti potranno ripartire come si sperava."

A livello nazionale si parla di possibile sciopero della categoria dei commercialisti, è possibile che ci siano forme di protesta vostre con il mondo delle imprese? "Noi non abbiamo dato viata forme di protesta eclatanti, siamo sempre stati molto responsabili per la delicatezza del tema del bilancio statale, però c’è una misura che adesso è colma. Ci sono stati interventi a pioggia su cose non importanti, c’è stata una scala di priorità sbagliata. Adesso con il recovering found è auspicabile che le idee si chiariscano e le priorità si ristabiliscano. L’Italia ha bisogno di gettito, si chide solo una maggiore flessibilità. Lo Stato appare essere con il fiato corto, con i fondi europei speriamo arrivino interventi efficaci."

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