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VIDEO | Il robot da Vinci è tornato al San Donato: "Il futuro? E' l'intelligenza artificiale"

Dal 21 marzo a ieri il robot chirurgico è stato al Centro Chirurgico Toscano a causa del Covid. Sono stati in tutto 66 gli interventi in “trasferta”

 

Due mesi e mezzo in trasferta, dal San Dontato, diventato ospedale Covid, al Centro Chirurgico Toscano, dove ha potuto continuare ad operare grazie ad un accordo firmato tra la sanità pubblica e quella privata.

Il Robot Da Vinci è rimasto al CCT dal 21 marzo a ieri, un arco temporale nel quale, guidato dai chirurghi del San Donato, ha effettuato 66 interventi con successo. Stamani è tornato a casa e cioè all’ospedale San Donato. Ad accoglierlo il direttore generale della Asl, Antonio D’Urso, i medici coinvolti e Siro Piantini del Calcit.

L'attività del robot chirurgico

Da Vinci è al San Donato dal 2010. In media compie 400 interventi all’anno e quindi, finora, oltre 4.000. E’ utilizzato da tutte le specialità chirurgiche ed è un sistema robotizzato ad alta complessità tecnologica: gli strumenti di lavoro sono introdotti all’interno del corpo umano attraverso dei piccoli fori di circa 8 millimetri. Questi non vengono manovrati direttamente dalle mani del chirurgo ma sono collegati a bracci meccanici di precisione. E questi, a loro volta, sono comandati a distanza da una consolle provvista di visore e di 2 joystick simili a quelli dei videogiochi. Il chirurgo siede alla consolle e tramite i joystick trasmette il movimento agli strumenti che si trovano dentro al corpo del paziente.

“Il robot permette di avere strumenti miniaturizzati che si muovono con una precisione millimetrica poiché non trasmettono il fisiologico tremore delle mani dell’operatore e la visione del campo operatorio è tridimensionale e magnificata" commenta Marco De Prizio, direttore della chirurgia di Arezzo. "I vantaggi della chirurgia robotica, ormai riconosciuti scientificamente, dipendono dall’assenza di incisioni chirurgiche che determinano dolore post operatorio e possibili complicazioni infettive, dalla maggior precisione del gesto chirurgico che si traduce nella ridotta perdita di sangue e nella rapida ripresa delle funzioni degli organi vitali nei giorni che seguono l’intervento”.
I vantaggi per il paziente? “Una dimissione precoce dall’ospedale e un più rapido inserimento nella vita di relazione e lavorativa. Questi benefici compensano, in una valutazione globale dei bilanci, il maggior costo delle procedure robotiche rispetto alla chirurgia tradizionale”.
I vantaggi sono per il paziente ma anche per il chirurgo, “il quale  – ricorda De Prizio - è obbligato a conoscere alla perfezione l’anatomia degli organi interni, non potendo toccare con le proprie mani il campo di lavoro e potendo contare solo sulla sensazione visiva. Una sfida che ha imposto studio, addestramento e perseveranza nel controllo della macchina robotizzata”.
Una valutazione che è anche condivisa da Michele De Angelis, direttore di urologia: “il robot ha cambiato il modo di pensare la chirurgia. E’ stato creato un approccio diverso capace di unire i vantaggi della chirurgia laparoscopica e di quella tradizionale. Maggiore rapidità nella ripresa del paziente e migliori risultati”.
La chirurgia robotica si è ormai affermata: “in Toscana abbiamo un polo regionale che opera in rete e mentre prima dovevamo discutere sui vantaggi della chirurgia robotica rispetto a quella tradizionale, adesso non si tratta più di valutarne la qualità  ma solo la sostenibilità economica. Il sistema robotico di Arezzo è quello che in 10 anni ha garantito una delle migliori performance come numero e qualità degli interventi a livello regionale. “Arezzo  - sottolinea De Angelis – è sempre stata tra le 10 realtà più avanzate in Italia e importante è stato il collegamento con il Calcit che ha sempre sostenuto, anche economicamente, questa esperienza che vede operativo già il secondo robot che è di quarta generazione e quindi il più moderno disponibile. Il futuro è l’intelligenza artificiale: forse entro questo decennio”.

La sfida della chirurgia per il futuro

“La chirurgia robotica – conclude il direttore generale della Asl Toscana Sud Est, Antonio D’Urso – è stata sempre seguita con molta attenzione, sia dalla Asl che dalla città. Rappresenta un elemento di valorizzazione del San Donato all’interno del quadro complessivo delle chirurgie e il suo rientro in questa struttura è la conferma di come il potenziamento e l’ulteriore qualificazione dell’ospedale aretino sia una scelta strategica dell’azienda per gli anni Venti”.

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