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VIDEO | Baby gang, parlano i giovani: "Il carcere non è la risposta, serve prevenzione, educazione e integrazione"

I ragazzi che sono intervenuti che provengono dall'associazione Futuro Aretino, dal gruppo giovani di Azione e dalla Federazione degli studenti hanno portato anche numeri che dimostrano le loro analisi

"I ragazzi ci raccontano che la situazione è nettamente peggiorata, in alcune discoteche la presenza di certi gruppi di ragazzi che si muovono come bande è ben evidente, altri hanno paura a passare in zone della città come la stazione." I coetanei che parlano con i loro pari età raccontano questo, il fenomeno delle baby gang è in espansione, ad Arezzo come nelle altre città, i ragazzi e le loro famiglie sono preoccupate. Il loro messaggio è rivolto all'amministrazione affinché vengano ascoltati, magari incontrati per aprire un dialogo proficuo sul disagio giovanile, è rivolto anche alla politica affinché non usi questo tema per campagne d'odio e di stigmatizzazioni sui social.

"Servono servizi, spazi e occasioni per impegnare i giovani, servono nei luoghi dove c'è maggior disagio sociale, dove la povertà emargina le persone e le ghettizza. Non può essere il carcere la risposta alla criminalità giovanile." Questa una delle prese di posizione dei giovani che hanno voluto metterci la faccia per analizzare più profondamente il fenomeno dele baby gang. Non hanno accettato le definizioni della vice sindaca Tanti e hanno risposto approfondendo la materia. Il tema è delicato quanto di stretta attualità: le baby gang e il carcere per minorenni.

"Secondo noi non è giusto sentir dire che devono andare a pulire i cessi, come è accaduto in questi giorni - spiega Francesco Simi, giovane impegnato con il gruppo di Azione - perché deve esserci l'idea della rieducazione dei ragazzi e non solo l'accezione punitiva."

Il caso più eclatante è quello di Montana, ventenne aretino indagato e poi arrestato con le accuse di rapina, estorsione e lesioni e dei suoi giovani sodali che riconoscono in questo ragazzo il capo, il leader da seguire anche negli atti criminosi. Lui adesso è ai domiciliari in un'altra città, la banda è sgominata, anche se i suoi componenti sono in contatto attraverso i social. Nel carcere minorile anche un giovane aretino adesso 17enne che si dice pentito di quanto fatto e che tramite il suo avvocato ha chiesto di poter andare almeno ai domiciliari per finire gli studi e stare con la sua ragazza.

"Da un'amministratore mi aspetto che non mi elenchi le cause di disgregazione sociale, ma i servizi, i progetti e le attività di prevenzione che intervengono in questi contesti" ha aggiunto Alessio Occhini della Federazione degli studenti della provincia di Arezzo. 

Un'analisi arriva anche sul tema degli immigrati e dei ragazzi di origine straniera ma nati in Italia, i cosiddetti figli di seconda generazione. "C'è questa percezione che l'immigrato in se a livello antropologico sia più propenso a cascare in attività criminali - ha detto Lorenzo Franchi di Futuro Aretino che ha portato anche dei numeri per spiegare il fenomeno - questo è strettamente legato al permesso di soggiorno e all'integrazione di queste persone nel sub strato sociale. Anche nella città di Arezzo dove si sono verificati fatti rissosi e attività criminale delle baby gang. Bisogna ripensare il sistema di integrazione nel paese perché i dati ci dicono che gli immigrati arrestati per fatti criminali sono tutti irregolari. Le zero promesse di impiego sociale e lo svalutamento delle capacità lavorative di queste persone è davvero controproducente. Perché un intervento pragmatico e funzionale come la casa delle culture è stato chiuso? Mi chiedo."

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