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Emergenza Covid, il bilancio della Asl: "Ad Arezzo 683 contagi e 49 decessi. Area sud est diga della pandemia"

"Il futuro sarà  segnato da dispositivi di protezione individuale e visiere, dalla sorveglianza degli operatori, dai criteri di separazione e flessibilità" nell'organizzazione degli spazi ospedalieri, dal concetto di multiprofessionalità

 

"Sembra che sia trascorsa una vita intera, in realtà sono passati solo pochi mesi". Simona Dei, direttore sanitario della Asl Toscana Sud Est  con un salto indietro nel tempo ripercorre il periodo in cui l'emergenza sanitaria ha stravolto la vita a cittadini e operatori sanitari, facendo un bilancio su quanto accaduto ad Arezzo. Qui il coronavirus è stato aggressivo, si è diffuso e in 49 casi è stato letale. Ma rispetto ad altre città eAsl  Toscane, ha visto dati più contenuti. Complice la densità abitativa inferiore, la mancanza di grandi strade di comunicazione, la cultura ospedaliera e l'assistenza territoriale diffusa, la pandemia è stata arginata. 
"La Asl Toscana Sud Est - spiega il direttore generale Antonio D'Urso - è stata una diga rispetto alla diffusione del virus. SIcuramente ha contribuito il diverso approccio che c'è in termini di cultura ospedaliera e assistenza territoriale oltre al lavoro intenso del dipartimento di prevenzione svolto per impedire che i focolai si estendessero". 

I dati della pandemia

I dati parlano chiaro: in provincia di Arezzo dal 24 febbraio al 1 di luglio ci sono stati 683 contagi, 1,99 ogni mille abitanti. L'età media dei 49 deceduti è di 87 anni: molti erano ospiti delle rsa di Montevarchi e Bucine. Tra quelle mura il virus ha colpito più duramente. A Montevarchi su 66 ospiti, 47 hanno contratto il virus e di questi 22 sono morti. A Bucine i degenti erano 75, 34 si sono ammalati: per 14 di loro le conseguenze sono stati letali. In quelle strutture anche gli operatori sanitari sono stati contagiati: oltre 50 persone sono risultate positive.

Per quanto riguarda i ricoveri, nella Asl Toscana Sud Est il tasso è stato il più basso della Regione: 46,4 persone ogni 100mila abitanti. In valori assoluti 386 persone in malattie infettive. Ancora più basso il tasso dei ricoveri in Terapia intensiva: 8,5 ogni 100mila abitanti, per un totale di 71 persone.

La percentuale dei guariti ha registrato una situazione migliore della media. In Italia è stata di quasi l’81% e in Toscana dell’85,49%. Nella provincia di Arezzo i guariti sono stati 615 con una percentuale del 90,04 per cento.

In questi mesi ci sono state giornate particolarmente difficili. Come il 4 aprile, quando si è toccato il maggior numero di ricoveri nella bolla covid del San Donato: 55 persone si trovavano in Malattie Infettive e 9 in Terapia Intensiva. Oppure il 14 aprile, quando i casi in carico ad Arezzo toccarono il numero più alto: 475. E ancora, come il 24 aprile, quando in provincia morirono due persone nell'arco di 24 ore. 

Alla data del 31 luglio, la provincia di Arezzo registrava ancora 18 casi positivi. In percentuale il 2,64% contro il 3,69 regionale e il 5,02% nazionale.

Cosa accadrà adesso?

La storia Covid, ovviamente, è tutt'altro che finita.

“Abbiamo valorizzato tutte le competenze e le professionalità accumulate nel  corso degli anni e, contemporaneamente, abbiamo imparato molto – hanno commentato D'Urso e Dei. Il futuro sarà  segnato da dispositivi di protezione individuale e visiere, dalla sorveglianza degli operatori, dai criteri di separazione e flessibilità nell'organizzazione degli spazi ospedalieri, dal concetto di multiprofessionalità. Con i dati forniti oggi voltiamo una pagina ma non chiudiamo certamente una storia. Continueremo a lavorare valorizzando ulteriormente non solo il nostro personale ma anche il rapporto con i cittadini, le comunità locali e i Sindaci che le rappresentano. I risultati positivi sono di tutti e ci spingono ad andare avanti. E lo faremo anche non dimenticando quei pazienti che non ce l'hanno fatta”.

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