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"Prima volta che affrontiamo una pandemia. Spaventa la solitudine", la testimonianza di Danilo Tacconi

"In reparto il personale è molto unito e si sostiene a vicenda. Ce la faremo"

 

Sono giorni difficili e settimane di vero e proprio tour de force per i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari del reparto di Malattie infettive dell'ospedale San Donato di Arezzo. Qui arrivano i malati di Coronavirus che hanno bisogno di un ricovero. Alcuni poi  dovranno ricorrere alla terapia intensiva. Altri invece, nel giro di qualche giorno verranno dimessi. Ma per tutti c'è un elemento che caratterizza la loro degenza: la solitudine.

Pandemia, la prima volta per Arezzo

"Stiamo vivendo qualcosa che non ci era mai capitato nella vita - spiega Danilo Tacconi, dirigente del reparto - . Da medico e da infettivologo avevo studiato i casi di pandemie sui libri, ma mai ne avevo vissuta una fino ad oggi. Posso però dire che la stiamo affrontando con coraggio e determinazione: ne vogliamo uscire bene".

L'impegno quotidiano, la dedizione totale ai pazienti, le ore sottratte alla vita familiare e agli affetti, in questi momento rendono ancora più difficile il compito dei sanitari. Che però non si tirano indietro. 

"Continuiamo a vivere la nostra vita pur dedicando buona parte della giornata al reparto. Assistiamo i pazienti, ma pensiamo anche a organizzare e programmare le attività. In momenti come questo - spiega con Tacconi - è facile abbattersi, ma abbiamo avuto tanti supporti. Siamo forti, siamo un gruppo e ci sosteniamo a vicenda.  Inoltre c'è una grande collaborazione tra professionisti dell'ospedale e con quelli esterni. Siamo uniti per vincere questa battaglia"

La solitudine dei malati

A lasciare sconvolti malati e sanitari è la solitudine alla quale il virus costringe i contagiati. 

"Si tratta di un senso di solitudine che poche altre malattie del passato hanno creato - spiega Tacconi -. E' una situazione che ci sta insegnando qualcosa. Sono sicuro che recupereremo degli ideali che fino a poco tempo fa erano persi".

Dello stesso parere è Erica Tarquini, coordinatrice del personale infermieristico. Lei e i colleghi trascorrono molte ore a fianco dei pazienti, cercando di dare il supporto necessario, anche di fronte ad una realtà fino ad oggi inimmaginabile.

"La cosa più frustrante  - spiega Tarquini - è vedere la solitudine dei nostri pazienti. Di fronte a questo ci sentiamo inadeguati. E' una cosa  molto diversa dalla quotidianità del nostro lavoro. E questo fa male, prova molto il personale. Confortare la gente, far capire come stanno i familiari, è diventato ormai un compito all'ordine del giorno". 

Un compito delicato, delicatissimo, che gli infermieri aretini stanno svolgendo con il grande impegno e sensibilità. 

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