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Coronavirus, calano i ricoveri e Malattie Infettive torna ad accogliere i pazienti no-Covid

Segnali positivi dall'Ospedale San Donato: a piccoli passi la struttura sta tornando alla normalità

"Rinascita". Con una parola il dottor Danilo Tacconi, direttore del reparto di Malattie infettive dell'ospedale San Donato di Arezzo, riassume quell'ondata di emozioni che in queste ore ha investito il personale sanitario in prima linea contro il Covid. Da domani la bolla Covid si "sgonfierà". Sono calati i ricoveri e due reparti, quello diretto da Tacconi e quello di Pneumologia si avviano ad un graduale ritorno alla normalità. 

"Pensare di avere da domani nuovi posti letto di malattie infettive no covid per noi è assolutamente importante - spiega Tacconi -. In questi mesi ci siamo occupati di questi pazienti che non erano ricoverati per il Coronavirus allocandoli in altre aree. Siamo stati supportati da colleghi che si sono prodigati, ma da domani le porte del reparto si riapriranno a questi pazienti e per noi è una conquista, un segnale davvero importante. Perché vuol dire che, pur mantenendo una bolla dedicata ai pazienti covid, il nostro lavoro sta tornando alla normalità".

Ma cosa accadrà da domani? La degenza del reparto di Malattie infettive sarà trasferita al secondo piano del quinto settore, ovvero nella zona, attualmente vuota, che durante i picchi epidemici dello scorso autunno e dell'inizio primavera rappresentava il "polmone di espansione della bolla Covid", essendo in grado di contenere fino ad ulteriori 40 posti letto. Nella corsia ci saranno 12 posti letti no Covid di malattie infettive, ma in via precauzionale ci sarà anche un'area riservata - con 10 posti letto - che potrà essere utilizzata come area aggiuntiva ai 17 posti della bolla Covid al piano zero del sesto settore.

Poi, da lunedì 7 giugno, inizierà la ristrutturazione del primo piano con interventi di manutenzione straordinaria. In progetto la sostituzione dei pavimenti dei corridoi, quella delle porte delle camere di degenza, l'installazione di nuovi spazi filtro in ingresso nelle camere di degenza, l'installazione di nuovi testaletto per garantire la possibilità di gestire al bisogno fino a 16 letti (dei 38 presenti) in regime di degenza subintensiva e infine interventi di carattere impiantistico per ottimizzare la gestione della distribuzione dei gas medicali. La durata dei lavori è prevista per circa 4 settimane.

"Finiti i lavori di ristrutturazione le malattie infettive torneranno al primo piano e presumibilmente al secondo piano torneranno ematologia e gastroenterologia - spiega Antonio D'Urso, dg della Asl -. Questo significa che non si chiude solo un reparto, ma si opera in prospettiva, facendo tutti gli adeguamenti di impiantistica strutturale necessari per ripartire. In questo modo potremo garantire i livelli di comfort e sicurezza ad un reparto che nell'ultimo anno ha lavorato davvero tantissimo".

I lavori interesseranno anche pneumologia: "In questo reparto, al secondo piano del sesto settore - spiega la direttrice del San Donato Barbara Innocenti - sarà possibile riaprire progressivamente la degenza non Covid, partendo con un modulo da 6 posti letto che si aggiunge ai 6 letti già presenti che non erano mai stati chiusi. E questo nel momento in cui saranno stati trasferiti e/o dimessi tutti i ricoverati Covid ospitati in pneumologia".

Barbara Innocenti delinea lo scenario finale: "l'obiettivo è mantenere il piano zero del sesto settore dedicato al Covid, con la speranza che i 17 posti letto siano sempre sufficienti. In ogni caso, la strutturazione delle degenze del primo e secondo piano del sesto settore è tale per cui sarà sempre possibile gestire in maniera flessibile i posti letto, aumentando e riducendo rispettivamente i posti letto covid e no covid in relazione alle esigenze dettate dall'andamento epidemiologico".

Determinante per il ritorno alla normalità la campagna di vaccinazione. 
"L'impatto della vaccinazione è stato determinante, a questo si aggiunge il fatto che siamo di fronte a un virus che ha una sensibilità di topo stagionale, che nei periodi caldi tende ad affievolirsi e a trasmettersi di meno. Ma non ci sono dubbi: già due mesi fa si sono viste le prime riduzioni importanti dei ricoveri delle persone nelle fasce d'età delle persone vaccinate tra gennaio febbraio e marzo. Questo a dimostrazione che l'impatto della vaccinazione non si discute. 

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