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Il terziario malato di Covid. Lapini (Ascom): "Serve senso civico non chiusure"

Arezzo, come il resto della Toscana, da oggi dovrà fare i conti con le nuove direttive anti-Covid. Misure pesanti che penalizzano fortemente piccole realtà imprenditoriali

 

"Il terziario è malato di Covid e per capirlo, purtroppo, non serve alcun tampone". Parole dure e cariche di amarezza quelle della presidente di Confcommercio Toscana e Arezzo, Anna Lapini che, dati alla mano, rappresenta una situazione di enorme e pesante difficoltà per tutte quelle piccole, medie e micro imprese che da oggi dovranno fare i conti con le nuove restrizioni dettate dall'ultimo decreto del presidente del consiglio dei ministri. Una nuova tegola caduta in testa ad un settore che conta migliaia di addetti e che in tutta la Toscana rappresenta il 65 per cento delle realtà produttive.

Come noto, da oggi bar e ristoranti dovranno chiudere entro le 18. Una sorta di lockdown soft, o camuffato come alcuni lo hanno definito, che per molti rappresenta la mazzata finale, il colpo di grazia che gambizza un settore già fortemente provato dalle restrizioni degli scorsi mesi. Ma quella dei ristoratori non è l'unica categoria ad essere stata oggetto di restrizioni. Palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali, cinema, teatri, parchi divertimento dovranno abbassare la serranda ed interrompere la propria attività fino a nuova indicazione.

"Questo significa - sottolinea Anna Lapini - che in molti si troveranno ad affrontare situazioni davvero difficili. Il Covid non si sconfigge con le chiusure ma con la cultura, con una corretta e proficua diffusione di un senso civico che permette a tutti noi di proteggerci e continuare a lavorare. I cassieri dei supermercati, nel momento più critico dell'emergenza sanitaria, ci hanno dimostrato come rispettando le regole e tutelandosi si possa continuare a lavorare in sicurezza. Queste nuove disposizioni invece impartiscono un colpo durissimo dal quale, per tanti colleghi, sarà dura riprendersi. Sono convinta che dobbiamo insistere sul rispetto delle regole e chiedere che tutti le applichino e le facciano proprie a costo di multare e sanzionare chi si ostina a non aderirvi".

Il Covid spazza via la Città del Natale

E tra le mazzate all'economia locale c'è anche quella riguardante l'edizione 2020 della Città del Natale. La manifestazione, ideata cinque anni fa in tandem da Comune di Arezzo e Ascom, quest'anno non si svolgerà. Il centro storico sarà abbellito e animato da delle installazioni luminose ma, di fatto, ha già detto addio ad attrazioni e mercatini. "Una perdita davvero molto significativa - spiega la presidente Lapini - perché come sappiamo bene questo evento rappresentava un importante appuntamento per la città che accoglieva centinaia di visitatori da tutta Italia che riempivano strutture ricettive, negozi e locali. Quest'anno invece non sarà così. Abbiamo dovuto rinunciarvi a causa delle disposizioni anti-Covid. Confidiamo però nel supporto della fondazione InTour e del Comune di Arezzo affinché il periodo natalizio possa ugualmente essere celebrato nel migliore dei modi possibile".

Ristoratori in protesta: tavoli apparecchiati nelle piazze

Domani, mercoledì 28 ottobre, si svolgerà a Firenze ed in altre 17 città italiane una grande manifestazione pacifica, ordinata, silenziosa dei ristoratori e di tutto il mondo della somministrazione. Alle 11,30 si ritroveranno per una iniziativa perfettamente in linea con le attuali disposizioni: stabile, senza cortei, con il corretto distanziamento. Tra i partecipanti anche numerosi aretini che hanno scelto di far sentire la propria voce.“Saranno apparecchiate 16 tovaglie di 3 metri per 3 a terra (“Perché siamo col sedere per terra!”) e tutt’intorno, nella loro uniforme da lavoro, siederanno gli chef dell’associazione italiana cuochi e tutte le variegate professionalità di un mondo esasperato da provvedimenti senza senso. Come l’ultimo, che definiamo una follia - ha spiegato nei giorni passati Franco Marinoni, direttore Ascom Toscana - i ristoranti e i bar hanno ripreso l’attività il 18 maggio. E la curva dei contagi da allora fino a metà settembre è stata sotto controllo. Se da metà settembre ha ripreso improvvisamente a correre, cosa c’entrano le nostre attività? Sono altri i provvedimenti da prendere, ma questo governo non ne è capace e prende le scorciatoie. Ma questa volta il paese si ribella. Noi non ci stiamo".

L'analisi di Confcommercio Toscana

Per la prima volta in dieci anni il terziario toscano vive un brusco stop: l’apertura di nuove attività si è dimezzata rispetto al 2019 (-51%), nel turismo è calata addirittura del 67%. Un dato che porta in negativo il saldo fra nuove imprese e imprese cessate: a metà 2020 ne mancavano all’appello 1.800 rispetto allo stesso periodo del 2019. C’è quindi meno voglia di rischiare entrando in un mercato fortemente compromesso dagli effetti della pandemia, destinato a perdere nella sola Toscana ben 12 miliardi di euro di consumi (-13,8%, peggio della media nazionale che è del -10,9%) anche per il contributo negativo del turismo, che ha fatto segnare un tonfo su base tendenziale (-59% arrivi, -61% presenze). 

È quanto emerge dall’Osservatorio congiunturale sul terziario toscano nel terzo trimestre 2020, curato da Format Research per Confcommercio Toscana. L’indagine è stata presentata oggi (26 ottobre) a Firenze durante la conferenza stampa on line alla quale hanno partecipato la presidente dell’associazione di categoria Anna Lapini, il direttore Franco Marinoni e il presidente di Format Research Pierluigi Ascani

Dai dati si rileva che, mentre le nuove imprese faticano a nascere, quelle esistenti restano col fiato sospeso, soprattutto se operanti nella filiera turistica e nel commercio no food: segnate ancora dal buio dei mesi di chiusura forzata del “lockdown”, hanno vissuto una leggera ripresa nei mesi estivi, non sufficiente però a recuperare quanto perduto. Ora, l’incertezza correlata all’andamento dei contagi da Covid-19 e l’adozione di misure ancora più restrittive hanno rimesso di nuovo in discussione la loro fiducia. 

Le previsioni per i prossimi mesi sono improntate al pessimismo: il 72% degli operatori intervistati ha dichiarato di non essere in grado di reggere un nuovo lockdown. Il 57% si è detto in difficoltà nel rispettare le scadenze fiscali. Non a caso, il primo intervento che le imprese del terziario della Toscana chiedono al nuovo governo regionale riguarda proprio la sfera fiscale, il credito, la finanza agevolata. Anche sul fronte della liquidità, la ripresa è ancora lontana. È cresciuta la quota di imprese che hanno fatto domanda di credito nel periodo compreso tra aprile e settembre (sono state il 42%). E, dopo le difficoltà che hanno caratterizzato i primi mesi, in due casi su tre la risposta degli istituti di credito è stata positiva. In generale, l’introduzione del «DL Liquidità» ha spostato l’attenzione dagli aspetti relativi al costo del credito (giudicato in miglioramento) alle tempistiche di erogazione. 

“Abbiamo davanti mesi durissimi, potenzialmente più preoccupanti di quelli che abbiamo già vissuto durante la prima ondata della pandemia - ammette Pierluigi Ascani, presidente di Format Research - l’accenno di ripresa che si è registrato nel terzo trimestre presso le imprese del terziario della Toscana rischia di essere interamente vanificato dall’incertezza con la quale si sta affrontando il ritorno del virus. Si profila un inverno rigido e le misure che saranno adottate dovranno necessariamente trovare un equilibrio tra la salvaguardia della salute e la difesa dell’economia”

A peggiorare lo scenario, le prospettive occupazionali: già 104mila le assunzioni in meno del terziario rispetto al 2019 (-51% solo nel turismo, per lo più a causa del blocco degli stagionali), ma la situazione è destinata a peggiorare notevolmente quando cesserà il divieto di licenziamento. 

La crisi economica accentua i timori degli imprenditori toscani di rimanere vittima di trame criminali. Il 70% dei commercianti e dei titolari di pubblici esercizi teme l’aumento del fenomeno dell’usura, il 59% i tentativi della malavita di impadronirsi delle aziende. “Sono timori che nascono spesso dal sentirsi soli e abbandonati dalle istituzioni, privi di sostegno e aiuti concreti - sottolinea la presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini - è molto umano sommare paura a paura, ma non possiamo lasciare spazio alla sfiducia. Per questo chiediamo alle istituzioni, locali come nazionali, di fare quanto possibile per non lasciarci soli a scontare sulla nostra pelle, e su quella dei nostri dipendenti, le conseguenze di una crisi certo imprevedibile e inaspettata, ma che dobbiamo affrontare insieme, senza lasciare indietro nessuno. Anche perché in ballo non c’è solo il futuro del terziario, ma anche quello delle nostre città, che prive della rete distributiva e di accoglienza garantita dalle nostre imprese perderebbero la propria anima”.

“Il Covid ha cancellato con un colpo di spugna almeno trenta anni di sviluppo economico, in Toscana come nel resto d’Italia, rimettendo in discussione i modi consueti di fare impresa - ha detto il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni in questi mesi ho visto tanti imprenditori rimboccarsi le maniche per affrontare il nuovo scenario. Molti si sono indebitati per mettere a norma di sicurezza i propri locali, tanti hanno approfittato del momento anche per trovare nuovi modelli di business: c’è chi ha spinto l’innovazione digitale per trovare modi nuovi di stare in contatto con i clienti, fra web e social. Chi ha puntato sulle consegne a domicilio, chi su forme di lavoro agile. Ma i conti non tornano ugualmente perché il mercato è fermo e perfino essere resilienti diventa sempre più difficile. Da qui il nostro appello alla politica e alle istituzioni”.

Le imprese del terziario in Toscana sono oltre 212mila, in pratica il 65% del tessuto imprenditoriale extra-agricolo regionale (costituito da oltre 325mila imprese). 

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