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"Il sogno è di tutti": parola di Menchino Neri. Lo spot dell'Acf Arezzo che celebra la maglia amaranto

L'Arezzo calcio femminile ha realizzato un breve clip per elogiare la maglia amaranto, il calcio femminile e le bellezze di Arezzo

"Il sogno è di tutti", esordisce così lo spot realizzato dall'ufficio stampa dell'Arezzo calcio femminile per rendere omaggio alla maglia amaranto, al calcio femminile e alle bellezze della città di Arezzo. A pronunciare queste parole è Menchino Neri, indimenticabile capitano amaranto che il 9 giugno 1985 segnò con una rovesciata il gol vittoria contro il Campobasso che fece esplodere il Comunale, in quella stessa partita Neri pochi minuti prima sbagliò un calcio di rigore. I tifosi amaranto non hanno mai dimenticato quel gesto, nonostante i 36 anni trascorsi. E adesso quelle emozioni raffiorano grazie alla squadra femminile della città che in questa stagione indossa una maglia molto simile a quella tra le più amate di sempre con lo sponsor "Fibok".

Un video raccontato da Alessandra Ferretti, attuale difensore dell'Arezzo femminile, che spiega il significato di indossare la maglia amaranto e il sogno di molte bambine di giocare al calcio, nonostante le mille difficoltà. 

"Ci pensate a quanto sia importante avere un sogno? È accessibile a tutti. Accessibile. Avete mai pensato a quanto sia importante avere qualcosa, anche solo in testa, che possa portarvi a fare qualcosa in più? Quel passo che forse, da soli, senza quel sogno in questo caso, non avreste mai avuto il coraggio di fare. Ci pensate che siamo istruiti a tutto, a quello che è giusto e a quello che non è giusto fare. Ma ci pensate a quanto un sogno tolga tutte le barriere del “giusto” e “sbagliato” che la società o che noi stessi forse, ci imponiamo? Ci pensate a quanto siamo liberi sognando? E perché allora non togliere le barriere a quello che per anni è stato messo da parte. Il genere? Cosa è il genere? Qualcosa di convenzionale, oseremo dire. Siamo uomo e donna nel genere, sí, questo non possiamo negarlo ne, tantomeno, nasconderlo. Ma ci pensate che se abbiamo un sogno siamo liberi di pensare che questo non abbia un’identità di genere? Ci pensate alle ragazze che giocano a calcio o ai ragazzi che danzano? Quanto sognano queste persone? Queste persone, perché quando parliamo di persone non parliamo di identità, non parliamo di genere. Ci avete pensato mai? Ci domandiamo dunque, se la gioia di una vittoria o il rammarico di una sconfitta cambi sapore in base al genere o, semplicemente, abbia un genere. Ci pensate a quando Menchino Neri ha fatto quella rovesciata che ha fatto alzare in piedi tutti gli aretini nel 1985? E allora vi chiediamo, ci pensate se, nel 2021, fosse una donna a fare quella stessa rovesciata indossando la maglia amaranto e avendo stampato sulla schiena il suo cognome? Ci pensate a quanto valga quella rovesciata per quel goal, per quella ragazza e per la sua squadra? Non cambia mica il valore, la forza, il coraggio con cui una donna entra in campo. Ha la stessa voglia di vincere. Indossa la maglia amaranto, che paura si ha con essa addosso? Ma perché ci sentiamo costretti a doverla tenere per noi quella gioia? Quando siete felici, non avete il desiderio di condividere la vostra felicità con qualcuno? Perché allora, un goal non può far abbracciare famiglie, amici, conoscenti, sconosciuti che tifano la stessa squadra. E, perché le emozioni devono essere contaminate dal genere o dall’idea di genere? Una giocatrice di calcio è libera di esultare tanto quanto un ballerino che ha fatto un’ottima performance. E soprattutto, non deve pensare che la propria gioia sia relegata a sé stessa o al suo team, ma sarebbe bello pensare e credere che, in quel momento ed oggi, in piena pandemia, quella gioia ci avvicini ancora di più. Quella maglia oggi, difficilmente può essere “passata di mano in mano” ma questi sono i momenti in cui la maglia la indossiamo tutti. Ce la passiamo sotto la pelle, la percepiamo come qualcosa di nostro e allora, perché il goal di una ragazza non può essere un goal che abbiamo fatto noi nella vita? Non abbiamo potere sui sogni, pensate alla notte quando neanche vi accorgete di sognare e, invece, sembra proprio che siamo fatti per sognare, anche se non volessimo farlo, un sogno ci guida, ci accompagna, non c’è un tempo preciso per sognare. Ci pensate a quanto valore assuma un gesto che forse, nel 1985, solo gli uomini potevano fare potendo pestare quel manto verde? E allora ci e vi chiediamo, ci pensate a quanti passi avanti abbiamo fatto e a quanto quelle emozioni rimangano le stesse? Credete davvero che se segnasse una donna o un uomo, i brividi che proviamo sulla nostra pelle da tifosi cambino? A questo punto ci chiediamo ancora una cosa. Se dio fosse uomo o donna, la nostra fede cambierebbe? Siete voi che scegliete a cosa credere, a come credere e a quanto credere. Sappiate che nessuno mai vi potrà giudicare. Ognuno di noi crede in qualcosa e, ognuno di noi, sicuramente si sente vivo e libero di farlo. Chi siamo noi per credere che qualcuno creda in qualcosa di sbagliato? Noi, per esempio, crediamo nella forza dell’amaranto e soprattutto, pensate che l’amaranto sia un colore scontato? Sentite il suono della parola mentre la pronunciate. Da piccoli, se vi fermate a pensare un secondo, non è tra i primi colori che ci insegnano a scuola. È come se dovessimo avere un’età per conoscere questo colore, affinché possiamo carpirne tutto il valore. Amaranto è diverso da rosso, come lo è da verde. Amaranto. Sentite che bel suono, sentite che bel sogno, sentite che libertà".

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