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L'omaggio di Luca e Sauro al nonno Silvestro e alle altre vittime della strage di San Severo

Il 14 luglio 1944 ad Arezzo si consumarono due degli eccidi più feroci ed efferati di tutta la storia locale della resistenza. Tra questi c'è quello compiuto a San Severo dove 17 civili vennero massacrati

 

Le urla delle donne squatrarono il silenzio di una notte senza stelle. I bambini, con una disperazione quasi animalesca, piangevano senza prendere fiato mentre i loro padri venivano condotti nel bosco. Quella che viene ricordata come la notte di San Severo è una pagina di storia contemporanea tra le più feroci che Arezzo abbia mai vissuto.

Tra le vittime di quella strage, compiuta nello stesso giorno dell'eccidio di San Polo, c'è Silvestro Lanzi. 48 anni, marito e padre devoto di otto figli. Venne trucidato dai nazisti insieme ad altre 16 persone di cui il più vecchio aveva 67 anni e il più giovane 17. Un dramma indimenticato che Luca e Sauro Lanzi, nipoti di Silvestro nonché componenti della band Casa del Vento, hanno reso immortale nella canzone "Notte di San Severo". In occasione del 25 aprile, festa della Liberazione, i cugini Lanzi hanno voluto rendere omaggio al nonno e alle altre vittime eseguendo il brano di fronte alla lapide commemorativa dove volti e nomi di quegli uomini sono stati incisi sulla dura pietra.

La strage

Una manciata di giorni prima che la città venisse liberata, le truppe tedesche in ritirata commissero alcuni degli eccidi più efferati e violenti di tutto il periodo bellico. Nella mattina del 14 luglio 1944 un gruppo di militari eseguì un rastrellamento salendo da Peneto e dirigendosi nella zona dell'Alpe di Poti per poi terminare a San Severo, un borgo in mezzo al bosco dove all'epoca si trovavano tredici famiglie. In tutto furono arrestati 20 civili accusati di far parte delle bande partigiane o di collaborare con esse. Tre di questi vennero rilasciati mentre gli altri dopo essere stati condotti in mezzo alla boscaglia trovarono la morte colpiti da raffiche di mitraglia. In seguito i corpi furono portati all'interno della chiesa romanica che sorge ancora oggi di fianco al borgo. Qui vennero sotterrati senza casse. Tra i nomi presenti nella lapide posta in memoria dei martiri, l'unico a non avere una foto commemorativa (Pietro Formiello) potrebbe essere stato, secondo le ricerche compiute da Enzo Gradassi - uno dei più autorevoli studiosi della Resistenza nell'Aretino - un ex repubblichino di origini campane.

Uno degli eccidi più cruenti ricordato nel monumento di San Severo

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