Martedì, 22 Giugno 2021

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Lost in dad: la protesta di genitori e bimbi. "La scuola non doveva essere l'ultima a chiudere?"

Al grido di "la nostra casa non è una scuola" famiglie e studenti hanno portato in piazza i disagi per la loro condizione che, tra uno stop and go e l'altro, va avanti da circa un anno

"Protestiamo perché vogliamo dare voce ai bambini che da un anno vivono un inferno". Sotto ai portici di via Roma, questa mattina, genitori e studenti sono scesi in strada. Banchi, quaderni, matite, penne e gli immancabili pc (o tablet) accesi per seguire le lezioni a distanza. Dal 1° marzo il Comune di Arezzo ha disposto l'interruzione delle lezioni in presenza riportando i ragazzi, fatta eccezione per i piccoli degli asili nido e delle materne, di nuovo in dad (didattica a distanza). Una misura, a detta dell'amministrazione, resasi necessaria per prevenire il diffondersi dei contagi in ambito scolastico. Successivamente, altri comune dell'Aretino hanno scelto di intraprendere azioni simili a causa della potente impennata di contagi che, in territori come ad esempio Lucignano, Marciano della Chiana e Castelfranco Piadiscò, ha interessato buona parte della popolazione scolastica. In controtendenza Sansepolcro e Castiglion Fiorentino che, dopo un periodo di dad forzata, hanno riportato gli studenti in classe. Scenario analogo nei grandi centri del Valdarno dove le scuole non sono state chiuse. Ma l'eventuale passaggio in zona rossa o le attese modifiche al Dpcm Draghi potrebbero portare non poche novità e prevedere ulteriori restrizioni. Anche in ambito scolastico. In questo contesto si è inserita la protesta che questa mattina ha coinvolto bambini e genitori i quali al grido di "la nostra casa non è una scuola" hanno portato in piazza i disagi per la loro condizione che, tra uno stop and go e l'altro, va avanti da circa un anno.

"I nostri figli - raccontano Sara, Simona e Valentina - si trovano a vivere un grandissimo disagio. Ogni volta che abbiamo dovuto dire loro che le scuole sarebbero rimaste chiuse ci hanno implorato di fare qualcosa. Noi però non possiamo fare niente se non chiedere con tutte le nostre forze che venga garantito il diritto ad usufruire di un servizio fondamentale per la loro crescita intellettuale e civica. E non possiamo neppure dimenticare che con la dad molti studenti si sono persi. Non tutte le famiglie dispongono di mezzi per sostenere i figli che studiano da casa. Connessioni, pc, tablet non sono a disposizione di tutti. Inoltre, ci sono anche studenti che hanno quasi del tutto abbandonato le lezioni perché persi dietro altri impegni".

In copertina l'intervista completa a Sara, Simona e Valentina.

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