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Pillole di Mumec. L'abbraccio di Scorsese e quel telescopio che fece innamorare Tornatore

Terzo appuntamento con gli approfondimenti che portano alla scoperta del Museo dei Mezzi di Comunicazione di Arezzo

 

Martin Scorsese e Giuseppe Tornatore hanno chiesto il loro aiuto per dare vita, forma e voce a due dei loro capolavori più acclamati. Il grande cinema contemporaneo ha fatto tappa al Museo dei Mezzi di Comunicazione di Arezzo (Mumec). Un passaggio quasi obbligato per chi, come i due giganti del cinema, ha necessità di comprendere qualcosa in più su vecchi marchingegni, strumenti antichi e spettacolari mezzi di comunicazione.

Gangs of New York

Nel 2002 uscì in tutte le sale cinematografiche "Gangs of New York" di Martin Scorsese. Una pellicola molto dura liberamente ispirata al The Gangs of New York: An Informal History of the Underworld, un trattato del 1928 sulle varie bande armate che popolavano il quartiere newyorkese dei Five Points nell'XIX secolo. La pellicola è stata interamente girata negli studi di Cinecittà, a Roma, dove venne allestito un gigantesco set che ricostruiva la New York dell'epoca. Tra gli ambienti del set anche l'immancabile centrale di polizia, luogo dove la narrazione si fa concitata e rocambolesca. È proprio per la ricostruzione di essa che l'aiuto regista di Scorsese e parte degli addetti alla sceneggiatura sono arrivati fino ad Arezzo.

"Anche all'epoca - racconta Fausto Casi, curatore scientifico del Mumec - ero noto per la mia collezione di oggetti tecnologici e scientifici. Per la realizzazione di questo film servivano degli strumenti molto specifici. So che vennero ricercati in mezzo mondo fin tanto che, un giorno, sono arrivati qua ad Arezzo a casa mia".

Per l’allestimento della centrale di polizia erano necessarie cinque stazioni di telegrafia. I macchinari, in funzione nella seconda metà dell'800, dovevano necessariamente presentarsi in buone condizioni in modo tale da risultare verosimili nelle riprese. "Non solo sono riuscito ad esaudire le richieste della produzione - continua Casi - ma quando spiegai che potevo anche metterle in funzione lasciai tutti a bocca aperta. Ricordo benissimo che Scorsese mi saltò al collo felice come un bambino e non mi lasciò più per tutta la durata delle riprese".

La migliore offerta

La migliore offerta è un film del 2013 scritto e diretto da Giuseppe Tornatore, con protagonista Geoffrey Rush nei panni di un richiestissimo battitore d'aste nonché estimatore di opere e pezzi d'arte pregiati. La narrazione si avvale di scenografie dove oggetti di antiquariato e vecchi strumenti la fanno da padrona. In questo senso, proprio in concomitanza con l'avvio delle riprese, il Museo dei Mezzi di Comunicazione di Arezzo venne per così dire saccheggiato di numerosi pezzi. Ciascuno di essi servì all'allestimento dei vari set resi immortali dalla cinepresa di Tornatore. Tra questi ce ne è uno che più di altri ha dato un contributo essenziale alla riuscita del film. Si tratta del telescopio a ritrazione che, nella pellicola, viene presentato come appartenuto a Galileo Galilei.

"Quello - racconta ancora Fausto Casi - fa parte della mia collezione. Si tratta di un pezzo unico e che è stato ispirazione per il nome al film. Durante le riprese sono stati oltre 100 gli oggetti che il nostro museo ha concesso in prestito. Tra questi c'è anche il fonografo che, in una delle ultime scene, viene estratto dall'interno di un automa. Per noi è stato un vero piacere collaborare a questa produzione".

Tra le altre collaborazioni che hanno chiamato in causa il Mumec c'è anche quella del 2007 con la realizzazione della fiction Rai La Baronessa di Carini. Anche in quella circostanza numerosi furono i prestiti concessi. 

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