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Non un dormitorio ma una casa da dove ripartire. Porte aperte per la residenza invernale

Porte aperte per il nuovo spazio in via Fonte Venenziana. Caritas, Comune e Asl forniranno agli ospiti assistenza sanitaria, residenziale e sociale

 

Quello in via Fonte Veneziana è uno spazio semplice, accogliente e ordinato. Un luogo sicuro che offre a chi si trova in difficoltà, il calore di una casa vera. Si avvicina il primo giorno di attività della nuova dimora invernale che da domani, 1° dicembre, darà accoglienza a chi non ha un tetto sotto cui vivere. Dopo l'annuncio della "dismissione" del dormitorio di piazza San Domenico ecco che Caritas, con il supporto del Comune di Arezzo e della Asl, ha dato inizio ad un progetto improntato all'accoglienza e assistenza residenziale.

L'arrivo della stagione invernale, ogni anno, acuisce i problemi di sostegno a quella fascia di popolazione senza fissa dimora che cerca sostegno nelle realtà territoriali. Una attività essenziale per la quale volontari e operatori non hanno mai fatto mancare competenza e disponibilità e che, dallo scorso marzo, si è resa ulteriormente indispensabile. L'arrivo dell'emergenza sanitaria Covid-19 ha imposto una rigida riorganizzazione del servizio e, ovviamente, una rimodulazione degli spazi. Da qui ha preso le mosse il progetto, per altro già nella mente dei professionisti di Caritas, con il quale è stato avviato un percorso che consenta di andare "oltre l’emergenza stagionale" e "offrire una rete di sostegno e ascolto più efficace nel rispetto e per la valorizzazione della dignità delle persone in difficoltà estrema che si avvicinano al servizio".

Tra le novità più significative c'è quella riguardante la sede. In via Fonte Veneziana i volontari hanno sistemato ambienti che in passato erano stati destinati ad altri servizi e che, in parte, erano già stati utilizzati per fini simili durante lo scorso lockdown. Gli ospiti saranno chiamati a rispettare un preciso protocollo sanitario che prevede test sierologico e rispetto delle disposizioni igienico-sanitarie.

Ai volontari e al personale specializzato spetterà poi il compito di accogliere, indirizzare e seguire le persone che faranno richiesta di ospitalità affiancandole in un percorso di inserimento e autonomia. Con loro, tutta la rete solidale di cui fanno parte le associazioni di volontariato, la Croce Rossa, la Misericordia, le pubbliche assistenze, i servizi sociali. Le porte della residenza si apriranno il 1° dicembre prossimo per chiudersi il 5 aprile 2021 e conteranno su altri dodici posti letto che, sommati agli otto già offerti all'interno della dimora San Vincenzo, forniscono risposte a chi vive importanti situazioni di disagio sociale. 

"Questo - ha ricordato l'arcivescovo Riccado Fontana - è uno spazio di libertà. Ogni giorno la nostra Caritas, attiva in tutto il territorio della diocesi, si adopera per tendere una mano a chi ha importanti problematiche da affrontare. Vorrei ricordare, come si evince dall'ultimo rapporto sulle nuove povertà, che il 45% delle richieste di supporto arrivano da aretini. La nostra gente, i nostri fratelli, hanno bisogno del nostro aiuto e noi siamo pronti ad offrirlo".

All'interno della struttura, è stata allestita anche una stanza Covid. "Qui - spiega il direttore della Caritas, don Giuliano Francioli - potranno trovare sistemazione ospiti che potrebbero contrarre il virus. In questo modo cerchiamo di garantire la giusta tutela e privacy per affrontare l'isolamento e la quarantena". 

Il progetto, come detto, vede anche la compartecipazione da parte del Comune di Arezzo. "Noi oggi facciamo una piccola rivolzuone che insieme a don Giuliano abbiamo pensato qualche tempo fa - ha sottolineato il vicesindaco Lucia Tanti - qui si sta insieme, ci si supporta, si cresce e si tenta di trovare il modo di risollevarsi. È un luogo di libertà certo, ma anche di dignità. Questa è una casa dove si sta in maniera divera e da dove si riparte".

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