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Sala gremita per i Negrita: "Grazie Arezzo". La musica, i racconti e il rapporto con la città

Applausi e cori, nell'incontro ravvicinato con la band aretina

 

Un vero e proprio abbraccio tra la band e la sua città. La sala del Circolo Artistico ha faticato a contenere il pubblico accorso per incontrare da vicino i Negrita di ritorno dall'esperienza sanremese che non li ha visti premiati in classifica, ma che ha lanciato alla grande "I ragazzi stanno bene". Emozionati di fronte al pubblico di casa, "fa un certo effetto" ha detto Pau, hanno snocciolato aneddoti e storie. Il racconto degli inizi grazie a locali che davano spazio alle giovani band, poi la svolta, la città che resta stretta, ma che si rivela comoda per chi deve girare l'Italia in lungo e in largo.

"Siamo felici di essere qua" ha ribadito Pau, "perché ogni volta che rientri ti rendi conto di quanto siamo fortunati ad avere la campgana a pochi metri e i capolavori di Piero della Francesca" ha aggiunto Drigo. 

Ma per chi viaggia molto appaiono agli occhi anche alcuni difetti: "E' una città un po' ripiegata su se stessa, non si può fare solo conservazione, si deve guardare al futuro, dovrebbe essere più progressista".

Finito l'Instore tour, partirà il tour invernale nei teatri, concerti acustici, poi quello estivo con tante tappe in giro per l'Italia. E un concerto ad Arezzo? "Siamo venuti qua anche per celebrare i nostri 25 anni e perché è un po' che non ci esibiamo ad Arezzo." Sarà possibile vedervi presto? "Per la verità l'idea c'è, ma dovremo valutare alcune cose". Al Teatro Petrarca? "Per esempio, potrebbe essere, ma la logistica del teatro che ha il suo programma e anche il calendario dei nostri spostamenti devono incontrarsi. Vedremo."

Pau, Drigo e Mac hanno relegato al pubblico momenti emozionanti fatti di racconti, dialogo, fimacopie  e musica, a partire dalle note de I ragazzi stanno bene, per poi passare a Magnolia, Ma ma ma e e poi la chiusura classica dei loro concerti, un beneaugurante "Gioia infinita".

Arrivederci a presto cari Negrita. E se non ci fosse spazio al Petrarca, perché non una tappa estiva all'Anfiteatro?

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