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Pillole di Mumec. Caratteri cuneiformi, pergamene e i primi pc: le mille evoluzioni della scrittura

Uno dei sistemi più efficienti di conservazione della memoria è senza ombra di dubbio la scrittura. Nei secoli l'umanità ha dato forma ad una miriade di invenzioni utili a produrla

 

Se le parole volano, come dice il proverbio, lo scritto rimane. E attraversa i millenni conservando, immutata e inalterata, la primordiale impronta conferitagli dall'autore. Tra le tipologie più durevoli di memoria, la scrittura è senza ombra di dubbio quella più affidabile. Fin dagli albori dei tempi l'uomo ha creato modi per dare forma propria al linguaggio. Andando indietro nei secoli è noto come già gli assiri, gli ittiti e i babilonesi avessero ideato sistemi utili a questo scopo. Un sistema complesso tanto quanto il pensiero umano che consente alle generazioni, una dietro l'altra, di conoscere i propri avi attraverso lo studio della scrittura. 

Il Mumec, Museo dei Mezzi di Comunicazione, di Arezzo si occupa di comprendere meglio quali sono stati gli strumenti che hanno consentito all'umanità di creare e produrre la scrittura. "Il nostro viaggio - spiega la direttrice Valentina Casi - parte da molto lontano. Primi esempi di scrittura sono sicuramente quelli cuneiformi. In questo senso, dalla Fiera Antiquaria di Arezzo, è arrivata al nostro museo un'importante donazione che custiamo gelosamente. Si tratta di una tavoletta di argilla dove sono impressi sulla superficie specifici segni che vanno a comporre delle parole. Una testimonianza unica che vorremmo esporre nel nostro spazio". Ma questo non è il solo tesoro affidato da antiquari e collezionisti alle cure del Mumec. "Custodiamo anche una pergamena del 1395 - continua la direttrice Casi - si tratta di un contratto notarile di grande rilevanza e dall'importante valore storico. È lungo 2,65 metri e per realizzarlo ci sono volute ben 5 pelli intere".

Ma è poi nel 1460, con l'arrivo della macchina di Gutemberg che l'evoluzione della scrittura, e dei mezzi per produrla, assume una nuova piega. Se fino ad allora la parola veniva affidata alla sapiente arte degli ammanuensi, da quel momento sono le macchine a fare il lavoro dell'uomo. "Cambia tutto - spiega Fausto Casi, curatore scientifico della collezione - tutto assume una nuova forma. La prima macchina da scrivere nacque su idea di Giuseppe Ravizza nel 1855. Prese spunto da un antico strumento musicale e diede vita al cembalo scrivano. Di fatto si tratta di un antico avo della macchina da scrivere che arriverà alla fine del 19esimo secolo. Il successivo step è quello segnato dall'ingresso nelle case dei personal computer. Un'invenzione che ha unito al suo interno non solo la scrittura ma, anche, calcolo, video e memoria".

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