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"Lockdown soft". Le aziende in crisi crescono del 40%, Ascom: "Ecco chi ha pagato lo scotto maggiore"

Il quadro della Confcommercio sottolinea come alcune categorie - ristoranti, palestre e cinema - si trovino ad affrontare una situazione pressoché drammatica

 

Quella della pizzeria Blunotte è solo una delle tante storie figlie dell'era Covid. Una realtà di provincia, attiva nel settore della ristorazione da 13 anni che, a causa delle ultime direttive del governo, ha alzato bandiera bianca. "Basta, non ce la facciamo più ad andare avanti, non abbiamo la forza di lottare".

La chiusura forzata di bar, pub e ristoranti alle 18 è soltanto l'ultimo atto di una serie di misure che hanno colpito duramente un tessuto imprenditoriale fatto di tante micro realtà come quello aretino. Una direttiva che, neanche a dirlo, avrà come conseguenza quella di lasciare dietro di sé numerosi feriti a terra molti dei quali, i più fragili, non riusciranno a rialzarsi. Ed è di fronte a questo dramma, dove a parlare sono le cifre, che si inseriscono storie di commercianti, imprenditori, professionisti del fitness e dello spettacolo che rischiano di non riuscire più a riprendersi.

Secondo una recente indagine presentata dalla Confcommercio, per la prima volta in dieci anni il terziario toscano assiste ad un dimezzamento dell’apertura di nuove attività (-51% rispetto al 2019) percentuale che nel turismo scende ulteriormente del arrivando a toccare il 67%. Un dato che porta in negativo il saldo fra nuove imprese e imprese cessate: a metà 2020 ne mancavano all’appello 1.800 rispetto allo stesso periodo del 2019. C’è quindi meno voglia di rischiare entrando in un mercato fortemente compromesso dagli effetti della pandemia, destinato a perdere nella sola Toscana ben 12 miliardi di euro di consumi (-13,8%, peggio della media nazionale che è del -10,9%) anche per il contributo negativo del turismo, che ha fatto segnare un tonfo su base tendenziale (-59% arrivi, -61% presenze).  

"È chiaro che la chiusura alle 18 provoca una serie di ricadute molto significative - sottolinea Catiuscia Fei, vice direttore Confcommercio Arezzo - i più colpiti saranno sicuramente bar e ristoranti ma prevediamo, sebbene ancora sia presto per fornire dati certi, che ci sarà un ulteriore 30/40 per cento di situazioni a rischio che potrebbero concretizzarsi sia in chiusure che in ridimensionamenti provocando una grossa crisi del settore. Indubbiamente quelle aziende che nei 75 giorni di lockdown erano entrate in difficoltà difficilmente riusciranno a farcela adesso. A fine anno quando faremo la stima definitiva della natalità e mortalità delle nostre imprese purtroppo, avremo dei dati davvero molto negativi. Chiusure come quella annunciata di Blunotte sono situazioni che fanno riflettere perché emblematiche di una condizione che riguarda molti presìdi del nostro territorio. Dispiace assistere a tutto questo perché il settore della ristorazione era stato molto attento a rispettare e adeguarsi a tutte le normative e protocolli anti Covid. Loro, insieme alle palestre, centri sportivi, cinema e teatri hanno pagato lo scotto di una situazione generale che va a colpire quelli che vengono definiti settori secondari ma, mi chiedo, quali sono i primari? Chi stabilisce il parametro di valutazione?"

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