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Restyling da 25 milioni di euro per il San Donato. Più posti letto per la possibile seconda ondata

Il direttore D'Urso presenta il piano che andrà a interessare la terapia intensiva e non solo, anche in caso di una seconda ondata

 

Un progetto da 25-30 milioni di euro per il restyling del San Donato. E' il direttore generale dell'Asl Toscana sud est, Antonio D'Urso, ad illustrare per punti il nuovo corso dell'ospedale cittadino. Dopo il ritorno del robot Da Vinci e la ripresa dell'attività chirurgica, adesso l'attenzione si sposta sul futuro della struttura, ma non solo, precisando il rapporto tra sanità pubblica e privata.

"Stiamo parlando di sanità territoriale, non solo del San Donato, ma di tutta la provincia - spiega D'Urso che subito dopo aggiunge - sia chiaro che la sanità toscana e quella aretina non sono in vendita. Il privato accreditato è una struttura parallela, ciò significa che è integrativo e non sostitutivo. E' il San Donato a dettare i tempi".

Due aspetti che fanno da preludio al terzo punto illustrato da D'Urso e cioè gli interventi che permetteranno all'ospedale cttadino di poter fronteggiare una possibile seconda ondata Covid o comunque una nuova emergenza sanitaria.

"Non possiamo permetterci in caso di un nuovo lockdown, di una seconda ondata, quello che abbiamo vissuto anche se il San Donato ha risposto benissimo - precisa D'Urso - il diritto alla salute è sia per chi ha contratto l'infenzione che per chi ha altre patologie. E' su questo principio che si basa la ristrutturazione del San Donato che compoterà modifiche strutturali".

Ad essere interessati maggiormente sono i reparti di malattie infettive, la terapia intensiva e subintensiva.

"Il piano terra di malattie infettive sarà una risorsa in termini di posti letto, così come il piano terra della palazzina che ospita la terapia intensiva. Poi dovremo trovare posto agli uffici che attualmente si trovano lì. Si tratta di investimenti importanti ma necessari che grazie al decreto emanato dal Governo potranno essere realizzati. Sappiamo poi che sono presenti problemi strutturali alla torre 1 o al condizionamento. Così come i posti letto dell'hospice che non sono sufficienti e che vogliamo aumentare".

D'Urso precisa che il cambio di alcune sedi non significa in alcun modo il trasferimento in altre strutture di reparti.

"Questo è impossibile perché tutti i reparti del San Donato sono basilari per la sua attività".

Un progetto ambizioso, ma che ha la possibilità di vedere la luce sia per la struttura dell'ospedale, che si estende orizzontalmente, sia per le risorse messe in cantiere dal Governo. Alla base di tutto però ci dovrà essere il confronto con medici e infermieri, così come il Calcit. Vale a dire tutti gli attori della sanità aretina che adesso vogliono apportare quelle modifiche ritenute indispensabili anche alla luce dell’emergenza Covid-19.

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